Baia Arcile, da rudere confiscato alla mafia a centro antiviolenza: fine lavori slitta a settembre
AUGUSTA – Per quasi vent’anni è stato il manufatto simbolo del patrimonio confiscato alla criminalità organizzata nel territorio di Augusta, ma anche di un bene inutilizzato. Si tratta del fabbricato rurale immerso nella vegetazione della baia Arcile, in località Castelluccio, assegnato al Comune con decreto ministeriale del 2008. Oggi quel bene, rimasto in attesa di una concreta rifunzionalizzazione, è al centro di un intervento, con un quadro economico complessivo di quasi 2,5 milioni di euro, che dovrebbe concludersi entro il prossimo 28 settembre.
A fare il punto sullo stato dell’opera è la determinazione dirigenziale approvata ieri dal Quinto settore comunale, con la quale è stato riapprovato il cronoprogramma aggiornato dei lavori relativi alla realizzazione di un centro antiviolenza con casa rifugio e micro nido, destinazione individuata dall’amministrazione comunale nell’ambito delle opportunità di finanziamento legate al Pnrr e ai programmi di valorizzazione dei beni confiscati alle mafie.
La vicenda del fabbricato di Castelluccio affonda le radici negli anni successivi alla confisca definitiva. In linea generale, la procedura amministrativa per i beni confiscati prevede una fase di ricognizione e confronto tra enti interessati, la manifestazione di interesse da parte del Comune, i successivi provvedimenti dell’Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (Anbsc) e, una volta perfezionato il trasferimento, la scelta della destinazione d’uso e delle modalità di gestione, eventualmente anche attraverso soggetti del terzo settore.
Nel caso del bene di baia Arcile, il percorso è stato particolarmente lungo. Soltanto nel 2024, anche per intercettare le risorse straordinarie disponibili, è stato definito il progetto esecutivo che prevede la demolizione del fabbricato esistente, la ricostruzione di una nuova struttura e la sistemazione parziale delle aree esterne. L’investimento complessivo stimato ammonta a circa 2,49 milioni di euro.
Il cantiere è stato avviato nel marzo del 2025 con le prime attività di demolizione. Nel corso dell’esecuzione sono però intervenuti diversi fattori che hanno comportato uno slittamento dei tempi inizialmente previsti. Nella determinazione comunale si fa riferimento, in particolare, ai ritardi nella fornitura di materiali riconducibili “principalmente agli eventi geopolitici nell’area dello stretto di Hormuz unitamente ai ripetuti scioperi nel settore dell’autotrasporto e all’interruzione dei collegamenti marittimi“. Durante i lavori, inoltre, sarebbe stato necessario gestire il rinvenimento di lastre contenenti amianto, con l’attivazione delle procedure di rimozione e smaltimento previste dalla normativa. Per tali ragioni il nuovo cronoprogramma, concordato tra direzione lavori, responsabile unico del progetto e impresa esecutrice, ha fissato il termine ultimo per l’ultimazione dell’intervento al 28 settembre 2026.
Proprio questa mattina il sindaco Giuseppe Di Mare ha dedicato al cantiere un video pubblicato sui social network, definendolo “uno dei cantieri di cui siamo più orgogliosi, in un posto che è magico“, sottolineando il valore simbolico del recupero di un immobile sottratto alla criminalità organizzata e restituito a finalità sociali.
Quello di baia Arcile non è l’unico bene confiscato assegnato al Comune di Augusta. Si ricordi, in particolare, l’immobile di via Carducci, nel quartiere Monte, trasferito all’ente con decreto del 2022. In questo caso il progetto prevede lavori di riqualificazione meno onerosi, per un quadro economico di circa 595mila euro, finalizzati alla realizzazione di servizi e iniziative rivolti a persone con disabilità.


















