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Augusta e il rischio sismico, il vulcanologo Neri tiene la prima di tre lezioni per l’Unitre

AUGUSTA – Si è tenuta ieri pomeriggio la prima di tre lezioni del geologo e vulcanologo augustano Marco Neri, primo ricercatore dell’Ingv sezione di Catania. L’esperto si è messo a disposizione dell’Unitre di Augusta, su invito del presidente del sodalizio, Giuseppe Caramagno e della responsabile dei corsi culturali, la docente Anna Lucia Daniele.

Augusta e il rischio sismico” il tema del primo incontro rivolto ai soci, nell’aula magna concessa dall’Istituto superiore “Arangio Ruiz”. In apertura, il presidente Caramagno ha salutato i soci unitrini e l’atteso relatore. Poi, la professoressa Daniele ha introdotto l’esperto, facendo riferimento alle sue ricerche di studio, alle sue collaborazioni con programmi tv nazionali e anche ai suoi hobby.

È una crosta terrestre sottile e fragile quella che calpestiamo ogni giorno, perché da almeno mezzo miliardo di anni non sta mai ferma. Si muove molto lentamente ma inesorabilmente, fratturandosi e separandosi in “placche tettoniche” che migrano in varie direzioni, allontanandosi, scontrandosi o scorrendo lateralmente l’una accanto all’altra. Proprio i margini delle placche tettoniche sono i luoghi dove avviene la maggior parte della sismicità terrestre: perché ogni volta che una placca si muove rispetto ad un’altra, le rocce lungo i loro margini accumulano energia fino a quando cedono e si rompono, generando onde elastiche, i terremoti, appunto“. Così Neri ha esposto la premessa al tema del rischio sismico che poi ha approfondito, come già trattato pure in un affollato convegno, tenuto lo scorso aprile, al palazzo municipale, promosso in quell’occasione dal Comune e dalla Commissione comunale di storia patria (vedi articolo).

La Sicilia orientale, e quindi anche Augusta – ha precisato l’esperto dell’Ingv – si trovano al confine tra la Placca africana e quella europea. Un’area geologicamente molto complessa, in cui le faglie sismogenetiche, cioè le fratture della crosta terrestre che generano terremoti, sono numerose ed estese. È la storia recente a raccontarcelo, attraverso le cronache di devastanti sismi che hanno colpito questo territorio nel 1542, nel 1693, nel 1908 e infine, anche se in misura assai minore, nel 1990. A questa storia sismica che non lascia affatto tranquilli, dobbiamo sovrapporre una crescita demografica che è esplosa nel corso delle ultime generazioni post-belliche, con la proliferazione di un tessuto urbano ed industriale sempre più fitto, e che di conseguenza ha accresciuto in modo molto significativo la vulnerabilità del territorio“.

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Neri ha quindi illustrato i modi con cui ci si può difendere dal rischio sismico, “attraverso il sapere scientifico e la conoscenza“. Ha quindi evidenziato, ancora una volta, la necessità che i Comuni adottino studi di microzonazione sismica, “strumenti potenzialmente formidabili per la salvaguardia della salute umana e per la mitigazione dei danni alle infrastrutture causati dalla sismicità“.

I soci dell’Unitre hanno ascoltato attenti e con grande interesse, per tutto il tempo affascinati, l’esposizione del relatore, che al termine hanno “travolto” con le loro numerose domande. “Soddisfatta della riuscita dell’incontro, attendo con ansia lunedì per il prossimo interessante appuntamento“, ha riferito la responsabile dei corsi culturali del sodalizio, Anna Lucia Daniele, in riferimento alla seconda lezione dal titolo “Il vulcanismo in Sicilia orientale“.


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