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Ricordo di Francesca Ferraguto, a nove anni dal femminicidio. Intervista esclusiva ai genitori

AUGUSTA – Oggi, 25 maggio, all’indomani della conclusione dei festeggiamenti in onore di San Domenico, patrono di Augusta, ricorrono nove anni dalla scomparsa di Francesca Ferraguto, uccisa all’età di 21 anni dal compagno convivente Gianfranco Bari, condannato con sentenza definitiva a diciotto anni di reclusione per l’omicidio e il successivo occultamento del cadavere.

Chicca, così era chiamata in famiglia, dai cugini e dagli amici, nacque a Catania il 12 agosto 1987, adorava la festa patronale di Augusta perché vi partecipava insieme ai nonni materni, commercianti che dal capoluogo etneo giungevano appositamente nell’Isola, portando la loro “bancarella”. Proprio così, il padre Natale, la mamma Rosetta e i fratelli Noemi e Michele di Francesca, tengono a ricordarla, raccontandola in un’intervista concessa in esclusiva.

Il papà Natale, fortemente legato alle sue origini augustane, portò a vivere qui la sua famiglia e fa crescere Francesca, così come poi gli altri due figli Michele e Noemi, insegnando loro ad amare la vita e la musica. “Francesca, da piccola mi assecondava – ci racconta Natale Ferraguto –, io sono un fan appassionato di Adriano Celentano e insieme giocavamo ad imitarlo, conosco tutte le sue canzoni a memoria e le ho insegnate ai miei tre figli, con l’allegria del travestimento, con il cappello, gli occhiali da sole e una chitarrina giocattolo, da cui non si separava mai. Ricordo ancora quando, in occasione di due feste, alla chiesa Santa Lucia e per due anni consecutivi, Francesca cantò proprio “Una carezza in un pugno” e poi “Azzurro”…“.

Si sarebbe dovuta chiamare Claudia, se fosse stato solo il papà a scegliere il nome, in onore di Claudia Mori, moglie di Celentano, e invece per la sua seconda figlia (dopo una prima avuta da un precedente matrimonio), insieme a Rosetta decisero per Francesca, come la nonna materna, nel rispetto della tradizione siciliana.

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La mamma Rosetta ricorda la loro prima figlia come una bambina, poi ragazzina, quindi giovane donna, dal carattere molto forte ma al tempo stesso sorprendente e ribelle. “Ricordo il suo sorriso, è qui impresso in tutte le sue foto, divertente e solare – afferma – Non lo dico perché sono sua mamma, ma perché Francesca era veramente così! Era molto vivace e abbastanza ubbidiente da piccola, poi, da ragazza, dopo aver conosciuto il suo primo amore che noi non abbiamo approvato e ostacolato in tutti i modi per proteggerla, dopo la fine di quel primo rapporto, ha iniziato a essere più ribelle e  fare di testa sua. Noi per amore e per non sbagliare più l’abbiamo lasciata fare, lei era libera e avventurosa, come i viaggi che amava e sognava di fare“.

Francesca Ferraguto frequentò la scuola elementare e media dell’Istituto comprensivo “Domenico Costa” e poi, anche se avrebbe voluto iscriversi al Liceo artistico a Siracusa, proseguì gli studi al Liceo scientifico per accontentare i genitori protettivi, che avevano timore a lasciarla viaggiare in autobus alla sua età. Lasciò gli studi al terzo anno, nonostante la bravura e la passione per la scrittura e il disegno, nonostante l’ammirazione che le insegnanti nutrivano per lei, sperando nel suo ritorno tra i banchi di scuola. Decise di crescere in fretta e di lavorare, prima nei supermercati e poi nei bar.

La mamma ci confida: “L’unico errore che Francesca ha compiuto nella sua vita, nella nostra vita splendida prima di quel maledetto giorno, è stato fidarsi di tutti e di tutto ciò che le ispirava fiducia e simpatia. Vedeva il buono nella gente e mai la cattiveria, che esiste, e noi lo sappiamo. Era l’amica delle amiche e degli amici, c’era per tutti coloro che avevano bisogno di lei, proteggeva e perdonava“. Mentre il papà la ricorda come la figlia con il suo stesso carattere altruista, ma che poi la vita ha punito con porte chiuse e disgrazie, tutto il contrario di ciò che loro provavano a dare. Un incontro molto toccante e forte quello con i genitori di Francesca Ferraguto, che si fanno forza per gli altri due fratelli: il ventiseienne Michele, attualmente all’estero per lavoro, e Noemi, quasi diciassettenne.

La paura esiste ma papà Natale sa che Francesca oggi gli direbbe di combattere contro la violenza, di continuare la battaglia nonostante in cuor suo, pieno di rabbia e dolore, chieda solo vendetta al cielo. La forza che unisce le famiglia risiede anche nel messaggio che si intende lanciare, come emerge dalle parole della signora Rosetta: “Francesca ha iniziato a farmi intuire che qualcosa non andasse nel suo rapporto con… non riesco ancora a dargli un nome… Solo negli ultimi mesi prima di morire così brutalmente, non ho avuto il tempo per difenderla e riportarla a casa, la consigliavamo ma lei era sempre ostinata a restare con lui, che solo lei amava tanto. Ora – prosegue la mamma – a prescindere o meno dalla felicità o dai dolori provati anche dai nostri figli, ciò che voglio dire ai ragazzi di oggi, compresi i miei figli, è di essere confidenti con i genitori e a questi ultimi di non far mancare mai tempo ai loro figli. Nel bene e nel male un genitore è l’unico che può capire quando un figlio si trova in difficoltà, l’unico che non deve mai smettere di stare loro vicino e dare attenzione. Io provo ancora a stare accanto a Francesca, che mi direbbe di continuare a lottare contro la violenza, piaga ormai insostenibile“.

Le fotografie, i ricordi, i disegni, le poesie di Francesca oggi costituiscono la voce imperitura della ragazza, a cui, per la famiglia, bisogna continuare a dare eco, per promuovere la cultura della prevenzione e della consapevolezza nelle relazioni sentimentali e debellare l’odiosa piaga della violenza alle donne e il dramma dei femminicidi.

Alessandra Peluso

(Foto in evidenza fornita dalla famiglia Ferraguto)


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