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Augusta, riapertura centri per disabili, le proposte della First

AUGUSTA –  Una serie di proposte sulla delicata questione della disabilità al tempo dell’emergenza Covid-19 sono state indirizzate ai governi nazionale e regionale dal coordinamento siciliano della First (Federazione italiana rete sostegno e tutela dei diritti delle persone con disabilità). Vengono rese note alla stampa dal garante First, l’augustano Sebastiano Amenta (nella foto di repertorio in copertina), nell’attesa che venga definito e pubblicato il cosiddetto decreto Rilancio.

Lo stesso Amenta, già lo scorso 19 aprile, nella qualità di vicepresidente dell’associazione “20 novembre 1989”, aveva lanciato un appello al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella sottolineando come, a fronte del prolungato lockdown, per “tutte le persone affette da disabilità insieme ai loro caregiver familiari, con le scuole e i centri diurni residenziali e semi residenziali chiusi e senza che nessuna terapia riabilitativa sia somministrata loro sia per le malattie neurodegenerative che per le patologie psichiche così come lo è l’autismo, si rischia di creare loro danni irreversibili“.

La Persona e la Famiglia al centro di ogni decisione” è il titolo del documento del coordinamento regionale First, che pubblichiamo integralmente qui di seguito.

Come è noto, l’art. 8 del Dpcm del 26.04.2020, ha disposto per la “cd. fase due” l’apertura di tutti i centri di tutela e di assistenza per le persone con disabilità, la cui chiusura nella fase uno ha messo in grande difficoltà le persone e le famiglie. Pertanto, la detta misura è stata accolta con grande soddisfazione e sollievo da parte delle persone con disabilità e le famiglie. Allo stesso tempo, però, il Dpcm ha demandato alla Regioni le modalità di riapertura dei detti centri attraverso la predisposizioni di appositi piani territoriali.

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La First, in ordine a tale aspetto ha già elaborato un documento nazionale, ma applicabile anche a livello regionale, in ordine a quelle che devono essere le condizioni preliminari necessarie per aprire i detti centri in sicurezza, richiedendo che tutti gli operatori e le persone con disabilità vengano sottoposti a tamponi preventivi e costanti (almeno settimanalmente) oltre ai test sierologici, nonché ovviamente ad un’opera di sanificazione costante degli ambienti e l’adozione di tutte quelle misure di sicurezza degli operatori necessarie.

Inoltre, abbiamo anche richiesto al Governo una modifica dell’art. 8, con l’estensione anche ai tanti centri o professionisti privati che svolgono le stesse prestazioni. Orbene, sono passati ben 12 giorni dall’adozione del decreto e dei detti Piani Territoriali non sappiamo ancora nulla, sicché le persone con disabilità e le famiglie non sanno ancora come possono usufruire dei detti centri; in quali condizioni di protezione e sicurezza; quali sono le misure adottate. Siamo davvero in una situazione grave e paradossale, nella misura in cui evidentemente sta sfuggendo l’importanza essenziale dell’apertura dei detti centri per le persone con disabilità e le loro famiglie, affinché possano riprendere tutte quelle indispensabili attività per la loro cura e benessere psico-fisico, che sono state costrette a interrompere nella fase uno.

Per il detto motivo la First ha inviato una comunicazione a mezzo pec ai due assessori che riteniamo competenti in materia, e cioè l’assessore alla Salute Ruggero Razza e quello alla Famiglia, Politiche Sociali e Lavoro, Antonio Scavone, in quanto la riapertura dei centri non pone solo un problema di misure di sicurezza preventive sanitarie, ma anche un problema di gestione delle risorse e del personale con riferimento a quei centri di stretta competenza delle Città Metropolitana o Consorzi di Comuni.

Con la citata missiva, la First, quale Federazione maggiormente rappresentativa a livello regionale delle persone con disabilità, presente in ben quattro province, Palermo, Catania, Siracusa e Enna, ha richiesto di partecipare ad ogni tavolo tecnico che si voglia costituire, ovvero è già costituito, sottolineando un aspetto che pare sfuggire alla politica (ma non è difficile capirlo!), che è quello dell’effettiva rappresentatività delle persone con disabilità. Ciò significa, tradotto in parole semplici, che le persone con disabilità della First e le loro famiglie vogliono essere rappresentate solo ed esclusivamente da se stesse, attraverso cioè le persone dalle medesime incaricate a rappresentarne esigenze, bisogni, tutela e diritti. Assistiamo, invece, ad una situazione paradossale, tutta in salsa siciliana, dove il nostro ceto politico amministrativo, salvo qualche doverosa eccezione, pare interloquire per le questioni che attengono alle persone con disabilità, non con chi le rappresenta effettivamente, ma con chi non le rappresenta in alcun modo e da cui le persone con disabilità e le famiglie, quantomeno quelle che appartengono alla First, non si sentono rappresentate.

Inoltre, ricordiamo a noi stessi, ma anche ad altri, che le famiglie hanno rappresentato e rappresentano la migliore e più efficace forma di welfare, il welfare famiglia, da cui si deve partire, da cui non si può prescindere. Una famiglia, però, che va supportata e sostenuta economicamente senza finzioni e giri di parole con adeguate risorse che arrivino direttamente alle famiglie e per le famiglie, unitamente a tutta una serie di servizi essenziali, cure, terapie, sostegni e opportunità, dove occorre rompere sconcertanti monopoli, che generano altrettanto sconcertanti e vergognose liste di attesa; dove occorre garantire ad ogni livello e sempre il diritto di scelta effettiva di una prestazione, in un mix di misure di assistenza indiretta e diretta, nell’ambito del quale la persona con disabilità e la famiglia deve, però, essere lasciata libera di potere scegliere, senza subire servizi e scelte imposte dall’alto.

Ecco, se si vuole parlare di “nuovo welfare”, bene, noi siamo pronti, ma senza girarci troppo attorno o usare parole difficili e/o incomprensibili, il protagonista di questo welfare familiare sono le famiglie che rappresentano il disagio dei più deboli, che si sovraccaricano di compiti immani di cura e di sostegno, fino alla privazione dei propri bisogni ed esigenze personali di vita e lavoro. Da loro si parta! Pertanto, la First reitera ai due assessori l’invito a fare presto e urgentemente i detti Piani Territoriali; reitera la richiesta di essere consultata al fine di partecipare attivamente a fare parte di qualsivoglia tavolo tecnico istituito in ambito Regionale o Provinciale.

Giusto perché la detta richiesta di consultazione e partecipazione attiva non sembri alla politica – amministrativa calata dal cielo, segnaliamo la forte base giuridica che la sottende, contenuta all’interno del testo di legge più importante per le persone con disabilità, che è la Convenzione ONU per i diritti delle persone con disabilità, ratificata in Italia con Legge n. 18 del 03.03.2009. Art. 4 “Nell’elaborazione e nell’attuazione della legislazione e delle politiche da adottare per attuare la Convenzione ONU, così come sugli altri processi decisionali relativi a questioni concernenti le persone con disabilità, gli Stati parti operano in stretta consultazione e coinvolgono attivamente le persone con disabilità, compresi i minori, attraverso le loro organizzazioni rappresentative”. Speriamo che cotanto riferimento normativo possa essere sufficiente a far capire alla politica – amministrativa per quale ragione le persone con disabilità non possono essere rappresentate da terzi estranei!“.


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