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Augusta, restauro Castello svevo, l’assessore Carrabino replica a Triberio: “Le mie opinioni non sono mai cambiate”

AUGUSTA – “In relazione alle dichiarazioni rilasciate dal consigliere Triberio in merito al progetto riguardante il Castello svevo e alle posizioni dell’amministrazione, in particolare dell’assessore alla cultura Giuseppe Carrabino, si ribadisce la chiarezza di un pensiero che non è mai venuto meno“. Così inizia la replica dell’assessore alla Cultura, Giuseppe Carrabino (nella foto di repertorio in copertina) al consigliere comunale d’opposizione che ieri gli ha contestato l’attuale “gestione delle comunicazioni” e una presunta incoerenza in relazione al progetto appaltato dalla Regione di “consolidamento, restauro e fruizione” del Castello svevo, che prevede la demolizione di larga parte della struttura carceraria di fine ottocento che sovrasta il maniero federiciano.

Le mie opinioni non sono mai cambiate. Tali erano sei mesi orsono e tali sono state confermate durante la video conferenza“, sintetizza a margine di nota l’assessore insediatosi poco più di un mese fa, replicando sulla videoconferenza tra istituzioni, tecnici e associazioni tenuta lo scorso 2 dicembre. “In merito alla paternità della conferenza – sottolinea, a seguito anche della precisazione dell’assessore regionale Alberto Samonà – nessuno ha mai inteso intestarsi l’iniziativa“.

Carrabino ricorda la posizione espressa lo scorso giugno, nella qualità allora di presidente della Società augustana di storia patria, e la conferma. “Appena sei mesi orsono, quale presidente della Società augustana di storia patria, ho rilasciato il mio parere – ricorda – non da tecnico ma da conoscitore delle problematiche del Castello poiché da diversi lustri ho seguito le dinamiche che hanno coinvolto il monumento che è espressione identitaria della nostra città. A suo tempo ho dichiarato e confermo ancora oggi “è naturale che leggendo di demolizioni di parti della struttura ha suscitato sgomento e indignazione, anche se la scrivente (n.d.r. Società) è consapevole che il progetto ha la sua validità e sia comunque necessario procedere con l’abbattimento delle sopraelevazioni risalenti all’ultimo decennio dell’Ottocento che erano motivate dalla destinazione carceraria ma che hanno determinato profondi e gravi dissesti. Comprendiamo benissimo che tali interventi siano stati finalizzati a restituire la componente sveva della struttura, non comprendiamo se le scelte progettuali siano chiare e se sia altrettanto chiaro il futuro del monumento, anche perché nelle dinamiche di restauro e recupero delle opere di interesse culturale si tiene sempre conto di tutte le sovrapposizioni e stratificazioni aggiunte nel corso dei secoli”.

Questo quanto dichiarato sei mesi orsono, questo quanto ribadisco e confermato anche in conferenza stampa. Nessun cambiamento – ribadisce l’assessore Carrabino – Ho aggiunto anche quanto altrettanto ribadito sei mesi orsono e cioè che occorre tener conto della grave situazione che vede nuovamente compromessi gli interventi eseguiti qualche lustro addietro con il restauro delle volte a crociera nuovamente puntellate con gravi dissesti. Ho personalmente appurato – dissi sei mesi orsono – che gli interventi di restauro sono stati vanificati e che alcune profonde fessurazioni si sono aperte nuovamente sulle pareti. Per questo motivo riteniamo improcrastinabile l’intervento previsto. Ho ribadito altresì che il sequestro del monumento è stato deleterio poiché ha impedito ogni accesso sia alle aree interne che a quelle esterne del Castello con la conseguenza che non è stato possibile effettuare quegli interventi di pulizia che hanno ulteriormente favorito l’ammaloramento della struttura. Conclusi dicendo che l’azione di demolizione di strutture non pertinenti – che grave danno arrecano all’edificio svevo – siano pertanto necessarie e improcrastinabili come è altrettante urgente l’informazione dettagliata alla città circa gli interventi da eseguire”.

L’assessore coglie l’occasione per puntualizzare la posizione dell’amministrazione Di Mare. “Il nostro parere – riferisce – non è affatto quello di demolizione a tutti i costi, anzi, dopo aver ascoltato le dettagliate relazioni dei soggetti intervenuti, abbiamo ribadito che sia pur affidandoci alle competenze dei tecnici che fondano le loro ragioni sulla “carta del restauro” e contestualmente sulla natura del terreno e la necessità di restituire l’integrità del monumento al suo originario splendore, non di meno non possiamo correre il rischio di perdere anche questo finanziamento, atteso che 5.000.000 di euro già destinati al Castello sono stati impiegati per altri progetti già cantierabili in altra provincia“.

Sin dal mio insediamento ho ribadito la necessità dell’incontro e del confronto – sottolinea – non solo sul Castello svevo ma nel contempo sul convento di S. Domenico, il castello di Brucoli, le fortezze a mare ed ogni altra emergenza storico-monumentale della città. Ringraziamo pertanto l’assessore Samonà, la sovrintendente arch. Aprile e tutta la cittadinanza attiva che, intervenendo sul Castello, ha permesso di aprire un confronto che vedrà l’amministrazione attenta a vigilare sulle scelte progettuali che devono tener conto dei diversi pareri ma soprattutto del bene di un monumento che è patrimonio non solo della realtà locale“.

Affrontare le problematiche riguardanti il futuro dei nostri beni monumentali non può costituire motivo di polemiche di cui la città non ha affatto bisogno – conclude l’assessore alla Cultura – Il compito della nostra amministrazione è quello di guardare avanti con impegno concreto per restituire piena fruibilità al vasto patrimonio storico per riconsegnarlo alla comunità. Sarà nostra cura, con il supporto dei tecnici, rispolverare i progetti già realizzati nel tempo, anche per comprendere le ragioni di tanto immobilismo. Ricordo che la fine della destinazione carceraria del Castello risale al 1978, da allora continuiamo a discutere di progetti e intere generazioni non hanno avuto la possibilità di conoscere il monumento. Siamo fermamente convinti che la strada da percorrere è quella di una sana collaborazione tra le istituzioni“.


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