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Al via progetto “Casa memoria” dei pescatori, obiettivo candidatura Unesco

AUGUSTA – Una serata intensa, intitolata “Dal mare”, ha dato il via lunedì scorso al progetto “Casa memoria” dei pescatori. Nel suggestivo cortile di un noto locale del centro storico, Ivano Di Modica della compagnia “Area teatro e cavalieri erranti” ha introdotto il progetto che, in breve, prevede spazi espositivi, multimediali e di incontro, dove i pescatori possano raccontare le loro storie, con l’obiettivo, nel giro di pochi anni, di candidare la memoria della pesca artigianale di Augusta come bene immateriale dell’Unesco.

È emerso dall’incontro l’obiettivo di tradurre la “Casa memoria” in uno spazio fisico e culturale in città, con l’ambizione di diventare uno spazio che miri alle scuole di tutta Italia, attrattivo per ricercatori e per un turismo culturale su larga scala, anche a livello internazionale.

La serata si è aperta con i saluti del sindaco Cettina Di Pietro, che ha offerto il proprio sostegno ed entusiasmo dinanzi a un progetto che dia la possibilità ad Augusta di riappropriarsi della storia cittadina. Poi ha preso la parola Giulio Morello, presidente dell’antica confraternita dei pescatori S. Andrea, desideroso di avviare una iniziativa di così ampio respiro e di mettere a disposizione tutto il patrimonio materiale e immateriale della confraternita. Quindi, è intervenuto il biologo marino Domenico Catalano, che ha esposto una serie di interessanti slide sulla fauna e sulla flora presenti lungo la costa augustana.

La seconda parte della serata è stata dedicata alle peculiarità e alle similitudini tra i pescatori locali e quelli taiwanesi, attraverso i contributi di Mimmo Patania, pescatore di lungo corso, e Kuan Yin, coordinatrice del progetto “Storytelling” a Taiwan, moderati dal “cuntastorie” augustano Alessio Di Modica. Patania ha raccontato l’episodio storico della pesca di uno squalo datata 1969, mentre Kuan Yin ha incuriosito i partecipanti narrando una leggenda popolare taiwanese sulla pesca delle balene, accompagnando il suo racconto con la kora, strumento tipico dei griot, i cantori di alcuni popoli africani. Memoria, tradizione, in un’atmosfera incantata, per porre le fondamenta di un progetto che riesca a custodire e tramandare.


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