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Cultura

Augusta, un racconto negli anni ’50 opera del finanziere scrittore Salvatore Seguenzia

AUGUSTA – Continua a coltivare la sua recente attrazione per le parole, Salvatore Seguenzia, augustano classe ’69, poeta e scrittore per passione, nonché ispettore in servizio nella compagnia delle Fiamme gialle di Augusta. Dopo la fortunata pubblicazione d’esordio “Mègar… imando Hyblaea” (2020), raccolta poetica e omaggio all’antica colonia greca situata nei pressi d’Augusta, Megara Hyblaea appunto, opera presentata lo scorso maggio nel salone del palazzo di città, Seguenzia continua a narrare il legame con il territorio siciliano. Un legame che prosegue con il racconto “Io rivivo dal buio“, edito da “Aletti editore” (2021), ambientato in un fantomatico paesino nella Sicilia degli anni ’50.

La trama si sviluppa attorno alle vicende di Minicheddu, giudicato dai più come un tipo bizzarro, per i suoi modi di fare, spesso deriso, e che si palesa come uomo senza scrupoli. Peripezie della vita, egli diventerà collaboratore del boss del luogo e anche del comandante della caserma della Guardia di finanza.

Seguenzia dà vita ad un racconto corale, redatto con una scrittura immediata, qualche incursione nelle parole dialettali che ne accentuano il carattere realistico, calato nelle atmosfere del passato. C’è, in queste pagine, la vita contadina dei borghi di un tempo, spesso con le difficoltà di portare il pane a casa. Anche per questo è forte l’attrazione del protagonista per il soldo facile, in un momento di passaggio, di grandi cambiamenti in atto nella comunità locale. Dove era già consolidato il mondo sommerso governato dal boss, la cui protezione è sostenuta dai “dazi” da pagare. La comunicazione era affidata ai pizzini, le riunioni clandestine stabilivano le minuziose azioni da svolgere in gruppo.

Suggestiva è l’immagine di copertina, con un uomo di spalle, in penombra, che cammina da solo lungo una strada di ciottoli deserta, appena illuminata dai lampioni. Ne esce fuori un ritratto veritiero di una terra, tanto difficile e tanto amata, che permette anche agli altri, nati in altri territori, di coglierne lo spirito e di guardarla con indulgenza.

Da circa trent’anni nella Guardia di finanza, Salvatore Seguenzia si è appassionato di recente al dialetto ma soprattutto alla storia e alle tradizioni di Augusta, che trasporta nelle sue opere cariche di scorci pittoreschi. E, su come debba essere una storia, ha un’idea personale ben chiara che guida le sue narrazioni. “Oggi – afferma lo scrittore augustano nel retro di copertina del libro – quello che deve colpire il lettore sono le “fantasie” che vanno oltre ogni immaginazione e che possono ricollegarsi ad eventi della vita giornaliera di ognuno di noi“. “Come l’oroscopo – continua – dove, per ogni segno zodiacale, giornalmente si ha un quadro generico di riferimento ma non specificatamente riferito ad un soggetto“.


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