Augusta, nasce comitato per salvare i ficus secolari della villa comunale: inviata diffida alle autorità
AUGUSTA – Si riorganizza il fronte civico contrario al paventato abbattimento dei dieci ficus secolari della Villa comunale, insistenti sul primo tratto di via Colombo. A poco più di un mese dalla raccolta di quasi tremila firme promossa attraverso la piattaforma Change.org e i banchetti allestiti tra la fine di aprile e la prima metà di maggio, è nato un “comitato spontaneo” di cittadini che ha già compiuto il primo passo formale: una diffida trasmessa, nei giorni scorsi, alle autorità competenti affinché vengano integralmente rispettate le prescrizioni dettate dalla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa a tutela dello storico patrimonio arboreo.
Il comitato, che ha come referente Alessio Sanseverino, rende noto di essersi costituito con l’obiettivo di vigilare sulla salvaguardia dei ficus monumentali collocati nell’angolo sud-est dei giardini pubblici, interessati indirettamente dal progetto di ampliamento della sede stradale approvato dall’amministrazione comunale.
La diffida, datata 27 giugno e trasmessa tramite il legale incaricato, è stata indirizzata alla Soprintendenza per i Beni culturali e ambientali di Siracusa e al Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri competente per territorio, con trasmissione per conoscenza anche al Comando Carabinieri Tutela patrimonio culturale (Tpc) di Siracusa e al Comune di Augusta.
Al centro della vicenda vi è il progetto esecutivo approvato dalla giunta guidata dal sindaco Giuseppe Di Mare con deliberazione numero 242 del 19 settembre 2024. L’intervento prevede l’ampliamento della carreggiata di via Colombo con una larghezza variabile, dai circa quattro metri in più in prossimità del viadotto Federico II fino a circa due metri all’altezza del ronco Rossi, per un quadro economico complessivo di 122mila euro.
Secondo il comitato, sussiste il rischio che eventuali interventi non conformi alle prescrizioni che la Soprintendenza aveva trasmesso il 24 aprile 2024, modifiche ai capitolati d’appalto o iniziative unilaterali possano determinare “un danno irreversibile al patrimonio arboreo“, fino allo sradicamento o alla definitiva perdita delle alberature storiche.
A rafforzare tali preoccupazioni, viene richiamata la risposta fornita dall’ente locale a un’interrogazione consiliare del 22 novembre 2024, nonché la relazione dell’agronomo comunale del 13 settembre 2024, documenti dai quali, secondo il comitato, emergerebbe la difficoltà di conciliare il progetto con le prescrizioni formulate dalla Soprintendenza. Il comitato annuncia pertanto di riservarsi “ogni azione prevista dall’ordinamento” qualora dovessero essere violate le norme vigenti o disattese le prescrizioni della Soprintendenza.
“Gli alberi della Villa comunale – si legge nella odierna nota del comitato – non sono semplici elementi del verde urbano, ma autentici monumenti viventi, testimonianza della storia e dell’identità della città. La loro tutela rappresenta un dovere nei confronti delle generazioni presenti e future, soprattutto in un territorio già segnato dal consumo di suolo, dall’inquinamento e dagli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici“.
La vicenda era già approdata nell’aula consiliare durante la precedente consiliatura. Rispondendo all’interrogazione presentata da quattro consiglieri di opposizione, il dirigente del Quinto settore aveva illustrato la posizione degli uffici comunali, evidenziando come gli alberi, identificati quali Ficus benjamina, presentino “un apparato radicale aggressivo e inadatto alla vicinanza con la sede stradale” e stiano “causando lo smottamento della pavimentazione in asfalto dei giardini comunali“.
Nella medesima risposta veniva ricordato che il parere favorevole espresso dalla Soprintendenza era subordinato alla prescrizione di riallocare gli alberi in altro sito. Prescrizione che, secondo il dirigente, si scontrerebbe con le conclusioni della “relazione agronomica specialistica” allegata al progetto esecutivo, nella quale si evidenzia come, per esemplari di tali dimensioni e vetustà, le probabilità di attecchimento dopo un eventuale reimpianto sarebbero “abbastanza basse“, poiché occorrerebbe salvaguardare integralmente l’apparato radicale, operazione ritenuta non sempre tecnicamente praticabile per alberi di grande levatura.
La stessa relazione agronomica ritiene pertanto “necessario provvedere al loro espianto“, soluzione che, sempre secondo gli uffici comunali, “pregiudicherebbe inevitabilmente lo stato di salute delle piante con un basso indice di successo che non ne giustificherebbe i costi in rapporto ai benefici“.
Ecco perché è l’agronomo comunale a suggerire di sostituire i dieci esemplari di Ficus benjamina con 4 esemplari di ulivo (Olea europaea), 3 esemplari di carrubo (Ceratonia siliqua) e 3 di alloro (Laurus nobilis).


















