Augusta si ferma per l’ultimo saluto a Lorenzo Belfiore. La testimonianza degli amici
AUGUSTA – Una folla imponente ha preso parte, questa mattina, alle esequie di Lorenzo Belfiore, l’imprenditore augustano di 42 anni scomparso domenica mattina in seguito a un incidente autonomo in moto.
La cerimonia funebre si è svolta nella chiesa di Santa Lucia, gremita in ogni ordine di posti, mentre all’esterno, lungo viale Italia, nel cuore della Borgata, un’altra moltitudine di persone si è raccolta per testimoniare la vicinanza alla famiglia. Una partecipazione che ha restituito la misura dell’impatto umano e sociale che Belfiore aveva nella comunità cittadina, tant’è che l’associazione che riunisce i commercianti della Borgata aveva preannunciato la chiusura delle serrande durante le esequie, “in segno di profondo rispetto“.
Durante l’omelia, il parroco don Angelo Saraceno ha richiamato i valori della responsabilità, della famiglia e dell’impegno quotidiano, invitando a custodire la memoria di Lorenzo non solo nel dolore ma nella continuità degli affetti.
All’uscita del feretro, le note di Non è tempo per noi di Ligabue hanno accompagnato il silenzio composto dei presenti. Un momento di forte partecipazione collettiva, segnato anche dal rombo delle moto, omaggio delle tante realtà sportive e amicali di cui Belfiore faceva parte.
Diversi i riferimenti, nel corso della cerimonia, alle sue passioni sportive e al suo impegno professionale, così come il pensiero costante rivolto alla moglie Martina e al piccolo Michele.
In chiesa, tra gli interventi commossi, è stata letta pubblicamente una lettera testimonianza di affetto e ricordo, attribuita agli “amici di infanzia“, che ripercorre radicate amicizie e tratteggia il profilo umano di Lorenzo Belfiore, al di là dei ruoli e delle etichette. Di seguito pubblichiamo il testo, pervenuto alla Redazione, nel rispetto del dolore dei familiari.
“Ciao Lore.
Siamo qui oggi con il cuore a pezzi e, prima di ogni altra parola, sentiamo il dovere di dire grazie alla tua famiglia. Grazie per averci accolto, per averci permesso di esservi accanto in un momento di dolore così grande e intimo. Grazie soprattutto per averci dato la possibilità di salutarti qui, nella chiesa di Santa Lucia.
Per noi questo luogo non è solo una scelta: è il punto da cui è partita la nostra amicizia, lunga oltre trent’anni. È qui che tutto è iniziato, ed è qui che oggi ci ritroviamo uniti, stringendoci gli uni agli altri, per darti l’ultimo saluto.
Guarda quanta gente c’è oggi per te: questa chiesa è piena in ogni angolo, ed è la dimostrazione più limpida di quanto hai seminato. Tutta la città di Augusta oggi è stretta nel dolore della tua famiglia, unita nel ricordo di un uomo che ha saputo farsi voler bene e rispettare da tutti.
A 42 anni non si dovrebbe scrivere un addio, si dovrebbero programmare le prossime vacanze o l’ennesima cena fuori. Invece, un istante sulla strada ha deciso diversamente, lasciandoci addosso un silenzio che fa rumore. Tra noi amici lo sapevamo da sempre: eri sempre il più bravo. Non importava quale fosse la sfida, tu eri il più forte, il più tenace. Con te vicino avremmo affrontato ogni battaglia, perché avevi quel dono raro di farci sentire sempre al sicuro.
Ricordiamo ancora quando hai iniziato in quella baracca di alluminio, con le mani sporche di grasso a lavorare sui motorini. Già allora si vedeva che avevi una marcia in più.
Da lì sei passato ai motori più grandi, al mare, alle barche e alle moto d’acqua, che non erano solo lavoro ma una vera estensione del tuo carattere: potenza, controllo, rispetto e libertà. Avevi quella visione che ti ha portato, passo dopo passo, a diventare lo stimato imprenditore nel campo della nautica che sei oggi.
Si diceva spesso che trasformavi in oro tutto quello che toccavi, ed è vero: ogni tua sfida diventava un successo, ogni progetto prendeva forma sotto le tue mani. Ma la tua forza non era solo nei motori.
Era anche nella palestra, tra il ferro, il sudore e la disciplina. Lì scaricavi la tensione, costruivi il tuo fisico e, come sempre, davi l’esempio: costanza, sacrificio, testa bassa e avanti. Per te allenarsi non era apparire, era prepararsi, essere pronti alla vita come alle sfide.
Amavi vivere la vita e la vivevi ogni giorno, con un’intensità che pochi hanno. Non aspettavi il domani, tu la vita la prendevi a morsi.
E poi c’era il fango, la polvere, i salti: il motocross era la tua anima. Amavi le due ruote e quella libertà che solo il vento in faccia sa darti. Fa male pensare che proprio tu, che sapevi domare ogni motore, in mare come su terra, che conoscevi la velocità e il controllo, te ne sia andato così, all’improvviso, lasciando un vuoto che fatichiamo ad accettare. È un destino che non riusciamo ad accettare, ma che non cancella nulla della grinta e del coraggio che ci hai sempre dimostrato.
Ma oltre all’uomo forte, all’imprenditore, allo sportivo instancabile, per noi eri semplicemente Puddisino. Quel soprannome racchiude tutto il nostro affetto, le risate e i momenti in cui la tua bravura lasciava spazio alla tua immensa umanità. Eri la persona su cui si poteva sempre contare, energia pura che trasformava una giornata qualunque in un ricordo prezioso.
C’è un numero che da oggi per noi ha un significato ancora più profondo: il 21. Si dice che 21 grammi sia il peso dell’anima, ciò che resta quando il corpo si ferma ma l’essenza continua il suo viaggio. Per noi il 21 è questo: la prova che non te ne sei davvero andato. È il simbolo di ciò che resta unito anche quando tutto sembra spezzarsi, di due che diventano uno, come l’amicizia vera e i legami che non si sciolgono nemmeno davanti all’assenza. È un numero che parla di passaggio, di forza, di un cammino che non si interrompe ma cambia direzione. In quei 21 grammi ci sei tu, con la tua energia, il tuo coraggio e tutto quello che continui a essere nei nostri gesti, nei nostri ricordi e nel modo in cui cercheremo di vivere.
Ora ti chiediamo un’ultima cosa: proteggi da lassù tuo figlio Michele e la tua amata Martina. Sappi che noi non li lasceremo soli: per loro noi ci saremo sempre, pronti a raccontare a Michele quanto fosse speciale, coraggioso e “tosto” il suo papà, uno che sapeva stare in mare, in palestra, sulla moto e soprattutto nella vita, e a sostenere Martina con la stessa forza che tu mettevi in ogni cosa.
Fai buon viaggio, Puddisino. Continua a guidarci con quel sorriso complice. Non ti dimenticheremo mai“.
(Nella foto di copertina: Lorenzo Belfiore, 2024)





















