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Augusta, storie di emigranti augustani che resero grande la pesca in Venezuela

AUGUSTA – Prosegue la seconda edizione del “Festival della storia patria” promosso dalla Società augustana di storia patria, con un nuovo appuntamento che ieri pomeriggio ha focalizzato l’attenzione sull’emigrazione augustana in Venezuela nel secondo dopoguerra.

Soci, amici e simpatizzanti del sodalizio hanno gremito la sede messa a disposizione dall’associazione filantropica liberale “Umberto I”, per l’incontro che ha visto quale relatore Elio Cannavò, già componente del consiglio di amministrazione del “Gruppo Industrial Cannavò” che a partire dai primi anni cinquanta ha dato il via a Cumaná a una esperienza imprenditoriale che di fatto ha permesso l’industrializzazione della pesca con mezzi sempre più all’avanguardia.

Dopo i saluti di Carmelo Fazio, vicepresidente dell’associazione ospitante, ha preso la parola Giuseppe Carrabino, presidente della Società di storia patria. Ha introdotto il relatore rammentando come la prima grande emigrazione degli augustani si colloca a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, avendo quale metà l’America del nord, solo successivamente, nel dopoguerra, le destinazioni furono l’Argentina e il Venezuela.

Il “Corriere di Augusta” del ’49 riporta proprio una testimonianza di un nutrito gruppo di augustani partiti alle 18,30 del giorno 8 ottobre del 1949 da Genova, con il piroscafo “Lugano” e destinazione il Venezuela. In quel gruppo c’era anche Paolino Daniele, padre di Benedetto membro della Società augustana di storia patria, che ha fornito documenti e fotografie inediti di quel viaggio. Paolino Daniele costruì un peschereccio in un cantiere navale di Puerto Cabello (battezzato San Benedetto, onorando il nome del padre deceduto) e acquistò un camion frigorifero per la pesca e la distribuzione all’ingrosso costituendo una società denominata “Rastropesca Augusta”, con base a Punto Fijo e vendita a Caracas. Successivamente la società fu ampliata con l’ingresso dei nuovi soci, i nipoti Sirio ed Eraldo Solari e con la costruzione di un secondo peschereccio (battezzato Santa Rosa, onorando il nome della madre dei nuovi soci). Paolino Daniele, dopo avere lasciato la società ai nipoti, fece rientro definitivamente ad Augusta nel 1967.

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Di più ampio respiro l’azienda dei fratelli Cannavò. Nel suo intervento Elio Cannavò (nella foto di copertina, al centro tra Fazio e Carrabino), classe 1939, ha iniziato il racconto da quel lontano gennaio 1954 quando unitamente al padre Giuseppe e ai fratelli Salvatore, Francesco, Giuseppe e Carmelo decisero di partire per la “loro” terra promessa. “Mi piace sempre ricordare che tutto iniziò con la “S. Giovanni”, una barca spedita dalla Sicilia in Venezuela. Con quella barca il nostro sogno è diventato realtà – ha detto in premessa della sua testimonianza – Con pazienza e sacrifici abbiamo iniziato a costruire un grande cantiere navale con due bacini, frigoriferi, fabbrica di ghiaccio e un parco elicotteri. Una azienda che ha permesso di vivere dignitosamente non solo alla nostra famiglia ma anche a tanti concittadini augustani e venezuelani tanto da raggiungere una flotta di diciotto pescherecci d’alto mare e circa trecento dipendenti. Il nostro sogno si è concretizzato in Venezuela dove, come ho detto tante volte e non mi stanco mai di ripeterlo, la pesca “parla ustanisa”. Siamo stati noi augustani – ha evidenziato – i Cannavò, i Natoli, i Pinto, i Daniele, i Bianco ed altre famiglie di Augusta a far sviluppare la pesca a livello industriale e di questo dobbiamo essere tutti orgogliosi, orgogliosi di essere figli di questa terra”.

Purtroppo, come è stato affermato nel corso dell’incontro, le politiche socialiste del presidente Hugo Chávez hanno determinato profondi mutamenti con progressive nazionalizzazioni nei diversi settori dell’economia venezuelana. La lungimiranza dei fratelli Cannavò e soprattutto l’intuito di quanto sarebbe avvenuto a distanza di poco meno di un anno, ha permesso di porre fine nel 2006 a questa esperienza imprenditoriale. Oggi, l’immenso stabilimento industriale dei Cannavò è gestito da una società con partecipazione azionaria venezuelano-cubana.

Di fatto è ormai una cattedrale nel deserto dell’economia di Stato. Chávez non c’è più, ma sono rimasti gli effetti negativi di quel processo che ha portato il Venezuela alla fame e all’isolamento – ha concluso Carrabino su questa storia imprenditoriale – Tuttavia, la testimonianza dei Cannavò continua ad essere da esempio nella nostra Augusta. Non possiamo non ricordare la donazione nel 1977 del simulacro di S. Andrea per l’omonima chiesa dei pescatori ma soprattutto la donazione del Cristo risorto alle confraternite della città quale segno unitario per la celebrazione della Pasqua“.


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