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Restituito alla città il simulacro di Nostra Donna della Grazia, le curiosità storiche

AUGUSTA – Sono state numerose le difficoltà riscontrate per l’auspicato restauro del seicentesco simulacro della Madonna della Grazia, antica patrona di Augusta. Innanzitutto per il rilascio delle certificazioni necessarie, che hanno visto ben quattro sovrintendenti coinvolti, per passare alle problematiche emerse nel corso del restauro, considerato che si tratta di un’opera della tipologia a mistura realizzata con materiali poveri, ovvero tela di juta, cartapesta legno e gesso, che ha subito numerosi rifacimenti e che è stata esposta alle ingiurie del tempo e dell’uomo.

Ma, alla fine, un altro tassello si aggiunge a quel grande mosaico di beni restaurati che tornano ad essere fruiti dalla città. Con una cerimonia tenutasi nella chiesa dei Naviganti dedicata a Maria SS. Annunziata è stato presentato giovedì sera il simulacro oggetto di un accurato e delicato restauro, curato dall’augustana Rosaria Matarazzo, con il generoso contributo della “S. Domenico Society” di Boston, presieduta da Liliana Ursino De Santis.

Presenti il sindaco Cettina Di Pietro, il tenente colonnello Massimo Lucca, che il 6 giugno scorso ha assunto il comando distaccamento del 62° Reggimento fanteria “Sicilia” presso la caserma “Sommaruga” di Catania , le autorità civili e militari, don Angelo Lipari, delegato arcivescovile per le confraternite di Augusta, nonché presidenti e rappresentanti di circoli, associazioni, club service e del mondo della scuola.

Una serata all’insegna della storia, delle tradizioni civiche e religiose, ed animata dal soprano Francesco Ussia, accompagnata al flauto traverso dal maestro Pamela Patania e alle tastiere dal maestro Domenico Zanti. Tra gli interventi quelli del Sindaco, di Lucy Russo a nome della “S. Domenico Society”, di Mimmo Di Grande, governatore della confraternita dei Naviganti.

restauro-simulacro-madonna-della-grazia-in-chiesa-annunziata-augustaL’intervento della restauratrice Rosaria Matarazzo ha permesso di documentare le varie fasi del recupero e del ritrovamento di tracce significative delle cromie originali, nonostante le numerose stratificazioni. L’opera, che presenta le stesse caratteristiche del simulacro di S. Domenico, potrebbe essere coeva e quindi databile alla fine del Cinquecento o ai primissimi del Seicento. Il restauro ha permesso di rimuovere le numerose ridipinture con colori a smalto: la veste così come tutti gli elementi compositivi mostravano discontinuità delle forme, disturbando la corretta leggibilità della stessa. Inoltre innumerevoli sovrammissioni ispessivano il manufatto nascondendo il naturale movimento del panneggio.

L’excursus storico è stato tracciato da Giuseppe Carrabino, che nella sua narrazione ha innanzitutto chiarito l’esatto titolo dell’antico culto locale: Nostra Donna della Grazia, la Vergine della Grazia, la dispensatrice della Grazia. Sembrerebbe una forzatura per i cittadini augustani, anche perché nella devozione edulcorata si è piuttosto abituati a parlare di Madonna delle Grazie. Eppure, non solo gli antichi testi degli storici locali presentano la Vergine sotto il titolo della Grazia, ma addirittura il toponimo in dialetto augustano conferma questo attributo: non le Grazie, ma la Grazia “a razzia”.

Oltre alla festa liturgica del 2 luglio, ad Augusta si celebrava con particolare solennità la festa del patrocinio che ricadeva nella cosiddetta “Pasqua di Pentecoste”.

Carrabino ha illustrato che i documenti esaminati, unitamente ai disegni e le stampe dei secoli scorsi, localizzano la chiesa di Nostra Donna della Grazia nell’attuale incrocio delle vie Giovanni Lavaggi con l’innesto di viale Vittorio Veneto, nel sito dove si ergeva la prima porta in uscita dalla città eretta dagli spagnoli nell’ambito del sistema difensivo. Una porta che nel linguaggio degli anziani è ancora ricordata nel toponimo “a porta Matri i Diu”. In questo sito sorgeva infatti la chiesa dedicata a Nostra Signora della Gratia, detta “la nova” per differenziarla da un’altra esistente indicata come “la vecchia”.

Della chiesa della Grazia “la nova”, si apprende che nel 1631 il vescovo Fabrizio Antenoro l’aveva affidata ai Frati Minori Osservanti in virtù di un Breve dato in Noto il 18 settembre dello stesso anno. Tale notizia, riportata da monsignor Pasquale Magnano fu annotata da Giuseppe Capodieci nei suoi “Annali di Siracusa”. Tra i “privilegi” concessi dal vescovo Fabrizio Antenoro nel periodo 1631-1635 si rileva altresì quello del riconoscimento della Confraternita di S. Maria la Grazia vecchia, la stessa confraternita che, a seguito della distruzione della prima chiesa, verrà ospitata nella chiesa dell’Annunziata fino all’estinzione avvenuta nel XIX secolo.

Fu Francesco Vita, autore della “prima” storia di Augusta pubblicata a Venezia nel 1653 a raccontare che appena dieci anni dopo i frati vennero costretti a lasciare l’edificio perché intralciava il potenziamento delle fortificazioni attorno al Castello, cioè la costruzione della tenaglia formata dai baluardi Santa Teresa, San Francesco e dal rivellino o “media luna Sant’Anna”. Per questa necessità i frati furono risarciti dal Senato Augustanese con l’assegnazione di uno spazio nell’antica Contrada di San Giacomo, dove fu costruita la nuova chiesa e l’attiguo convento. Uno spazio dove peraltro sorgeva l’antica chiesa di S. Giacomo, che divenne sede del nuovo culto della Madonna della Grazia, in effetti la terza chiesa dedicata alla Vergine con questo titolo.

È certo che l’immagine che gli augustani hanno sempre venerato è il simulacro restaurato, che comunque si fa risalire al XVII secolo ma potrebbe essere anche antecedente, dal momento che il simulacro di S. Domenico è un opera della fine del Cinquecento, dello stesso materiale del simulacro della Grazia. Sono entrambi a mistura, cioè una composizione di materiali duttili, sacco, gesso e cartapesta.

Negli anni, ha riferito Carrabino, non si è mai avuto modo di comprendere come mai nella chiesa dell’Annunziata, edificata dai Naviganti si custodiscono una pala d’altare e un simulacro della Madonna della Grazia. Il quesito è stato risolto da monsignor Pasquale Magnano, che ha rinvenuto il documento attestante che il 25 giugno 1681 il vescovo di Siracusa monsignor Francesco Fortezza dispose il trasferimento nella chiesa di Maria SS. Annunziata del simulacro e dell’altare esistenti nella chiesa della Grazia, già distrutta dai francesi. Dispose quindi il trasferimento non solo del simulacro ma di tutta la macchina dell’altare, che fu collocata in quella che è l’attuale sagrestia. Di quell’altare si conservano quattro colonne tortili, che proprio in occasione della serata sono state esposte quale preludio di futuri progetti di recupero.

Al termine della serata, il Sindaco ha ringraziato quanti si sono adoperati in questo ambizioso progetto, augurandosi inoltre che l’opera meritoria delle confraternite proceda anche in questa direzione. Ha auspicato altresì una collaborazione con l’Amministrazione per studiare percorsi all’insegna della fruizione e conoscenza del “bello” custodito nelle chiese confraternali della città.  Un invito che è stato prontamente accolto dalle confraternite, che hanno assicurato pronta disponibilità nel proseguire in quella attività che parallelamente al culto e alla tradizione permette alla cittadinanza di accostarsi alla conoscenza della storia e dell’immenso patrimonio artistico costituito da dipinti, sculture, argenterie e parati sacri frutto della fede di generazioni di augustani.


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