Politica

Augusta porto dell’immigrazione, le voci contrarie a ridosso del consiglio comunale

AUGUSTA – Si riunisce questo lunedì pomeriggio alle ore 19 il Consiglio comunale, a pochi giorni dalla notizia che il ministero dell’Interno, a seguito di concertazione con gli enti preposti, tra cui il Comune di Augusta, ha di fatto sancito che Augusta sarà il porto degli sbarchi assistiti di migranti per il prossimo biennio, con possibilità che diventi un quadriennio (vedi articolo). All’ordine del giorno ci sono altri temi quali la nota mozione di sfiducia all’assessore alla Cultura Giusy Sirena, calendarizzata da mesi, l’istituzione di due commissioni di indagine e il nuovo regolamento per la concessione del patrocinio comunale. Quindi resta da comprendere se e come la questione hotspot entrerà nel dibattito consiliare, dato che nessun consigliere si è espresso a riguardo in questi giorni, a quasi due anni dalla mozione unitaria di contrarietà.

Nei giorni scorsi, sul via libera all’hotspot, o Cpsa (Centro di primo soccorso e accoglienza), annunciato dalle parole a mezzo social network del sindaco pentastellato Cettina Di Pietro, si sono pronunciati per primi (sabato mattina) i coordinatori cittadini di Fratelli d’Italia, Marco Failla e Enzo Inzolia. Rafforzati dalla discesa in campo, con tanto di “blitz” alla Nuova Darsena, della loro leader nazionale Giorgia Meloni, che ha ribadito la propria ricetta per “fermare gli sbarchi” (vedi articolo e video), i due esponenti della destra locale hanno posto una serie di interrogativi retorici sull’ “assoluto successo” rivendicato dal primo cittadino.

Ma di cosa sta parlando esattamente? Vuole prendere in giro i cittadini? Esulta per il fatto che Augusta resterà il porto degli sbarchi assistiti di migranti ancora a lungo? Esulta perché si è deciso che gli sbarchi proseguiranno per un periodo di due anni, rinnovabili per altri due? O, forse, perché si è raggiunto il “grande obiettivo” di sostituire e delocalizzare la tendopoli con una struttura attrezzata e permanente, sempre in una zona dell’area portuale, probabilmente nei pressi del sito archeologico di Megara Hyblaea? Oppure, probabilmente, esulta per il fatto che il porto di Augusta rimarrebbe primo porto di approdo d’Europa per i migranti, in quanto permane il problema dell’individuazione di altra banchina diversa da quella di Punta Cugno per l’attracco delle navi impiegate per i soccorsi?“. Questi gli interrogativi posti da Failla e Inzolia, sostenendo che “il sindaco dovrebbe invece spiegare ai suoi concittadini che il porto di Augusta è porto “core”, in quanto riconosciuto dall’Unione europea strategico per i commerci europei, e l’istituzione del Cpsa, altro non è che un mero gioco linguistico, continuerà a paralizzare il nostro porto commerciale“.

Questo lunedì mattina prende posizione il parlamentare regionale Vincenzo Vinciullo, esponente di Alternativa popolare e presidente della commissione Bilancio e Programmazione all’Ars. Rispetto allo scorso anno, estende la sua contrarietà alla paventata istituzione di una struttura permanente per l’immigrazione anche se fosse al di fuori del porto commerciale: “Sono assolutamente contrario alla realizzazione di un hotspot ad Augusta, anche fuori dal porto commerciale. Ricordo che, per impedire la realizzazione dell’hotspot all’interno del porto commerciale, mi sono recato in Procura e che, dopo l’intervento provvidenziale del Procuratore della Repubblica di Siracusa, il Ministero dell’Interno, di sua spontanea volontà, ha ritirato il bando“.

Prosegue con una proposta evidentemente non solo provocatoria: “Pertanto, ritornare sull’argomento mi sembra un’inutile provocazione e il voler mortificare, oltre ogni misura, la città di Augusta e gli augustani. Il Ministero delle Infrastrutture, per giustificare il trasferimento dell’Autorità portuale da Augusta a Catania, che ora il Cga ha ritenuto illegittimo, così come nell’esposto da me presentato sempre in Procura, ha dichiarato che ci sono oggettive difficoltà nella gestione delle aree attorno al porto commerciale di Augusta, mentre le stesse sofferenze non sono state individuate nel porto commerciale di Catania. Di conseguenza, appare scontato e naturale che l’hotspot non può essere realizzato in una struttura già sofferente, perché si amplierebbe la sofferenza, mentre potrebbe essere benissimo realizzato a Catania che, secondo il Ministero delle Infrastrutture, offre maggiore sicurezza e possibilità”.

Vinciullo intende “chiedere al sindaco e a tutte le forze politiche di opporsi con determinazione a questa scelta del Ministero dell’Interno” e “invitare il Governo a essere coerente con se stesso“.

Conclude: “Se Augusta ha tutte queste deficienze, come possiamo ulteriormente ampliarle? Se Catania ha tutte queste possibilità, le offra al Governo Nazionale per ospitare l’hotspot e così, finalmente, la finiamo di utilizzare due pesi e due misure: tutto ciò che è positivo a Catania, tutto ciò che è negativo a Siracusa, come se fossimo il mondezzaio d’Italia e d’Europa. Forse, è arrivato il momento che il Governo nazionale capisca che ha rotto ogni oltre misura e che la pazienza è ormai finita“.

Anche il parlamentare regionale Giambattista Coltraro, capogruppo di Sicilia democratica all’Ars, questo lunedì pomeriggio, esprime netta contrarietà all’ipotesi hotspot ad Augusta: “Questa non è una lotta di campanile, né una esternazione di pregiudizi razziali, assenti nel mio pensiero, infatti ai migranti va la mia piena solidarietà umana, bensì si configura come un atto dovuto di tutela delle potenzialità, finora eccessivamente mortificate, di un’infrastruttura strategica per il territorio siracusano, come il porto commerciale di Augusta”.

È un’ulteriore espropriazione – sottolinea Coltraro – che sta subendo la città e che porterà al fallimento di ogni progettualità nel territorio, che viene ancora una volta pregiudicato. Ci opporremo anche a questo tentativo di svilire le opportunità di rilancio del comparto marittimo-commerciale, ponendo in essere tutte le azioni politiche e anche giudiziarie per impedire l’attuazione di questa proposta, che sicuramente non apporterebbe alcun vantaggio in una zona in cui non si riesce a risalire la china, tanto è il disagio socio-economico enfatizzato dalla crisi e dalla mancanza di una efficace programmazione di sviluppo”.


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