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Che fine hanno fatto le statue della chiesa Madre?

AUGUSTA – Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto ripetute domande dai nostri lettori sulla sorte delle statue acroteriali che dalla chiesa Madre dominavano la piazza. Ricordiamo che esattamente due anni fa si registrò l’appello a riguardo della sezione locale dell’associazione “Italia nostra”. Per offrire una risposta concreta alle legittime curiosità, abbiamo richiesto un contributo a Giuseppe Carrabino, presidente della Commissione comunale di Storia patria, che ha già collaborato al percorso editoriale di riscoperta delle tradizioni cittadine intrapreso da La Gazzetta Augustana.it.

Per secoli hanno costituito il coronamento del prospetto della nostra chiesa Madre dedicata a Maria SS. Assunta. Si tratta delle due statue acroteriali raffiguranti San Domenico patrono della città e S. Giuseppe da sempre venerato quale celeste protettore e delle quattro fiamme poste sul timpano in prossimità della campana civica. Questi segni, all’indomani del sisma del 13 dicembre 1990, furono rimossi a cura della ditta “Edilizia alternativa”, che ebbe l’incarico della messa in sicurezza del Duomo e di buona parte degli edifici pubblici della città. La rimozione delle statue, delle fiamme e della campana fu allora giustificata dalla probabilità che un ulteriore scossa avrebbe potuto far crollare al suolo le imponenti sculture, come del resto si era già verificato per la statua di S. Domenico in occasione del terremoto del 1848.

Nel dicembre del 2004, a conclusione dei lavori di restauro dell’interno della chiesa Madre, l’architetto Armando Pizzo, progettista dei lavori, ebbe a dichiarare che la chiesa sarebbe stata riaperta al culto priva di questi ornamenti scultorei, in quanto, a causa di un errore progettuale, i lavori di restauro della cappelle del transetto, della canonica e dei locali annessi erano vincolati da un ulteriore progetto che doveva essere ancora presentato agli uffici preposti.

In effetti nessun progetto integrativo è stato mai presentato e tantomeno finanziato, sicché le statue sono rimaste all’interno dei cassoni in ferro abbandonate nei locali dell’ex Plastjonica; le fiamme acroteriali sono andate disperse, mentre la campana civica, la più grande di quelle esistenti in città, è stata sistemata all’interno della chiesa Madre.

Le statue, pur realizzate in materiale povero, da sempre hanno sovrastato il tempio e costituiscono il coronamento di un edificio che rappresenta l’identità religiosa di Augusta.

I tecnici hanno più volte ribadito che le statue sono in pessime condizioni conservative, ma chi ha avuto modo di constatarne l’integrità se dal 1990 sono chiuse dentro i cassoni ed è pertanto impossibile visionarle?

Stranamente, mentre il restauro della chiesa Madre di Avola ha previsto il recupero delle statue e la ricostruzione dei basamenti che un tempo ornavano il sagrato, ad Augusta si è giunti alla determinazione di spogliare il prospetto degli elementi che lo arricchivano.

Sarebbe pertanto opportuno riferire con chiarezza all’opinione pubblica cosa si intende fare per restituire alla città il sacro tempio nella sua integrità. Inutile poi proporre ipotesi di alterazione dell’unicità architettonica ed artistica quale la possibilità di collocare le statue sul sagrato. Si tratta di statue realizzate per essere ammirate a distanza, in quanto abbozzate e prive dei particolari, che viste da vicino sarebbero motivo di risibilità.

Sarebbe opportuno, infine, richiedere con fermezza la ricollocazione nella posizione originaria, per recuperare non solo l’armonia architettonica ma soprattutto l’identità civica ed ecclesiale, compromessa da ciò che sono sembrati sprovveduti interventi o azioni improvvisate prive della necessaria conoscenza storica.

Giuseppe Carrabino


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