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Augusta, torna a splendere il Faro di capo Santa Croce: dall’abbandono alla partnership pubblico-privata

AUGUSTA – È stato inaugurato ufficialmente questa mattina il “Capo Santa Croce Luxury Lighthouse“, la nuova struttura ricettiva nata dal recupero del faro borbonico del 1859, da sempre il Faro di capo Santa Croce, uno dei simboli più identitari del litorale augustano. Un bene pubblico, tuttora nella rete dei fari attivi della Marina militare e di proprietà dell’Agenzia del Demanio, che torna a nuova vita grazie a un progetto di rigenerazione importante nel panorama delle collaborazioni pubblico-private.

La cerimonia, aperta dall’inno nazionale e condotta dalla giornalista Michela Italia, ha visto la presenza del direttore regionale dell’Agenzia del Demanio Silvano Arcamone, del comandante Marisicilia ammiraglio di divisione Andrea Cottini e del sindaco Giuseppe Di Mare. L’accoglienza degli ospiti è stata curata dagli studenti dell’Istituto superiore “Ruiz” impegnati in un Pcto, mentre gli intermezzi musicali sono stati affidati agli artisti dell’Accademia Yap fondata dal compianto tenore Marcello Giordani.

Il progetto trae origine dalla concessione cinquantennale aggiudicata nel 2018 al raggruppamento temporaneo di imprese rappresentato dall’imprenditore augustano Roberto Bramanti, già presidente della sezione Turismo ed Eventi di Confindustria Siracusa. Entrambe le aziende coinvolte appartengono al settore metalmeccanico locale: anche questo elemento è stato ricordato come indice di una forte radice territoriale dell’investimento.

La concessione rientra nella terza edizione del bando nazionale “Valore Paese – Fari”, promosso dall’Agenzia del Demanio e da Difesa Servizi spa. L’obiettivo fu quello di affidare a privati la gestione di fari e immobili costieri inutilizzati, per metterli in sicurezza, sottrarli al degrado e generare nuova economia nei territori.

Bramanti, che con l’Rti si era impegnato a investire circa 1,5 milioni di euro, oltre a corrispondere allo Stato canoni annui crescenti per un valore medio di circa 30mila euro, ha ricordato la dimensione titanica del lavoro svolto: “90mila ore in cinque anni, senza alcun incidente”. Al suo fianco sono stati presentati e pubblicamente ringraziati il progettista architetto Carlo Parrinello e il direttore tecnico Giampaolo Augusto.

Il direttore regionale dell’Agenzia del Demanio, Silvano Arcamone ha richiamato la missione pubblica che ha guidato l’intero percorso: “È un giorno importante, perché conferma una visione nata da una criticità: l’abbandono del faro per decenni. L’abbandono genera degrado e disvalore, per il bene e per il territorio”. La risposta, ha sottolineato Arcamone, è stata la collaborazione pubblico-privato: “Ringrazio il signor Bramanti perché qui c’è una componente imprenditoriale, ma c’è anche una componente pubblica molto forte, legata alla qualità e sostenibilità del progetto, e all’apertura di uno spazio che dialoga con il contesto”. Ha quindi auspicato che il recupero del Faro possa fungere da volano per l’intera area: “Quando la qualità genera qualità, anche ciò che sorge intorno tende ad adeguarsi. Per questa parte di Augusta si apre una nuova pagina di rigenerazione”.

Nel suo atteso ed emozionato intervento, Roberto Bramanti ha marcato sin dall’inizio la valenza identitaria del recupero: “Restituiamo alla nostra comunità, alla Sicilia e all’Italia un simbolo. Per oltre un secolo e mezzo questo faro ha illuminato il mare, ha visto guerre e rinascite, ha attraversato l’unità d’Italia, due conflitti mondiali e l’era digitale. Negli ultimi decenni era diventato un luogo ferito e dimenticato“. La svolta, ha ricordato, è arrivata con un nuovo paradigma gestionale: “La sinergia tra pubblico e privato è stata una best practice che ha prodotto risultati prima inimmaginabili. Questo non è un semplice restauro: è un atto d’amore verso un luogo magico“.

Il Faro, che con i suoi 27 metri domina uno dei tratti di litorale più amati dagli augustani, sarà non soltanto una struttura d’hospitality con quattro suite dotate di tutti i comfort, bensì anche un presidio culturale: “Sarà un polo di attrazione turistica internazionale, un punto panoramico, un luogo di cultura, eventi, educazione ambientale. Ospiterà visitatori di tutto il mondo, genererà lavoro e nuove opportunità“. Un messaggio finale rivolto al territorio: “I fari indicano la strada, proteggono e guidano. Vedere questo faro rinascere ci ricorda che anche le nostre comunità, con i nostri sogni, possono rinascere“.


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