Augusta, rientra il Bettica dalla missione nel golfo di Guinea: emozioni velate dalla nube
AUGUSTA – Riceviamo e pubblichiamo un commento dell’avv. Antonello Forestiere, cultore di storia militare e già consigliere scientifico della Marina militare per la disciplina sociale, sul rientro nel porto di Augusta di nave Comandante Bettica. L’equipaggio del pattugliatore d’altura della Marina, dopo tre mesi di missione nel golfo di Guinea per l’operazione antipirateria “Gabinia”, ha trovato all’attracco l’abbraccio caloroso di familiari e amici.
Le lacrime, gli abbracci, i baci rinviati da tre mesi, ci sono stati lo stesso sul ponte di volo del Comandante Bettica, la “nostra” bella nave grigia, che è ritornata alla banchina di casa la mattina di lunedì 7 luglio scorso.
La maledetta ed immensa nuvola di fumo, regalo del disastro ecologico ancora in corso dal giorno prima, non ha potuto fermare il bellissimo, intimo e sempre uguale momento della gioia e dell’emozione del ritrovarsi, dopo tanto tempo, tra equipaggio, familiari ed amici. A “saltare” è stata soltanto la programmata partecipazione di media ed Autorità che avrebbe dato anche la giusta solennità ufficiale all’evento.
Così, per mio conto, appresa la comunicazione dell’annullamento di quella parte dell’evento, dopo avere già atteso un pò dinanzi al varco nord della Banchina Tullio Marcon per il mio vizio di arrivare sempre in anticipo, non mi è rimasto che andare via. Ero certo però di quanto umanamente bello di lì a poco sarebbe accaduto sul ponte di volo del pattugliatore, incorniciato dal basso e rosso P 492 della poppa, appena giunto ad Augusta.
Risalendo per Via Capitaneria ancora graziata dall’ombra delle nove del mattino, ho immaginato la scena che avevo vista tante volte in altre occasioni: mogli, figli, genitori, amici, che non appena hanno potuto salire a bordo affrettandosi sulla passerella poggiata in banchina, riabbracciavano i loro cari: la gente dell’equipaggio di Nave Comandante Bettica. Una paziente attesa, da una parte e dall’altra, sovrastata dall’emozione, mentre scorrevano gli ultimi, obbligati, infiniti minuti necessari per il completamento della manovra di ormeggio, inframezzata dall’incrociarsi dei saluti, con chi si sbracciava da terra e qualcuno, con appena un garbato gesto, che rispondeva da bordo. Mi piaceva ancora immaginare il Comandante, circondato dagli altri del suo staff, che si stagliava netto sull’aletta di plancia – così è – ancora intento a sporgersi per dare l’ultima “occhiata” verso terra prima di impartire l’atteso, ultimo ordine, conclusivo della lunga missione.
Partito il 1 aprile scorso da Augusta, il pattugliatore Comandante Bettica, veterano di numerose missioni internazionali, ha percorso ben dodici mila miglia nautiche, tra andata, ritorno e permanenza operativa nel Golfo di Guinea, impegnato nell’ ”Operazione Gabinia”, una missione che la Marina Militare svolge da alcuni anni in quelle acque lontane, cooperando anche con le Marine partner ed alleate dell’area, alla quale hanno già preso parte altri pattugliatori di base ad Augusta.
L’operazione ha lo scopo di proteggere da attacchi ostili il nostro traffico mercantile, garantendone la libertà di navigazione ed assicurando stabilità economica al Paese che dipende fortemente dai flussi di traffico marittimo. Una missione cruciale quindi per la sicurezza marittima, di diretto supporto agli interessi nazionali, in un’area di fondamentale interesse per gli interessi strategici ed economi dell’Italia.
La bandiera di Nave Comandante Bettica ha garrito per tre mesi nelle acque di quell’ampia insenatura dell’Oceano Atlantico in corrispondenza dell’Africa occidentale, sulla quale si affacciano le coste di Costa d’Avorio, Ghana, Togo, Benin, Nigeria, Camerun, Guinea Equatoriale e nel quale sorgono una serie di isole maggiori e minori. Sono acque infestate da pirati che da alcuni anni attaccano con vere e proprie azioni di tipo “militare” i mercantili in transito, in un primo periodo mirando ad impossessarsi delle merci, in seguito passando anche ai parimenti redditizi sequestri di persone a danno dei marittimi degli equipaggi. Per questo la nostra Marina invia sa rotazione in quelle acque delle unità capaci, per le loro specifiche caratteristiche, di offrire la più adeguata tutela ai mercantili che attraversano quel pericoloso tratto di Oceano Atlantico.
Dopo avere toccato Santa Cruz de Tenerife, Dakar, Monrovia, Sekondi, Abidjan, Malabo, Luanda, Pointe Noire, Accra e Las Palamas il pattugliatore al comando del capitano di fregata Francesco Marangio è così rientrato ad Augusta, riprendendo posto tra le altre unità della 4ª Divisione Navale – COM.FOR.PAT. che nella nostra città è dislocata, attualmente al comando del Contrammiraglio Alberto Tarabotto.
Un altro esempio tangibile, questo, concreto e non teorico, di quanto sia utile lo strumento militare navale ed il lavoro di uomini e donne in uniforme per garantire sicurezza e stabilità al nostro Paese, salvaguardandone i traffici commerciali e la componente marittima mercantile.
Dalla balconata della “Croce”, all’angolo di Via Roma, un ultimo sguardo verso le navi ormeggiate è obbligatorio; ma non c’è più niente da vedere, anche da lontano; e poi, alcuni degli eucalipti che orlano il perimetro della banchina stanno ricrescendo in fretta, “mangiandosi” qua e là alcuni tratti delle navi allineate. Non resta solo che ripetere ancora un attimo a mente “bentornati ragazzi”, così come avrei detto di presenza a qualcuno di loro: se avessi potuto essere giù a documentare e condividere l’emozione del rientro; se una maledetta e spettrale nuvola lunga chilometri non si fosse invece messa di mezzo, costringendoci tutti al riparo ed a fare ben diverse, più pesanti ed allarmanti riflessioni.
(Foto di copertina crediti: pagina social ufficiale della Marina militare)





















