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Scoperta delle sette “sorelle” della Terra, intervista esclusiva all’astronomo Catanzaro

AUGUSTA – È il 22 febbraio, la Nasa ha diffuso una notizia sensazionale che sta rimbalzando tra i media di tutto il mondo: la scoperta di un sistema solare a sette pianeti, intorno alla stella Trappist-1, molto simili alla Terra. Abbiamo contattato un grande esperto dell’osservazione spaziale, augustano di adozione, Gianni Catanzaro, astronomo che ha un bagaglio di esperienza internazionale non indifferente.

Catanzaro ha fatto parte del gruppo di ricerca sulle stelle calde attraverso il telescopio Fuse presso la John Hopkins University di Baltimora, ricercatore presso l’Osservatorio astrofisico di Catania in cui studia, fra l’altro, l’abbondanza degli elementi chimici nelle atmosfere stellari e per cui si avvale dei dati di importanti osservatori: l’Eso nelle Ande e il telescopio Galileo alle Canarie, oltre che il telescopio catanese installato sull’Etna. Inoltre, fa parte del gruppo internazionale che si occupa di analizzare i dati rilevati dal telescopio Kepler.

L’astrofisica non è un semplice studio ma una vera e propria passione, e il mondo di cui lei fa parte sarà sicuramente in fibrillazione per una notizia di tale entità. Viste le sue importanti collaborazioni internazionali, lei ha appreso la notizia prima che i media la diffondessero?

Assolutamente no, il nostro ambiente è altamente competitivo e i gruppi di ricerca stanno molto attenti a non lasciar trapelare nulla prima delle comunicazioni ufficiali, che di norma avvengono sulle riviste specializzate o in conferenze stampa tipo quella di oggi (mercoledì 22 febbraio, ndr).

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Quali mezzi sono stati utilizzati, quali osservatori o telescopi spaziali hanno contribuito all’osservazione?

La campagna osservativa ha sfruttato un gran numero di telescopi terrestri, tra cui il Very Large Telescope in Cile, i telescopi Trappist South e North (rispettivamente in Cile e Marocco), lo Uk Infrared Telescope alle Hawaii, i telescopi William Herschel e Liverpool a La Palma e il telescopio dell’Osservatorio astronomico del Sudafrica. Oltre a queste osservazioni, la campagna ha potuto contare anche sul telescopio spaziale Spitzer della Nasa, che ha monitorato il sistema per circa 20 giorni a partire dal 19 settembre scorso. Questi strumenti hanno osservato le variazioni luminose della stella dovute al transito, cioè il passaggio del pianeta davanti al disco stellare. L’analisi dettagliata di queste variazioni luminose, che si ripetono nel tempo in maniera ciclica, ha portato alla individuazione dei pianeti.

Potrebbe descrivere questo sistema solare ai nostri lettori?

La stella Trappist-1 (il nome sembra esotico ma non è altro che il nome del telescopio con cui è stata osservata), è una stella molto fredda con una temperatura superficiale di circa 2.500 K (tenete conto che la temperatura del Sole è di circa 5.800 K) e con un raggio di circa un decimo di quello del Sole, cioè di circa 70.000 km, con una massa pari a circa l’8 per cento di quella del Sole. Quindi siamo in presenza di una stella molto piccola, attorno alla quale orbitano ben 7 pianeti tutti di dimensioni simili a quelle della nostra Terra e soprattutto rocciosi. Il nostro sistema solare è formato da 4 pianeti di tipo roccioso (Mercurio, Venere, Terra e Marte) e 4 pianeti di tipo gassoso (Giove, Saturno, Urano e Nettuno), mentre il sistema di Trappist-1 è un sistema formato da almeno 7 pianeti di tipo roccioso. Per 6 di loro è stato possibile stimare le dimensioni: siamo in presenza di pianeti con masse comprese tra 0.4 volte e 1.3 volte quelle della Terra e raggi molto simili.

Pensa che possa esserci della vita su uno o più pianeti di questo “nuovo” sistema solare?

Il sistema multiplo di pianeti di tipo terrestre, individuato attorno a Trappist-1, è il primo sistema contenente pianeti di tipo terrestre nella fascia di abitabilità (quell’intervallo di distanze da una stella entro il quale un pianeta di tipo roccioso con un’atmosfera può potenzialmente avere acqua allo stato liquido sulla superficie) per i quali sia stato possibile determinare sia pur in modo preliminare la loro densità, e quindi la composizione interna, scoprendo che sono probabilmente rocciosi come la nostra Terra. In secondo luogo, tre dei sette pianeti del sistema sono soggetti a livelli di irraggiamento da parte della stella centrale simili a quelli che Venere, la Terra e Marte ricevono dal nostro Sole, e se posseggono un’atmosfera di tipo terrestre potrebbero avere oceani sulla superficie. Ovviamente queste condizioni non sono sufficienti per essere in presenza di forme di vita, anche se ovviamente sono degli ottimi candidati.

Questa scoperta potrebbe sconvolgere il tipo di approccio che, fin ora, abbiamo avuto verso l’esplorazione spaziale?

Ecco questa domanda mi preme molto per riportare il tutto sulla Terra. Questa importante scoperta è solo l’ultima in ordine temporale di altre di portata simile. Altri pianeti sono già stati scoperti, sia simili alla Terra che di dimensioni molto diverse. Questo sistema è sicuramente importante per la sua complessità, ma non cambia assolutamente nulla. I viaggi interstellari volti a raggiungere altri pianeti, per noi, sono ancora possibili solo al cinema o sulle pagine di un libro (ahimè!).

39 anni luce sono tanti, ma quanto tempo impiegheremmo a percorrere una distanza simile con i mezzi a nostra disposizione?

La nostra astronave più moderna è la New Horizon, che recentemente ha raggiunto Plutone, viaggiando alla velocità di circa 58.000 km/h. Ebbene, per raggiungere quel sistema planetario, la stessa New Horizon dovrebbe impiegare poco più di 720.000 anni per arrivare a destinazione!

I lettori le sarebbero grati se volesse condividere, con loro, le sue riflessioni personali sull’argomento.

La scienza non è fatta di sensazionalismi, oggi siamo di fronte ad una scoperta importante, ma fatta con metodi che si usano da svariati decenni. Il risultato è di sicuro interesse per la comunità scientifica perché conferma idee che già si avevano e apre nuove prospettive di osservazioni di sistemi simili. Non abbiamo scoperto l’esistenza di vita al di fuori della Terra (che sarebbe la vera notizia sensazionale), quindi continuiamo a guardare il cielo, magari con la consapevolezza che probabilmente da qualche parte della nostra Galassia qualcuno sta osservando il transito di pianeti che orbitano all’interno della fascia di abitabilità di una stella gialla di mezza età, che magari loro chiamano in qualche modo esotico e che noi chiamiamo Sole.

Marcello Marino


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