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La cultura del donarsi agli altri, terzo incontro del concorso “Unitre”

AUGUSTA – Giunto alla quinta edizione, quest’anno il progetto-concorso dell’associazione “Università delle tre età” rivolto agli studenti ha per filo conduttore il tema: “Quale impegno personale per in mondo migliore: essere, amare, donare, servire”.

Come i due precedenti incontri , dal titolo “Conoscere se stessi per realizzare la propria vocazione, in armonia con gli altri, e per contribuire a un mondo migliore” e “L’amore e il dono di sé e del servire nell’ambito sociale e familiare”, anche il terzo si è tenuto nell’aula magna dell’Istituto di istruzione superiore “Ruiz”, giovedì pomeriggio alle ore 17,30. Al tavolo dei relatori, insieme a Giuseppe Caramagno, presidente dell’associazione “Unitre”, Anna Daniele, la docente responsabile del progetto, e Salvatore Cannavà, vicepresidente dell’associazione nella veste di moderatore, i due ospiti chiamati a intervenire per l’occasione.

Maria Giovanna Sergi, dirigente scolastica del 2° Istituto comprensivo “Corbino”, e padre Angelo Saraceno si sono rivolti ai ragazzi esponendo una propria elaborazione del tema oggetto del terzo incontro, ovvero “L’amore e il dono di sé e del servire per una vita piena e gioiosa”.

Per rendere il concetto di “amore” legato all’ambito sociale, la dirigente scolastica ha scomodato un’opera di Erich Fromm, “L’Arte di amare”. Secondo Maria Giovanna Sergi, il sociologo definisce “l’amore come attitudine, inclinazione verso il mondo riuscendo ad aprirsi agli altri; superare quell’innato senso di individualismo per diventare il cosiddetto “animale sociale””. La docente ha proseguito: “In questo libro viene data una spiegazione dell’amore sulla base di quattro aspetti di amore in senso sociale: premura, responsabilità, rispetto, conoscenza”.

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Approfondendo poi il tema del “dono di sé”, allora ha riportato le parole pronunciate da papa Francesco: “Per vivere la vita come un dono bisogna avere il cuore largo”. Da qui la Sergi ha approfondito: “Qual è il dono più grande che oggi possiamo dare? Il dono della “presenza”, intesa nel senso opposto all’indifferenza; servire nel senso di ascoltare, mettersi a disposizione degli altri in qualsiasi ambito; ciò significa rispondere alle richieste che ci vengono fatte anche quando sono silenziose, improntare i nostri rapporti con gli altri sul valore della gentilezza”.

La dirigente scolastica ha affidato la conclusione del suo intervento alle parole tratte da “Il cacciatore di aquiloni”, di Khaled Hosseini: “Vorrei essere guardato e non soltanto visto, vorrei essere ascoltato e non soltanto udito”.

Padre Angelo Saraceno ha invece dato un taglio narrativo alla sua esposizione, premettendo: “Ringrazio chi ha organizzato questo incontro, anche se all’inizio ho avuto un po’ di disagio; poi ho pensato che, se questo racconto può essere utile perché si trovi la gioia di vivere, l’armonia, l’impegno, ben venga”. Ha voluto riferire come si è sentito quando ha compreso, da giovanissimo, di voler mettersi a servizio degli altri, con la consapevolezza di essere egli stesso oggetto di un dono. Lo capii il 1 settembre del 1976, quando ricevette una telefonata in cui gli comunicarono che sarebbe diventato parroco di una parrocchia che ancora non c’era. “Un progetto che Dio gli aveva affidato, un sogno che si realizzava”, ha spiegato.

Padre Angelo Saraceno ha ricordato che la missione sacerdotale si fonda su tre principi: gratuità, libertà da ogni poteri, la scelta per i poveri. Precisando che “povero” è inteso nel senso di uomo in quanto tale, uomo che deve valere per ciò che è e non per ciò che ha. Poi, in relazione al concetto di “bene”, ha affermato: “Ho imparato, in questi anni, che il bene si può fare senza far rumore”.

La narrazione del sacerdote si è conclusa con un accorato invito ai giovani presenti in platea, un invito a maturare valori e idee, “perché nella vita: o tu vivi come la pensi o finisci per pensarla come vivi, è questo il rischio più grande che ognuno di noi corre“, ha asserito. Ha condiviso allora un motto, che ha spiegato di aver fatto proprio nel suo percorso di vita: “Fai strada agli altri senza farti strada”.

Cecilia Casole


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