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Augusta, il racconto di una studentessa augustana su una vittima di cyberbullismo. Premiato al Vermexio a Siracusa

AUGUSTA – Si intitola “Alba, è un nuovo giorno!” il racconto breve di una studentessa augustana, Bianca Zerbo della classe 3ªBL dell’Istituto superiore “Arangio Ruiz”, su una vittima di cyberbullismo e sulla chiave di volta per uscirne offerta al personaggio di fantasia Alba come a tutti gli adolescenti che tale dramma lo vivono nella realtà del quotidiano. L’elaborato è valso all’alunna il premio provinciale alla cerimonia di chiusura del progetto “Bulli non si nasce 2 – Azioni efficaci della scuola per la lotta al bullismo ed al cyberbullismo”, tenuta lo scorso 2 maggio a Palazzo Vermexio a Siracusa.

Lo stesso racconto breve è stato recitato per l’occasione dall’attrice Arianna Vinci, dinanzi tra gli altri al padrone di casa, il sindaco di Siracusa Francesco Italia, nonché a Salvatore Cantone, dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo “Quasimodo” di Floridia e coordinatore del progetto avviato a febbraio.

Alla cerimonia siracusana è stata premiata anche la docente augustana Rosa Anna Bellistri, referente del progetto per il “Ruiz”, giacché ha realizzato un’unità didattica per affrontare le piaghe del bullismo e del cyberbullismo nelle classi, in collaborazione con i docenti Concetta Baffo, Vincenzo Tinè, Stefania Anfuso, Domenica Giuffrida, Leonilde Sciacca e Noemi Galofaro, i quali hanno coinvolto le classi 3ªBL del Liceo delle scienze applicate, 3ªAT del settore economico indirizzo Turismo e 3ªBI del settore tecnologico indirizzo Informatica.

La doppia premiazione incassata dall’istituto superiore di via Catania ha destato grande soddisfazione nella dirigente scolastica Maria Concetta Castorina, che da anni porta avanti la formazione dei docenti sul tema coinvolgendo anche gli alunni in percorsi realmente efficaci per arginare il fenomeno del bullismo.

Abbiamo il piacere di pubblicare integralmente qui di seguito il racconto breve premiato della studentessa Bianca Zerbo.

Alba è un’adolescente, chiusa ed introversa: non è facile per lei fare amicizia e parlare con le coetanee. Per colpa degli standard della società viene giudicata come “diversa”, strana, solo perché si veste in modo diverso, non le piace indossare gonne, vestiti e tacchi ma si rifugia in comode felpe anche per nascondere il suo fisico. Non è grassa, ha solo qualche chiletto in più, ma sono gli sguardi degli altri che la fanno sentire enorme, brutta, inadeguata. Alba si sente sola, allora si rifugia in internet: forse può trovare lì degli amici. Apre un profilo Instagram, tiktok, Twitter: vuole trovare persone con cui condividere le proprie paure, ansie, insicurezze. Inizia così a postare foto e video di lei, con cui vuole farsi conoscere; spera così di farsi degli amici, di divertirsi. Ma ecco da un profilo col nome “user” arriva un video con un commento negativo: viene pesantemente criticata per i suoi chili di troppo e per il suo vestiario. Ma Alba non ci fa caso, vuole continuare la sua nuova vita sui social, ha la speranza che tutto lì sarà diverso… esistono persone simili a lei e le può trovare in questo contesto… deve essere così…non ha altre strade per essere felice. Ma i commenti negativi continuano ed Alba continua a postare. Ma presto iniziano ad arrivare anche le offese, quelle pesanti, quelle volgari. Tutta questa cattiveria e queste calunnie vengono fatte da profili anonimi, da gente sconosciuta di cui non si può conoscere l’identità. E arrivano gli insulti anche attraverso messaggi privati, non solo come commenti sotto un post: l’intenzione è di colpirla, di farle del male. C’è chi le augura anche la morte, senza alcun motivo. Questo è troppo per Alba, non lo regge… Che fare…. I suoi genitori sono troppo impegnati con il lavoro…a chi chiedere aiuto… forse la cosa migliore è chiudere tutti i profili e sparire… divenire un fantasma per gli altri. Così Alba decide di non andare più a scuola, di non uscire dalla sua stanza, di non curare più il suo aspetto e la sua persona. Tutto per colpa di questi leoni da tastiera: gente che con un commento è in grado di distruggere una persona insicura, proprio come è successo a lei. 

A casa tutti si accorgono che Alba non è più la stessa, ma c’è sempre una riunione, un appuntamento, una esigenza, un viaggio di lavoro che allontana i genitori da Alba. L’unica che c’è sempre è la nonna Rosa: anche lei si è accorta da tempo che qualcosa non va, ma tutti la zittiscono dicendole “E’ normale, è l’adolescenza”. 

Ma questa volta nonna Rosa è preoccupata per Alba, non l’ha mai vista così abbandonata a sé stessa, è da giorni che non esce, che non si lava, si alza a stento dal letto e soprattutto ha uno sguardo disperato.  

Così un pomeriggio la nonna Rosa si avvicina ad Alba, la coccola un po’, le prepara la sua torta preferita, e le chiede di raccontarle cosa sta accadendo.  

Alba scoppia a piangere, e con un fiume di parole le racconta tutto: account, Instagram, tik tok, gli insulti, le calunnie…la nonna non ha capito bene…ma qual è il problema? Chi sono questi che insultano Alba? La conoscono? Alba li conosce? Perché lo fanno? L’unica cosa che viene in mente a nonna Rosa di fare è raccontare ad Alba la sua adolescenza: sono gli anni della Seconda guerra mondiale, suo padre parte per il fronte, rimangono lei, il fratello più piccolo e la madre da soli e senza denaro. Per anni non hanno notizie del padre e spesso fanno solo un pasto, perché non c’è da mangiare. C’è tanta fame, tanto freddo, tanta incertezza sul futuro. Nonna Rosa adolescente passa le sue giornate ad aiutare la madre sarta, così riescono a portare avanti la famiglia, finché un bel giorno, finita la guerra ritorna il padre dal fronte: uno dei momenti più belli della vita di nonna Rosa. Nonna Rosa può ricominciare a vivere la sua giovinezza, grazie al mestiere di sarta conosce tante ragazze e molte diventano sue amiche. Ma quanto coraggio c’è voluto per resistere a tanta disperazione! Quanta forza ha avuto nonna Rosa per continuare a lottare insieme alla sua mamma, per superare quel brutto momento! 

 Ma allora quale è il problema di Alba: lei è una ragazza fortunata, non le manca niente, ci sono solo degli stupidi senza un volto ed un nome, anzi con un nome falso, che si permettono di offendere una ragazza come lei. Ma non sono che dei vigliacchi, dei deboli, è l’unico modo che hanno per sentirsi forti e migliori degli altri: sono solo dei poveri insicuri. 

Quelle parole scuotono Alba: il racconto della nonna, della povertà e della miseria durante la Seconda guerra mondiale improvvisamente le fanno capire che a 16 anni lei non può rinunciare a vivere solo per colpa di alcuni vigliacchi, che la vita reale è un’altra cosa rispetto a quella che si può vivere sui social, che la sua adolescenza può essere normale perché ha tutto ciò che le serve, in particolare ha una grande nonna. Inoltre, capisce che il suo desiderio di avere degli amici può essere realizzato, ma non sui social. Ci saranno tante ragazze che la pensano come lei, e lei prima o poi le troverà. 

La cosa importante adesso è ritornare a scuola, senza più vergogna, insicurezze e paranoie, anzi bisogna aiutare chi sta passando un brutto momento e pensa di arrendersi, l’esperienza di Alba e la sua testimonianza possono essere di aiuto a tanti altri ragazzi e ragazze, con cui magari potranno nascere delle splendide amicizie.

(Nella foto di copertina, da sinistra: la docente Rosa Anna Bellistri e la studentessa Bianca Zerbo)


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