Politica

Augusta, si riaccende dibattito su debiti e dissesto. Il sindaco Di Pietro dirà la sua mercoledì

AUGUSTA – Si riaccende il dibattito politico locale sullo stato delle casse del Comune prima dell’estate del 2015. Alla luce dell’approvazione del piano di estinzione del debito (delibera n. 292 del 30 dicembre 2019) da parte dell’Organo straordinario di liquidazione (Osl), al lavoro dal 31 dicembre del 2015 per accertare la massa passiva del Comune, che chiude l’iter iniziato con la dichiarazione dello stato di dissesto finanziario avanzata dalla giunta Di Pietro da poco insediata e approvata dalla maggioranza consiliare pentastellata (30 luglio 2015).

Secondo la proposta di riparto dell’Osl (il presidente Gaetano D’Erba e i componenti Ignazio Baglieri e Francesco Schillirò), il “totale della massa passiva ammissibile alla liquidazione” ammonta a 20 milioni 659 mila euro. Ciò a fronte dell’attuale “totale della massa attiva dell’ente” che ammonta a 58 milioni 509 mila euro, a cui va sottratto il “totale delle spese per la gestione della liquidazione” pari a 456 mila euro. Quindi con una differenza positiva di 37 milioni 394 mila euro.

Nell’arco della scorsa settimana sono intervenuti l’ex sindaco Pd, Massimo Carrubba e il capogruppo consiliare M5s, Mauro Caruso (nel collage di copertina, rispettivamente a sinistra e a destra). Mentre il sindaco pentastellato Cettina Di Pietro si è riservata di intervenire, insieme al proprio assessore al Bilancio, Giuseppe Canto, in una conferenza stampa appositamente convocata a palazzo di città per mercoledì prossimo, “nel corso della quale l’Amministrazione comunale chiarirà la situazione finanziaria dell’Ente“, come si anticipa in una dichiarazione congiunta odierna.

A rilanciare il tema politico-finanziario era stato l’ex sindaco Massimo Carrubba, con una nota di commento inviata alla stampa a seguito della pubblicazione del piano di estinzione dell’Osl. “Il problema dell’ “acqua” rischia però di fare passare inosservata una notizia di straordinaria importanza per la storia recente di Augusta, notizia che il mondo grillino (e non solo) ha tutto l’interesse a tenere “sotto traccia”“, ha affermato in premessa.

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La semplice lettura oggettiva dei numeri – ha asserito Carrubba in merito alla proposta di riparto dell’Osl – non solo disintegra la “balla colossale” dei 120 milioni di euro di debiti sostenuta in maniera maniacale nel corso di questi anni, ma sbugiarda definitivamente chi ha la faccia come quella parte del corpo che non prende mai il sole (se non in una spiaggia di nudisti). In maniera impietosa è dunque dimostrato che la dichiarazione di dissesto è servita alla sindaca ed alla sua variegata corte solo per precostituirsi un alibi al fine di tentare di giustificare incompetenza amministrativa ed incapacità gestionale, sulle quali tornerò presto in campagna elettorale“.

Lo scorso venerdì, pur senza replicare esplicitamente, ha tenuto una conferenza stampa nel salone di rappresentanza del palazzo di città il capogruppo pentastellato Mauro Caruso. “In questi giorni molti esponenti politici, per puro calcolo elettorale, hanno fatto dichiarazioni in cui si sottolinea che il dissesto finanziario del Comune di Augusta poteva essere evitato. Che un tale convincimento sia espresso da un cittadino comune è giustificabile; ma se esso proviene da consiglieri comunale, che per il ruolo istituzionale ricoperto dovrebbero conoscere i meccanismi della pubblica amministrazione, allora ciò prova ignoranza e malafede”. Questo l’incipit delle sue dichiarazioni con l’intento di spiegare “per quale motivo questo Comune è stato costretto a dichiarare il dissesto”.

Nell’occasione Caruso, ricordando lo scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose nell’anno 2013 e il lavoro della Commissione straordinaria per la presentazione del piano di riequilibrio fino al maggio del 2015, ha mostrato alla stampa “la sentenza depositata il 24 febbraio 2015” da cui il Movimento 5 stelle avrebbe tratto i numeri annunciati nella successiva campagna elettorale. “Alla fine – ha detto il capogruppo M5s – la Corte dei conti fa uno specchietto riepilogativo dicendo, fra massa passiva, debiti fuori bilancio ecc., questa famosa cifra di 102 milioni e 752 mila e rotti euro, che non è che l’abbiamo detta noi, che ce la siamo inventata“. “Il problema è che questo piano di riequilibrio non era congruo in base ai conti che la Corte dei conti si era fatta: perché mentre i Commissari straordinari dissero che con 5 milioni e mezzo circa per dieci anni sarebbero rientrati, diciamo, da questo debito […], la Corte dei conti, in base all’esame degli atti, stimò che servivano 9 milioni e mezzo l’anno e bocciò il piano“. I commissari straordinari, quindi, presentarono ricorso alle Sezioni riunite della Corte dei conti, che fu respinto. “Perché – ha sottolineato Caruso – venivano contestate al nostro Ente gravi irregolarità contabili e forte illiquidità. Con questa sentenza il Comune di Augusta veniva formalmente avviato verso il dissesto. La Corte dei conti infatti mandò il tutto all’assessorato regionale agli Enti locali, che avrebbe dovuto nominare un commissario con il compito di convocare il consiglio comunale, che entro 30 giorni dalla convocazione avrebbe dovuto dichiarare il dissesto”.

Questa sentenza è stata depositata il 15 luglio 2015, noi forse ancora nemmeno avevamo giurato – ha osservato Caruso – Questa sentenza non è impugnabile, quindi ci siamo ritrovati a scegliere se attendere il normale processo di richiesta da parte della dichiarazione del dissesto da parte del consiglio comunale oppure dichiarare il dissesto, anche perché noi lo avevamo anticipato in campagna elettorale. Quindi a questo punto, non avendo più altre strade da intraprendere, la dichiarazione di dissesto era inevitabile, non c’erano vie di uscita”.

Alla domanda se si poteva redigere un nuovo piano di riequilibrio dopo la delibera della Commissione straordinaria del maggio 2015, Caruso ha ammesso la possibilità. “Però attenzione – ha precisato – i commissari fecero questa delibera per dare la possibilità alla nuova amministrazione nella eventualità che avesse un piano già pronto“. “Insediandoci il 15 luglio – ha aggiunto – in una settimana, non si poteva fare un nuovo piano di riequilibrio. L’unico modo per uscire da questa situazione era dichiarare il dissesto: non fu altro che una presa d’atto di un destino già tracciato“. E ha concluso: “Adesso, con il dissesto, noi abbiamo le idee molto più chiare. Oggi possiamo dire a quanto ammonta il debito del Comune“.


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