Cultura

Breve storia di Augusta: spiagge, scogliere e lidi al tempo del mare balneabile

AUGUSTA – Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Cacciaguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.

39. La balneazione.

Con l’insediamento dei nuovi colossi industriali, avvenuto negli anni cinquanta del Novecento, iniziarono i gravi fenomeni dell’inquinamento dell’aria e del mare che, sommati ai sempre maggiori scarichi dei fumi dei veicoli in circolazione e delle fogne cittadine nei due versanti dell’isola, cominciarono a creare e far sviluppare quel pessimo habitat che d’allora ha reso sempre più difficile la vita nella città di Augusta, divenuta una lontanissima parente di quella che in passato era stata la bella e soprattutto salubre ‘Isola delle Palme’.

Area di Punta Cugno, spiaggia della Cantra, anni ’50

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Infatti, sin dagli anni Sessanta diventò sempre più impossibile frequentare anche le accoglienti ed affollate spiagge della “Cantra” e di “Funnucu novu”, ovvero l’attuale Marina di Melilli che era situata in un golfo meraviglioso proprio di fronte alla penisola Magnisi, dove vi era un incantevole mare con tanta finissima e bianca sabbia.

Se a Marina di Melilli, o perlomeno quello che è rimasto dopo la sua distruzione, esiste ancora nonostante la presenza in quell’area di un vasto polo industriale una frequentatissima zona balneare, della spiaggia della ‘Cantra’ non vi è più traccia se non una sponda ormai abbandonata da oltre mezzo secolo. Eppure l’accogliente spiaggia della ‘Cantra’, situata nella sponda Ovest dell’insenatura megarese, era un luogo molto frequentato da tantissimi bagnanti augustani che la raggiungevano soprattutto con delle imbarcazioni, attraversando il porto commerciale, oppure in maniera più rada arrivandoci via terra con i pochi veicoli esistenti all’epoca.

Spiaggia di Agnone Bagni, anni ’60

Altra spiaggia molto frequentata in passato e trascurata dal farlo da diversi decenni, almeno dagli augustani, è quella di Agnone Bagni che si affaccia sul vasto golfo di Catania proprio nella parte iniziale del lunghissimo litorale sabbioso che giunge fino alla Playa, la rinomata spiaggia catanese.

  • Litorali del Golfo Xifonio

Il versante cittadino sullo splendido Golfo Xifonio, quasi interamente formato da una vasta scogliera e da qualche breve ‘accenno’ di spiagge esistenti al ‘Paradiso’, alla ‘Razia’, ancora oggi abbastanza frequentata per la facilità di raggiungerla a piedi, e sotto i bastioni del castello svevo, era il luogo balneare preferito da tante generazioni di Augustani ed anche dai molti forestieri presenti in città in numero sempre consistente.

Fra quelle elencate la più frequentata giornalmente era la spiaggia di cala ‘Paradiso’, vicino alla quale vi era anche una modesta scogliera che offriva ai bagnanti la possibilità di poter scegliere di prendere la tintarella nella comoda battigia o sui tortuosi scogli. In questo sito di balneazione, di certo fino agli anni Settanta, erano in prevalenza i “terravicchiani” a farsi il bagno, agevolati di avere una spiaggia ed una scogliera a soli ‘due passi’ dalle loro case.

A dar maggior conforto ai bagnanti ed amanti delle comodità, negli anni Trenta fu costruito uno stabilimento balneare, tutto in legno e con varie cabine; la costruzione veniva restaurata annualmente perché le mareggiate e le intemperie della stagione invernale la danneggiavano puntualmente.

Il lido, inoltre, serviva a dare conforto alle donne che osservavano categoricamente l’allora usanza di immergersi in mare in maniera più discreta possibile, per non permettere ai soliti curiosi ed ai guardoni, nonostante i costumi da bagno dell’epoca fossero abbastanza castigati, di scrutare alcune parti intime del loro corpo; fattore questo che avrebbe sicuramente suscitato le immancabili “chiacchiere”, facendole poi spargere per tutto il paese!

Lido Badiazza, anni ’50

Lo stabilimento balneare, localmente conosciuto col nome di “Barracchi”, fu costruito nel tratto di riva ciottoloso situato proprio sotto i Giardini Pubblici, all’altezza del Palco Musicale e più in basso del luogo dove qualche anno più tardi sorse il Cinema Arena Miramare, in seguito rinominato Cinema Arena Badiazza ed infine trasformato in quella che è stata la piscina comunale.

In questo ‘lido di città’, frequentato giornalmente dai più agiati e nei giorni festivi anche da quelle famiglie di commercianti impegnati durante la settimana, vi si trascorrevano delle intere e piacevoli giornate al mare. Ancora fino a qualche decennio dopo l’eliminazione dello stabilimento balneare, avvenuto nell’ultimo scorcio degli anni cinquanta, quella zona era sempre indicata come “i Barracchi”, oltre che “a Badiazza”.

Proprio nei pressi di questo luogo che era stato il sito dello stabilimento balneare, sin dagli anni sessanta molti ragazzi e giovanotti e persino famiglie intere “affittaunu” una barca da qualche pescatore che, oltre all’ovvio motivo di guadagno, le noleggiava per permettere alle persone di fare delle belle e rilassanti gite in barca.

Così si poteva navigare in mezzo alle splendide acque del Golfo Xifonio ed approfittare di fare il bagno lontano dall’affollatissima scogliera della ‘Badiazza’; spesso con la barca si raggiungeva anche la zona costiera del Granatello o i forti Garsia e Vittoria, posti all’interno del porto megarese, passando sotto i ponti spagnoli. La traversata più in voga era quella che si faceva in direzione del litorale del Granatello, dove vi erano dei bassi fondali che incoraggiavano ad andare in acqua coloro che non sapevano nuotare e gli stessi bambini potevano fare il bagno senza correre grossi pericoli.

  • Il Lido Granatello

Zona balneabile del Granatello, anni ’40

Nell’ultimo tratto del lungomare della contrada Granatello situato nei pressi delle ultra secolari saline comunali, all’inizio degli anni Sessanta fu costruito il ‘Lido Granatello’, da considerarsi l’indiscusso discendente dell’ormai tramontato stabilimento balneare esistente in città.

Il nuovo lido, a differenza di quello sorto alla Badiazza, lo si costruì in muratura ed era molto accogliente grazie all’abbondante sabbia presente, alle tante cabine ed alla rotonda sul mare utilizzata per le varie serate danzanti e per le esibizioni di diversi cantanti anche di fama nazionale.

Dopo essere stato frequentato per lunghi anni dai tantissimi bagnanti amanti della tradizionale spiaggia stracolma di tanta sabbia, anche se ‘depositata’ di proposito nella struttura, il ‘Lido Granatello’ da lunghi anni non è più un luogo di balneazione. Infatti, dopo gli opportuni lavori di adeguamento, è diventato l’attuale sede del Circolo Nautico di Augusta, dove vi sono ormeggiate diverse imbarcazioni da diporto.

  • La Scogliera di Levante

Scogliera di zona Paradiso, anni ’50

Fino agli anni Settanta l’ampia costa cittadina che racchiude il Golfo di Levante, da Punta Calcarella al ‘Paradiso’, alla “Razia”, alla “Badiazza” e fino ai ponti spagnoli, nei mesi estivi era affollata da tanti bagnanti, che vi si recavano con molta facilità a piedi e spesso già in costume da bagno, almeno i più giovani, in quanto queste zone di balneazione erano a pochi passi dall’abitato urbano.

Dalla fine di questo periodo, a causa dell’aumento demografico che di conseguenza comportava più scarichi fognari nel limpido e pulito mare Xifonio, i litorali cittadini di levante iniziarono ad essere evitati ed il numero dei bagnanti si ridusse sempre più, fino ad azzerarsi del tutto. Quindi l’inquinamento del mare, causato soprattutto dalla mancanza di un adeguato impianto di depurazione, fu la causa principale dell’abbandono di quella scogliera cittadina che da sempre aveva ospitato tanti bagnanti di ogni età.

Su questi scogli tantissime persone stavano distese su un semplice telo da bagno a prendere le tradizionali e vantate abbronzature stagionali, da esibire con un certo atteggiamento vanitoso ed anche malizioso durante le serali e consuete “passiati a Villa”.

Nella scogliera, che in tempi lontani era stata creata in maniera artificiale per proteggere la costa cittadina attenuandone l’erosione provocata dalle onde marine, vi erano dei luoghi conosciuti con nomi appropriati, per la presenza magari di qualche scoglio particolare.

Zona Badiazza, anni ’60

Luoghi di riferimento degli eventuali ritrovi di comitive di ragazzi, per fare il bagno in compagnia; fra questi si cita “u scugghiddu”, un piccolo e molto conosciuto scoglio presente nella zona sottostante i Giardini Pubblici nella parte prossima alle mura spagnole del castello, “a banchinedda”, l’esile molo da dove partivano le barche che andavano al Granatello e che ancora oggi si estende nel golfo proprio nella zona centrale della “Badiazza” ed inoltre “u scogghiu in fora”, per indicare uno scoglio affiorante situato a poca distanza dalla riva sotto la piazza della “Razia”.

Soprattutto quella della Badiazza era una scogliera molto amata che, con la carenza di rive sabbiose, ha costretto i bagnanti augustani a sapersi muovere con abilità sugli scogli ed anche a diventare dei bravi tuffatori, potendo sfruttare con facilità i tanti scogli come dei veri e propri trampolini per compiere i vari tuffi: “a tummuni i testa”, “a chiovu”, con la capovolta, “a panareddu” ed altri modi ancora più strambi; mentre per i meno esperti la specialità era…“a panzata”!

Andare a fare il bagno negli splendidi litorali cittadini era uno dei principali e piacevoli svaghi per gli Augustani, soprattutto favoriti dalla lunga e calda stagione delle nostre zone che spesso si dilungava ben oltre la vera e propria stagione estiva, ovvero fino all’inizio del mese di Ottobre quando gli studenti dovevano far ritorno sui banchi di scuola.

  • Balneazione extraurbana

L’aumento dell’inquinamento del ‘mare nostrum’, con la complicità della quantità sempre più diffusa di moto, vespe ed automobili, che permettevano di raggiungere altri luoghi extraurbani, portò molto più del normale flusso gli Augustani verso delle zone balneari esistenti fuori città. Si materializzò così una massiccia e costante migrazione verso l’area del Granatello e soprattutto lungo l’incantevole e frastagliata costa del Promontorio del Tauro, con le sue tante e suggestive rientranze.

Scogliera tra ‘Acque verdi’ e Capo Santa Croce, anno 2016

Tutti luoghi attraenti che da Punta d’Izzo vanno verso “u faru”, quindi agli Archi Vuoti, alle Acque Verdi, allo “Sbarcaturi de Turchi” ed oltre verso ‘Villa Marina’ e la cala dell’Acquasanta, per giungere fino all’estremità nord di Campolato e della vicina area balneabile del Camping Baia del Silenzio, prima di sfociare nell’accogliente baia di Brucoli con luoghi meravigliosi quali ‘i tri puttusi’ e la piccola ma sempre affollata spiaggetta esistente sotto il castello.

Questi sono tutti luoghi localmente molto conosciuti e presi d’assalto dai tanti amanti del mare e del sole… oltre che della tranquillità. In passato era una normalità vedere, per esempio, nella battigia del ‘Granatello’ o sugli scogli di ‘Sant’Elena’, dei folti gruppi di persone ed anche delle intere famiglie che andavano a trascorrere una lunga giornata al mare e consumavano sul posto degli abbondanti pasti preparati a casa, ‘attrezzandosi’ di tutto il necessario per avere le più comodità possibili. Negli stessi luoghi non mancavano mai quei tali giovanotti che, con i loro giochi di forza e di bravura, magari per far colpo su qualche bella ragazza lì presente, allietavano l’intero ambiente: erano veramente altri tempi!

Salvo Lentini


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