News

Da Augusta alle Hawaii, la ricerca sostenibile di Elia Bruno

AUGUSTA – L’interesse che ho per la vita e le vite, mi porta a una continua ricerca di storie lontane e vicine. Quella di cui scrivo è una storia di vita lontana da qui ma vicina a noi. Vicina perché Elia Bruno è augustano, e ci parlerà di una parte della sua vita. Qualcuno di voi lo conosce già, ma qualcun altro ancora no.

Elia è un giovane che, come altri, è partito per i suoi studi all’estero grazie a una borsa di studio col progetto Intercultura ma con un particolare non indifferente: destinazione Hawaii, il famoso arcipelago vulcanico che si trova nel “Pacifico”. Noto per essere un paradiso terrestre e patria del surf, ma non solo.

Data la distanza, ho contattato Elia via social (un mezzo non convenzionale ma, di questi tempi, molto efficace) e mi ha risposto con gentilezza pur essendo oberato d’impegni ed esami che lo porteranno, a breve, al conseguimento della sua laurea.

Elia Bruno, classe 1994. Raccontaci un po’ chi sei e come sei finito alle Hawaii.

inserzioni

Sono uno studente italiano, attivista ambientale e imprenditore sociale che ama scoprire i molteplici aspetti del rapporto tra il pianeta Terra e i suoi abitanti. Usando il mio background scientifico, le capacità di leadership e un approccio multidisciplinare sulla sostenibilità, cerco nuovi metodi per lo sviluppo umano e dell’ambiente, facendoli interagire in maniera reciprocamente vantaggiosa.

Da Augusta alle Hawaii, come ci sei arrivato?

Abituato a viaggiare sin da piccolo, sono sempre rimasto sorpreso da come, il tentativo di esplorare e capire nuove culture e territori oltre i confini, ti porta a scoprire te stesso e il tuo modo di interpretare il mondo. Quando sono stato introdotto da mia madre a Intercultura, ho saputo da subito che l’opportunità di studiare un anno all’estero mi avrebbe insegnato tantissimo e avrebbe accelerato la mia crescita personale.

Essere finito alle Hawaii è stato, se vogliamo dirlo, un puro colpo di fortuna. Ma se dopo cinque anni mi trovo ancora qui, ad un passo dalla laurea, e fondatore di un’impresa no-profit, è il risultato del mio costante impegno e tanta determinazione. Come disse Seneca: “La fortuna è ciò che accade quando la preparazione incontra l’opportunità”.

Sei partito per un solo anno, le Hawaii sono belle e questo è un dato di fatto, ma cosa ti ha portato alla scelta di rimanere, percorrere la strada che ti ha condotto alla laurea e a questo progetto che ha messo in fermento i media statunitensi e, ora, quelli europei?

Il mio approccio all’esperienza era caratterizzato da una mentalità molto aperta ed una mancanza di aspettative. Fu dopo la mia immersione nella cultura locale che iniziai a sentire come se il destino mi avesse portato nella mia comunità di appartenenza. Lo spirito e la mentalità del luogo si basano principalmente sul vero valore dei rapporti sociali, il rispetto e la cura per l’ambiente locale e globale. Qui alle Hawaii, è del tutto normale trattare e aiutare un estraneo come se fosse un membro della propria famiglia (Ohana, in hawaiiano). Inoltre, vi è tantissima consapevolezza dell’impatto che ognuno ha sull’ambiente, e gran parte della popolazione cerca sempre i modi per ridurre i danni provocati alla Terra.

So che il tuo corso di laurea è puntato proprio sull’ambiente, in che modo?

La mia laurea in “Sostenibilità” mira allo studio dei problemi globali da diversi punti di vista. Per esempio, analizzo problemi relativi al cambiamento climatico, non solo sotto il profilo scientifico, ma anche economico, politico, e sociale. Certe questioni potrebbero mettere in subbuglio tantissimi sistemi sociali, ed è importante riuscire a capirle in una maniera olistica, e non con punti di vista ristretti.

E ora, parlaci un po’ della tua impresa: come e quando ha origine?

Nel 2016 ho fondato un’attività chiamata HNL Tool Library, che mostra come una piccola e semplice iniziativa possa comportare grandi benefici per la comunità, all’ambiente e all’economia locale. Questa iniziativa, insieme ad Airbnb e Uber, fa parte del movimento della Sharing Economy. Un movimento che conferisce grande valore alla condivisione, con lo scopo di aumentare la ricchezza collettiva riducendo sprechi e danni ambientali.

In poche parole, HNL Tool Library ospita un inventario completo di attrezzi da lavoro, i quali vengono condivisi dai membri della comunità. Invece di comprare attrezzi che verranno usati raramente, che accumuleranno polvere in garage e ripostigli, un membro di HNL Tool Library può semplicemente prenderlo in prestito dal nostro inventario. Quest’ultimo cresce di giorno in giorno grazie alle donazioni di membri della comunità, i quali sono in possesso di attrezzature che raramente vengono utilizzate. Ciò permette alle persone, non solo di risparmiare soldi ma, di ridurre gli sprechi, l’inquinamento e la confusione inutile in casa.

Inoltre, alla HNL Tool Library offriamo workshop e veri e propri corsi per reintrodurre pratiche e abilità manuali che, soprattutto nelle nuove generazioni, diventano sempre più rare. Per esempio, insegniamo ai nostri membri come effettuare riparazioni e ristrutturazioni casalinghe, ad intervenire sulla propria auto, costruire usando il legno, e molto altro.

Pensi che questa impresa possa darti un bagaglio di esperienza da investire in nuovi progetti?

Senza dubbio. Mentre l’HNL Tool Library cresce, con l’aiuto di dipendenti e volontari, sto già utilizzando le mie esperienze per lavorare su piani futuri e iniziative ancora più grandi.

Prima di salutare i nostri lettori, ti piacerebbe sviluppare un progetto per migliorarne la qualità ambientale e di vita per i tuoi concittadini? Tra i tuoi programmi, c’è un ritorno in patria?

Senza dubbio! Sarei felice di contribuire, per quanto posso, a uno sviluppo sostenibile ad Augusta e in Italia. Per quanto riguarda il mio ritorno in patria, non ho ancora pianificato nulla, ma nella vita non si sa mai!

Con queste parole e il suo sorriso pieno di speranza, Elia ci ha salutati. La sua? Un’idea semplice, sostenibile, che mira alla condivisione e al benessere comune. Un sogno ma non un’utopia.

Marcello Marino


scuolaopenday
In alto