Cultura

“Cose di donne”, anteprima del docu-film in concorso ai David di Donatello

AUGUSTA – La Sicilia è “fimmina”. Quest’espressione è l’essenza del film documentario dell’augustano Lorenzo Daniele, entrato in concorso ai David di Donatello, “Tà gynaikeia. Cose di donne“, da lui stesso presentato venerdì pomeriggio insieme all’archeologa e sceneggiatrice Alessandra Cilio. La speciale anteprima si è tenuta presso il Circolo Unione presieduto da Gaetana Bruno ed è stata promossa da Elena La Ferla, responsabile di “Augusta lab connection”.

La nostra scommessa“, ha esordito il regista, “è quella di rimanere in Sicilia e fare qui il nostro lavoro, per dimostrare, visti gli ottimi risultati ottenuti, che in Sicilia si possono fare cinema archeologico e documentari“. Non è semplice raccontare il moderno attraverso l’antico e viceversa, ma attraverso il contributo emozionale di sei donne, diverse per età e vissuti, che raccontano la loro sicilianità, è stato possibile rendere visibile e dare onore a quel legame inscindibile tra passato e presente.

Un legame profondo, intimo, suggellato dalle parole di queste donne che hanno come denominatore comune la passione e l’amore per le loro radici. Attraverso le loro storie è possibile valorizzare non solo l’immenso patrimonio archeologico siciliano ma anche il presente, eco ibrida di miti, testimonianze e tradizioni d’altri tempi. Il passato continua a parlarci soprattutto nei piccoli gesti quotidiani, tocca le corde dell’anima ed è come una madre che non smette di nutrire.

In “Tà gynaikeia” è archeologia tutta al femminile, di cui se ne è sempre parlato molto poco. Le donne sono un campo da seminare e da arare, sono bellezza, sono coraggio e comprensione, sono garanti della continuità della stirpe attraverso la maternità. Nonostante questo, nonostante sia stata il pilastro della famiglia nella storia, la donna è comunque vissuta ai limiti dell’invisibilità e, come onda alla quale spesso non è stato dato di conoscere la strada per raggiungere la riva, è rimasta in silenzio e accondiscendente tra le mura, senza spazio, della quotidianità.

Ma le donne, la loro essenza, la loro forza e il loro coraggio, mai del tutto celati, ritrovano voce e spazio attraverso i miti della ninfe e di divinità come Demetra. Demetra, dea dell’agricoltura, del grano, nutrice della terra, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte e protettrice del matrimonio, incarna le donne siciliane e i profumi di questa terra.

Di quest’isola, circondata dal mare dei sincretismi, le donne, apparentemente relegate in una condizione di spazio chiuso e preghiera, hanno unito i popoli più del commercio e ne sono il cuore pulsante. Le musiche, scritte sui testi del primo Novecento, alternate alla narrazione dell’attore augustano Davide Sbrogiò, s’intrecciano al documentario con una perfezione suggestiva che fa dimenticare tempo e spazio. L’augurio è che la bellezza che l’opera ha donato agli spettatori augustani venga colta anche dai giurati dell’Accademia del cinema italiano.

Marcella Di Grande


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