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Un mega-inceneritore ad Augusta?

AUGUSTA – Negli atti e nelle comunicazioni ufficiali vengono chiamati “termovalorizzatori”, ma non avrebbero nulla di diverso rispetto agli inceneritori, di varie capacità, per il trattamento dei rifiuti urbani indifferenziati. In questi giorni sono stati nuovamente accostatati, dopo anni di silenzio, al territorio di Augusta.

Infatti, il 5 febbraio in sede di Conferenza Stato – Regioni è stato approvato un decreto che prevede, su indicazione del governo Renzi, la realizzazione di “almeno due” termovalorizzatori in Sicilia. Nel decreto in questione si fa espresso riferimento alla “riconversione, ove possibile, di impiantistica esistente di diversa originaria natura produttiva”, accendendo i riflettori sulle due centrali Enel, che l’azienda intende dismettere, di Termini Imerese e Augusta, che sarebbero idonee ad una riconversione in termovalorizzatori.

In più, la previsione numerica voluta dal governo Renzi di “almeno due” impianti sarebbe compatibile con il preannunciato piano di Crocetta, che tempo addietro proponeva sei piccoli termovalorizzatori da costruire nei Comuni di Palermo, Catania e Messina e gli altri distribuiti nei paesi tra Agrigento e Trapani, Caltanissetta e Enna, Ragusa e Siracusa. Anche se, come da ultimissime indiscrezioni, il Governo regionale, diversamente dal recente decreto, intenderebbe realizzarli nei pressi delle discariche e degli impianti di compostaggio esistenti.

La localizzazione di un mega-inceneritore ad Augusta non sarebbe una novità, considerato il progetto di una decina di anni fa dell’allora governo Cuffaro di riconvertire la centrale termoelettrica esistente in parte a carbone e in parte proprio in termovalorizzatore. Un disegno osteggiato dalla popolazione residente con la tesi che avrebbe aggravato le condizioni ambientali di un territorio già martoriato dalle emissioni nocive di origine industriale.

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Augusta, quindi, ancora una volta probabile vittima delle sostanze tossiche. A quelle prodotte dal più grande polo petrolchimico d’Europa del triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli potrebbero amaramente aggiungersi quelle attribuibili ai termovalorizzatori, veri e propri inceneritori di rifiuti. Giova ricordare che, secondo i dati riportati da Greenpeace, le sostanze chimiche emesse dal camino di un inceneritore comprendono: composti organici del cloro (diossine, furani, Pcb – policlorobifenili), Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), Voc (composti organici volatili), elementi in traccia (piombo, cadmio e mercurio), acido cloridrico, ossidi di azoto, ossidi di zolfo ed ossidi di carbonio. E gran parte di questi composti si dissolvono in atmosfera.

Cecilia Casole


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