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Megara Hyblaea, l’ennesima “vergogna nazionale”

Il Blog su beni culturali e arte Il Corbaccio di Carlo Veca per La Gazzetta Augustana.it

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Segnaletica quasi inesistente, olezzo a volte nauseabondo, foresta di piante infestanti, muri smottati, tabelloni divelti o arrostiti dal sole, buche da cacciatori di tesori che la notte si moltiplicano senza freno. Questo è il quadro che emerge al visitatore di una delle colonie greche più importanti della Sicilia orientale, avventurandosi in un territorio marcato da ciminiere, cave e discariche.

Eppure, non sono bastate neanche le parole di Tucidide a smuovere gli animi e mobilitare in modo costante amministrazioni o enti pubblici, studiosi e persone alla riscoperta di un sito archeologico di straordinaria importanza. Sembra quasi che le difficoltà incontrate già al tempo della sua fondazione nell’VIII secolo a.C., continuino ancora oggi, e che alla mancanza di territorio e alla presenza ingombrante delle greche Siracusa e Leontini si siano sostituiti complessi industriali, incuria e indifferenza.

Abitato sin dal Neolitico, l’importanza del luogo è data soprattutto dal fatto che Megara Hyblaea rappresenta attualmente uno dei più antichi e unici esempi di impianto urbanistico per una città, risalenti al VI secolo a.C., con spazi pubblici e privati perfettamente stabiliti sin dalla sua fondazione. Oggi purtroppo riversa in uno stato di degrado diffuso.

Megara Hyblaea è una statua acefala, con gli arti mozzati e incapace di prender vita. Non solo i resti archeologici sono resi illeggibili dalla vegetazione, la segnaletica stradale è inadeguata, come assenti sono percorsi didattico-culturali e indecifrabili i già obsoleti tabelloni nell’area. Per di più, la meravigliosa masseria nei pressi dell’ex Faro Cantera, restaurata qualche anno fa con l’intento di dar sede all’antiquarium, non ha ancora visto il completamento dei lavori, e da allora “l’abbandono” danneggia gravemente gli ambienti. Ma una statua è pur sempre una statua…degna di incedere nel suo Museo.

Di recente, si è appresa la notizia della volontà da parte del governo regionale e nazionale di creare un hotspot per l’accoglienza degli immigrati, annosa questione che ha coinvolto anche il territorio megarese. Tale centro dovrebbe sorgere in un’area a pochi chilometri di distanza dal sito della città di Megara. Senza voler entrare nel merito del problema immigrazione, il racconto che mi preme è ben diverso. Come delineato, il territorio “megarese” è da sempre martoriato da complessi industriali, inceneritori, discariche, cave di argilla e pietra. Sembra assurdo, ma ogni qual volta ci sia la subdola volontà di deturpare un territorio, “tocca” all’area megarese.

La domanda è questa: perché continuare a corrompere il paesaggio e distruggere il patrimonio culturale, quando le potenzialità storico-naturalistiche di questo territorio potrebbero farlo decollare, se ci fosse un’adeguata programmazione degli interventi volti alla valorizzazione? Siamo costantemente sommersi dagli “spot” che giornalmente vengono proposti in materia di Beni Culturali. Ben vengano progetti con fondi spesi bene e proposte concrete per i luoghi “principali” della cultura d’Italia.

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Kouros da Megara Hyblaea, VI sec. a.C. Fonte della foto: www.atlantedellarteitaliana.it/artwork-1206.html

La mia proposta allora è questa: perché può esistere un “Progetto Pompei” e non un “Progetto Megara”? Qualcuno storcerà il naso, appellandosi alla maggiore “ricchezza” e conservazione di Pompei rispetto alla colonia siceliota. Ma perché una società del I secolo dovrebbe essere più importante di un’altra di VI secolo a.C.? Perché salvare affreschi, mosaici e strutture architettoniche di epoca romana, e abbandonare completamente un’intera città greca?

Quesiti “seccatura”, che in realtà potrebbero ricevere risposta da una maggiore attenzione, cura e volontà del fare. L’area archeologica di Megara Hyblaea potrebbe essere valorizzata: manutenzione ordinaria del sito, coinvolgimento di associazioni culturali o enti, captazione di fondi europei, potrebbero rappresentare la giusta sinergia di partenza per migliorare e sviluppare le potenzialità turistico-culturali del territorio megarese.

E per la straordinaria importanza del sito e del territorio, perché non osare, perché forze politiche locali, enti italiani e stranieri operanti nel territorio non possano convergere in un progetto serio, come quello di un Centro studi su Megara Hyblaea?


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