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Augusta, l’Officina teatrale sa far ridere con “Tre pecore viziose”

AUGUSTA – Di questi tempi l’arte di far ridere consiste, di solito, nella satira politica, anche se non tutti i comici sono bravi in quest’esercizio. Per poter ridere di gusto, in modo, diciamo così, liberatorio, senza troppe elucubrazioni, si può vedere un film-panettone al cinema o davanti alla tv o andare a teatro e godersi una commedia brillante, magari dichiaratamente farsesca, una commedia scacciapensieri. Del resto, il vecchio motto “il riso fa buon sangue” ha un fondamento scientifico.

Da questo punto di vista, è stato quasi un toccasana andare, la scorsa domenica sera, al teatro di “Città della notte”, per gustarsi – è il caso di dirlo – un elisir tutto salute con la farsa “Tre pecore viziose” di Eduardo Scarpetta, il celebre attore e commediografo napoletano dell’Ottocento, inventore del personaggio di Felice Sciosciammocca, maschera dell’effervescente teatro partenopeo, e capostipite della schiatta di teatranti e artisti Scarpetta-De Filippo-Murolo, giacché Scarpetta tradì la moglie legittima, con cui ebbe due figli, con tre altre donne, da cui ebbe altri figli, fra cui il celebre trio Eduardo, Peppino e Titina e Filippo, che portarono il cognome della madre. Scarpetta, a sua volta, fu tradito dalla moglie, Rosa De Filippo, che, stando alle cronache, ebbe una relazione addirittura con il primo re d’Italia, Vittorio Emanuele II. Uno dei due figli di Eduardo, Domenico, che porta il cognome di Scarpetta, sarebbe stato il frutto della relazione di Rosa con il Savoia.

Possiamo, dunque, ben dire che, in fatto di corna, Eduardo ne sapeva più di tutti a quell’epoca. Perciò, gli venne spontaneo scrivere una commedia, “Tre pecore viziose”, appunto, basata proprio sull’esercizio delle corna: esercizio che suscita sempre il riso, soprattutto se gli interpreti sanno rendere i loro personaggi con opportuni frizzi e lazzi di un repertorio che attinge alla commedia dell’arte.

A “Città della notte”, la compagnia augustana “Officina teatrale” guidata da Attilio Piazza ha messo in scena la commedia scarpettiana, dopo aver curato la traduzione e l’adattamento in siciliano, senza tradire l’impianto narrativo e scenografico previsto dall’autore.

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Pur essendo una commedia in tre atti, con due cambi di scena, il pubblico non ha dimostrato cenni di cedimento. Anzi, ha applaudito molto a scena aperta, tributando un lungo applauso a tutto il cast: Mariagrazia Coco (regista della pièce con Attilio Piazza), spassosissima Beatrice, lo stesso Attilio Piazza, Fortunato, Rosario Ragusa, Camillo, Enzo Luglio, Felice, con Sofia Morello, Alessia Piazza, Mariacristina Aleo, Giuseppe Tringali, Sebastiano Giardina, Anna Scozzari, Pina Failla, Rita Ranno, Emilio Colella, Salvo Vacirca; tutti collaborati da Stefano Iannello, luci e audio, da Anna e Rita Nuciforo, trucco e parrucco, e da Mirko Birritteri, Graziano Cavallino, Mina Vattiata e Aldo Sirna.


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