Politica

Centopassi solidale con la stampa, il consigliere Triberio polemizza con i 5 Stelle paventando “schedature”

AUGUSTA – “Fuori i nomi” di chi appoggia la protesta dei giornalisti contro gli attacchi del m5S alla libertà di stampa. Centopassi di Augusta fa scoppiare il caso delle “indagini” grilline sugli aderenti al movimento fondato da Claudio Fava, partite dopo il comunicato che dichiarava “pieno sostegno e completa adesione” alla manifestazione organizzata il 13 novembre dall’Ordine nazionale e dalla Federazione italiana della stampa (vedi articolo).

No alla ‘schedatura’ 5 Stelle per i nostri militanti“, denuncia un comunicato firmato dal collettivo augustano e diffuso dal consigliere di riferimento, Giancarlo Triberio. Secondo il documento, la dirigenza del locale meet up avrebbe chiesto con insistenza “i nomi dei nostri aderenti“. Una “curiosità” sorta dopo che questa forza politica di centrosinistra, con un comunicato collegiale, aveva preso posizione sul “infimi sciacalli” scritto dal vicepremier Luigi Di Maio contro i cronisti che si erano occupati dell’inchiesta sulla sindaca di Roma, Virginia Raggi.

Quel documento di Centopassi aveva però osservato che la censura non era solo una prerogativa dei vertici pentastellati, ma proprio un “metodo” politico. Ricordando che “nel consiglio comunale di Augusta stiamo subendo da 3 anni questa deriva autoritaria e antidemocratica, che tenta di impedire persino il diritto di parola ai consiglieri non allineati col Potere“.

Il comunicato – pure quello arrivato dalla casella elettronica del consigliere – aveva sostanzialmente conferito una particolare coloritura anche alla generica dichiarazione pubblica di adesione a #giùlemanidall’informazione, firmata da 4 cronisti consiliari augustani. In pratica quelli maggiormente esposti “al tentativo della politica di delegittimare una categoria, che svolge un fondamentale ruolo di vigilanza contro i tentativi di comprimere i principi fondanti della categoria“.

inserzioni

Dopo quella presa di posizione (firmata anche da Leu, sigla ora sparita perché nel frattempo si è sciolta) Triberio racconta di “essere stato contattato in privato da chi – a quanto mi risulta – è referente del meet up, con la sorprendente richiesta di trasmettergli i nomi degli aderenti a Centopassi“. Una richiesta, che lo ha lasciato “sbigottito“, che poi si è estesa ad alcune redazioni ed è sbarcata pure sui social. “Il Partito che convoca i Consigli comunali in seduta segreta – scrive in replica il collettivo –, che spegne il microfono al nostro consigliere e nega la parola alla minoranza, adesso chiede i nostri nomi e cognomi: perché?“.

Per Triberio e i suoi l’interrogativo trova risposta in “un intollerabile tentativo di ‘schedatura’ degli aderenti“. Che va a fare il paio con quei dibattiti a San Biagio dove viene “impedito all’opposizione di esprimere il proprio pensiero, negando la parola e intimidendo con allusioni a ‘punizioni’ giudiziarie, spingendosi a far balenare un dossieraggio contro chi critica gli atti dell’amministrazione 5 Stelle“. Centopassi, con questa clima avvelenato dal sospetto, ovviamente i suoi archivi non li mette su Facebook. Perciò il collettivo replica che “ci chiamiamo Democrazia, Antifascismo, Antimafia, Solidarietà“.

Per il consigliere, altrettanto provocatoriamente, “consideriamo aderenti il migliaio di elettori che ci ha votati alle regionali“. E giusto per rimarcare che “nessun sindaco, nessuna maggioranza, nessun meet up ci impediranno di difendere quel ‘Tutti hanno diritto di manifestare il proprio pensiero’, garantito dalla Costituzione, contro i tentativi di chi vuole trasformarlo in ‘Solo alcuni’“, Centopassi torna ad esprimere “solidarietà con la stampa in difesa dell’articolo 21“. Definendo “preoccupante che gli editori e i giornali, con un’intera pagina sui quotidiani, oggi siano costretti a ricordarlo, 80 anni dopo la sua entrata in vigore” (vedi foto in evidenza).


inserzioni inserzioni
In alto