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Granchio blu e “aranciu miricanu” ad Augusta: facciamo chiarezza

AUGUSTA – Al clamore mediatico sulla recente invasione del granchio blu lungo i litorali adriatici veneto e romagnolo, è subito tornata alla memoria l’apparizione, mezzo secolo fa, nel porto Megarese del granchio americano, noto in siciliano come “aranciu miricanu”. Mentre in questi giorni l’ultimo arrivato viene esposto sui banchi delle pescherie locali, è bene cominciare a precisare che si tratta di due specie diverse, con una recente scoperta però che favorisce la confusione.

Abbiamo interpellato il biologo marino augustano Domenico Catalano, che nel suo curriculum accademico può vantare un dottorato di ricerca in Biologia evoluzionistica proprio sui crostacei decapodi. Va premesso che, per orientarsi, bisogna usare i nomi scientifici delle rispettive specie, certamente meno mediatici.

Il granchio blu attualmente infestante, oggetto della campagna di comunicazione ministeriale, è il Callinectes sapidus, originario delle coste atlantiche americane, “specie localizzata soprattutto nel mar Adriatico – sottolinea il biologo marino – e che ad Augusta non c’è mai stata“.

Mentre il granchio americano è il Portunus pelagicus, che è anche stato chiamato granchio blu in base alla colorazione delle chele di certi esemplari, ma che si distingue per la “presenza di alcune piccolissime strutture sulle zampe, una sorta di spine, e sulla diversa forma dell’addome negli esemplari maschi“.

Come noto, il granchio americano “con molta probabilità, arrivò in fase larvale nelle acque di zavorra delle petroliere – conferma Catalano – che negli anni sessanta davano fonda nel porto di Augusta provenendo dall’Oceano Indiano e lì venivano scaricati con le acque di zavorra“. “Questo granchio trovò nei bassi fondali a sabbia e Caulerpa (un’alga, ndr) del porto Megarese il suo habitat ideale – aggiunge – e iniziò rapidamente a proliferare, diventando una presenza comune sia in pescheria, che nelle tavole degli augustani“.

Furono i ricercatori che segnalarono la specie aliena ad Augusta (Ghisotti e Torchio) nel 1966 e nel 1967 a sbagliare la prima classificazione, “identificandola erroneamente come granchio blu“, per poi rettificare alcuni anni dopo.

Il Portunus pelagicus “fino a pochi anni fa era esclusivo della Rada di Augusta in Italia e di Porto Said in Egitto“. Per la cronaca, dopo l’apparizione nella rada nel ’66, scomparve, misteriosamente e improvvisamente, all’inizio degli anni ottanta. Riapparve nei fondali del porto di Augusta nei primi anni 2000 ed è attualmente presente.

Anche sull’assenza ventennale da Augusta, il biologo marino prova a chiarire la vicenda. “Le cause della scomparsa non sono chiare: la voce di popolo parla di un avvelenamento ad hoc da parte dei tecnici della Raffineria Rasiom in quanto i granchi ne intasavano le bocche di scambio con il mare. Più verosimilmente – riferisce Catalano – le cause della scomparsa sono da imputare all’overfishing e alla presenza di uno o più inverni “freddi”: l’abbassamento di temperatura dell’acqua anche di soli 1-2 gradi, impedisce, infatti, alla specie di riprodursi“.

Granchio blu Portunus segnis, studio Cnr-Irbim di Ancona, 2023

Per estendere il quadro, è stato reso noto, in un comunicato del Cnr dello scorso agosto, che un team di ricerca dell’Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim) di Ancona ha “dimostrato la presenza nel mar Adriatico di una seconda specie di granchio blu, il Portunus segnis, originario del Mar Rosso e dell’Oceano Indiano occidentale”. Questa seconda specie, come ci conferma Catalano, coincide nel genere con il Portunus pelagicus osservato già mezzo secolo fa ad Augusta. “Considerate le caratteristiche ecologiche del granchio blu del Mar Rosso (Portunus segnis, ndr) e il suo range di tolleranza termica, pensiamo – rassicura nel comunicato uno degli autori dello studio che il nord Adriatico non sia ancora un ecosistema ospitale per questa specie e questo dovrebbe al momento scongiurare il rischio di una doppia invasione di granchi blu in Adriatico“.

(Nel collage di copertina: a sinistra un Callinectes sapidus nella foto di G. Stasolla; a destra un Portunus pelagicus nell’immagine di K.M. Geba. Fonte: researchgate.net)


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