Pillole di resilienza anti-coronavirus. Diritti dei bambini in quarantena
AUGUSTA – Nell’emergenza sanitaria da Coronavirus, c’è da fare i conti anche con i risvolti psicologici a cui vanno incontro i cittadini in isolamento domiciliare per settimane come anche i lavoratori delle categorie rimaste attive, perché “essenziali” per decreto, in città semi-deserte. Accanto alle notizie, quelle verificate, su quanto sta accadendo, abbiamo ritenuto di fornire un ulteriore strumento di comprensione ai nostri lettori sul fronte psico-sociale. Così nasce la rubrica chiamata “Pillole di resilienza”, in chiave divulgativa, a cura dello psicologo augustano Francesco Cannavà.
Diversamente da come si crede, un bambino non è un uomo di piccole dimensioni. Il suo sistema cognitivo ed affettivo, il suo sistema di orientamento spazio-temporale, dipendono dalla fase di sviluppo che sta attraversando, dalle relazioni che intrattiene e dal contesto in cui cresce. Nei primi sei anni di vita si creano le basi su cui costruirà la propria individualità, che continuerà a strutturarsi negli anni successivi in funzione dell’esperienza di vita. Per questo motivo va ascoltato e stimolato al confronto.
Anche se le statistiche vedono i minori come più resistenti alle conseguenze cliniche più gravi del virus, dobbiamo anche considerare che altre statistiche ci mostrano come siano molto più esposti ai rischi psicologici connessi all’aspetto sociale dell’epidemia: notizie ansiogene, preoccupazione genitoriale, perdita di nonni e congiunti, distanza dai compagni, alterazione dei punti di riferimento e delle abitudini (sport, musica, attività ludiche ecc…). Un bambino positivo al virus ha diritto a mantenere la sua identità di bambino e membro primario della comunità, anche se malato. Va sostenuto per primo e protetto da pregiudizi e timori esterni.
La chiusura delle scuole ha determinato uno scenario di vita anomalo e difficile da comprendere per bambini di età infantile e difficile da accettare per quelli in età preadolescenziale. D’un tratto le routine si sono stravolte e con loro lo stile di vita, le relazioni, spesso anche le emozioni, prodotte dalla contaminazione dei vissuti e delle interazioni tra i genitori. Può essere interessante rivedere alcuni diritti dei bambini sanciti dalla Carta internazionale dei diritti per l’infanzia e l’adolescenza che ha celebrato il trentennale proprio il 20 novembre scorso, alla luce dell’attuale particolare situazione sociale imposta dalla pandemia.
Tutti i minori italiani sono stati equiparati nella tutela dalla trasmissione del contagio con la reclusione preventiva nelle loro abitazioni e con la chiusura di tutte le scuole di ogni ordine e grado, che si sono adattate mediante l’utilizzo di strumenti di didattica a distanza per garantire il diritto allo studio, accanto al diritto alla tutela della salute.
Grandi dilemmi e difficoltà inizialmente ha presentato il diritto alla frequentazione del genitore non collocatario nei casi di separazione coniugale, ancor più se come spesso accade questa è conflittuale. Tale diritto va considerato al pari del diritto alla salute e non può escludersi con la “motivazione” della quarantena! Ogni figlio ha diritto di stare col proprio genitore non collocatario e le disposizioni deliberate dai Giudici nelle sentenza di separazione vanno applicate anche in tempo di quarantena mediante la presa in carico del minore, che con le adeguate cautele nel corso del trasporto, va portato nell’abitazione del genitore con diritto di visita. Accanto a tale condotta è indispensabile implementare la frequenza di telefonate e videochiamate anche ai nonni perché va considerata la preoccupazione taciuta dai minori rispetto allo stato di salute dei congiunti non coabitanti. Un buon genitore è colui che supera la propria ferita narcisistica facendosi ponte e sostegno al rapporto tra il figlio e l’altro genitore. Adesso più che mai.
Il diritto al gioco è un diritto vitale del minore, perché rappresenta le fondamenta della sua esperienza e delle sue modalità espressive, ma anche lo strumento di conoscenza di sé e dell’altro. Nel gioco occorre includere per i piccoli reclusi una parte Cognitiva: indovinelli, quiz, favole. Una Creativa: disegni, costruzioni, manipolazione di impasti o plastilina. Una Cinetica: correre, saltare, fare capriole, lotte coi cuscini. Queste attività producono endorfine preziose alla serenità e all’equilibrio dei bambini. Occorre mantenere un tempo d’esposizione non superiore alle 2 ore ai videogiochi. In particolar modo giochi molto dinamici e realistici possono provocare un’eccessiva produzione di adrenalina e dopamina e determinare stati di irrequietezza e rabbia, oltre all’alterazione del sonno a causa della luce blu degli schermi se i bambini giocano fino a tarda sera. Il monitoraggio del gioco se i minori giocano in rete è indispensabile e la gestione delle dinamiche deve essere rigida. I Cyberbulli operano in homeworking e la quarantena li rende più attivi!
Il diritto all’accesso alla rete internet dei bambini, è da tempo dibattuto per questioni di maturità e sicurezza. Sotto i 14 anni la rete presenta tanti rischi quante opportunità. La particolare situazione di isolamento sociale sta trasformando la comunicazione attraverso la rete nella principale forma di comunicazione anche tra bambini in tenerissima età. Se già la comunicazione mediante sistemi di messaggistica e video necessita di stretta supervisione, perché un gruppo classe su whatsapp gestito dal minore in autonomia può diventare in breve un ring o un palcoscenico, molta attenzione va posta a tutte le app che permettono l’immissione in rete di immagini e filmati realizzate dai minori. È bene ricordarlo: tutto è tracciato mediante l’indirizzo IP del genitore, che si assume quindi la responsabilità delle azioni del proprio figlio che in termini di legge non potrebbe navigare in assenza del genitore! Ma in questo periodo particolare, occorre ammetterlo, si assiste ad un rischioso eccesso di autonomia sulla rete di bambini e ragazzini che col cellulare babysitter in mano, commettono ingenuamente o quasi una gran quantità di reati informatici: dalla diffamazione, alla calunnia, alla minaccia, alla diffusione di materiale privato, al furto dell’identità, fino al sexting e alla partecipazione a challenge pericolose. Senza monitoraggio e filtro genitoriale, ingenuità, impulsività e ormoni rappresentano una miscela che sul web può fare esplodere bombe sociali con effetti virali devastanti.
Il primo difensore dei diritti del fanciullo non deve essere l’Istituzione pubblica ma il genitore consapevole!
Francesco Cannavà*
*Psicologo





















