Augusta, il comandante Gitto torna a casa dopo il blocco in Qatar: “Non voglio più sentire le bombe”
AUGUSTA – Sta rientrando a casa Mirko Gitto, 39 anni, originario di Augusta e comandante di un rimorchiatore, battente bandiera inglese, rimasto bloccato nel porto industriale di Ras Laffan, in Qatar, dal 28 febbraio scorso, giorno del primo bombardamento israelo-statunitense a Teheran.
Il rientro è previsto nella giornata di oggi, 31 marzo, con arrivo all’aeroporto di Catania dopo il viaggio iniziato ieri sulla tratta Doha-Atene e completato oggi con il volo Atene-Catania. Ad attenderlo ci saranno i familiari, con i quali farà ritorno nella sua abitazione nel borgo marinaro di Brucoli.
La permanenza forzata nello scalo qatariota sul Golfo Persico, insieme a oltre cinquanta unità navali commerciali, è stata determinata dall’inizio della guerra d’Iran, con il conseguente blocco delle attività navali per il timore di divenire bersagli. Il porto di Ras Laffan è infatti sede del più grande impianto di produzione di gas naturale liquefatto (Gnl) al mondo, poi effettivamente colpito e danneggiato il 2 marzo e il 18 marzo da bombardamenti iraniani.
Durante le settimane trascorse in mare in Qatar, il comandante augustano ha vissuto momenti di grande difficoltà, sia sul piano operativo che personale. Nei giorni scorsi ha accusato un malore, ricevendo le cure sulla terraferma in un vicino ospedale. Secondo dichiarazioni riportate da fonti di stampa nazionale, avrebbe anche evidenziato difficoltà legate all’asserita assenza di interlocuzioni istituzionali.
Alla vigilia del rientro, Gitto ha affidato ai social parole cariche di emozione: “Posso finalmente tornare a casa. Ho sognato ogni notte questo momento, e se ce l’ho fatta, è grazie a chi mi è stato vicino. A mia moglie, alla mia famiglia, agli amici che mi hanno fatto sentire il loro calore, a tutte quelle persone che anche se non conosco mi hanno mandato un messaggio. Ora voglio tornare a sentire voci familiari, la normalità“.
“Non voglio più scambiare un uccello per un drone – ha aggiunto – Non voglio più sentire il rumore delle bombe e l’unica scia che vorrò vedere in cielo sarà quella di una stella cadente. Grazie di cuore, le cicatrici ci saranno, ma l’affetto mi ha dato una forza che non sapevo di avere”. E ha concluso: “Ora a tutta velocità verso la libertà, che ha un nome: casa!!!”.


















