Politica

Ispezione dei parlamentari 5 Stelle alla tendopoli, sindaco Di Pietro: “No all’hotspot”

AUGUSTA – Si sono accesi ieri i riflettori sul porto commerciale di Augusta, ancora una volta dopo le vicende legate al riordino delle autorità portuali ma in questi ultimi giorni è tornato a tenere banco il tema degli sbarchi di migranti e del previsto hotspot, ovvero del paventato centro di identificazione permanente.

Il sindaco pentastellato Cettina Di Pietro, già apertamente schierata come l’intero Consiglio comunale contro la realizzazione della struttura, ha guidato per una visita ispettiva una delegazione di parlamentari del Movimento 5 stelle, tra cui Marialucia Lorefice e Giuseppe Brescia, membri della Commissione d’inchiesta sul sistema d’accoglienza per i migranti, Luca Frusone e Gianluca Rizzo della Commissione Difesa e Maria Marzana della Commissione Cultura, con la stampa nazionale al seguito.

Il Sindaco ha espresso nuovamente la posizione sancita dalla mozione unitaria approvata lo scorso ottobre dall’Aula consiliare e manifestato la contrarietà alla realizzazione di un hotspot all’interno non solo del porto commerciale ma dell’intero territorio comunale. “Ad Augusta non esistono le strutture idonee, nonostante ciò all’interno del porto esiste questa sorta di attendamento, creando di fatto un centro di prima accoglienza“, ha illustrato.

Poi ha proseguito: “Nel mese di gennaio abbiamo avuto circa 800 migranti sbarcati; i giornali non ne parlano, e gli sbarchi avvengono nel silenzio più totale; altrove, dove non esistono centri di prima accoglienza, i migranti sbarcano, fanno i controlli e poi vanno via”. Una situazione che, come noto, vedrebbe aggiungersi l’attuale previsione della realizzazione di un hotspot addirittura all’interno del porto commerciale, con possibili ripercussioni negative sotto gli aspetti dello sviluppo economico della Città e della sicurezza dei cittadini.

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Il sindaco Di Pietro ha infine evidenziato ciò che ritiene una contraddizione: “Come si fa a individuare in un porto “core”, scelto come sede di Autorità di sistema portuale, un hotspot per migranti? Le difficoltà sono tutte addossate al Comune, che è anche in dissesto”. Ha spiegato che, seppure il Ministero dell’Interno prevede dei rimborsi, questi non vengono erogati tempestivamente.

Allo stato attuale, il Comune di Augusta per la “emergenza sbarchi” avrebbe speso circa 500 mila euro, ricevendo un rimborso pari soltanto alla metà della somma, “nonostante i solleciti“, aggiunge il Sindaco. Non viene esclusa la realizzazione di piccoli centri di accoglienza, eventualmente “diffusi“, ma solo per le esigenze relative all’accoglienza dei migranti minori non accompagnati di cui la legge impone la gestione ai Comuni di approdo.

Sulla delicata vicenda “hotspot sì, hotspot no”, l’accusa politica rivolta dal Movimento 5 stelle al ministro dell’Interno Alfano è di aver messo in atto sul previsto hotspot di Augusta un’azione confliggente perfino con il collega di governo Delrio, che sarebbe contrario.

Anche il commissario dell’Autorità portuale Alberto Cozzo ha definito l’attendamento esistente a ridosso delle banchine commerciali “un problema”. A riguardo, è stato evidenziato che, secondo quanto stabilito dalla legge 84 del ’94 di “riordino della legislazione in materia portuale”, non sarebbe prevista l’amministrazione di spazi da dedicare all’accoglienza. “Il nostro Ministero ci ha chiesto di scrivere un parere per il nulla osta per l’allocazione dell’hotspot, che in maniera univoca il Comitato portuale ha negato”, è stato il chiarimento di Cozzo.

La questione resta aperta, in bilico tra gli investimenti milionari che sono stanziati per lo sviluppo del porto commerciale di Augusta e il presunto impasse romano sull’hotspot per migranti tra le diverse materie di competenza rispettivamente dei ministri Alfano e Delrio.

Cecilia Casole


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