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“L’Opera dei Pupi” in città per uno spettacolo che unisce generazioni

AUGUSTA – Ci siamo già occupati in un recente articolo delle collezioni di antichi pupi siciliani in mostra ad Augusta, al Circolo Unione. Riceviamo e ospitiamo volentieri un contributo del dott. Gaetano Gulino sull’apprezzato spettacolo annesso de “L’Opera dei Pupi“, portato in scena negli stessi locali lo scorso giovedì pomeriggio, 5 gennaio, a cura della compagnia teatrale del maestro puparo catanese Biagio Foti.

Iniziato nel miglior dei modi il folto programma delle attività annuali del Circolo Unione, sempre presieduto dalla brillante dott.ssa Gaetana Bruno Ferraguto, con la rappresentazione della “Entrata di Angelica a Parigi” e della “Morte di Agricane”. Il numeroso pubblico di adulti e di bambini è rimasto più che soddisfatto dello spettacolo che, oltre a rappresentare un evento culturale, ha suscitato momenti di puro svago con ripetute risate e prolungati applausi. Molto gradite le due rappresentazioni sopracitate.

La prima riporta la storia di Angelica figlia del re del Catai, che giunge a Parigi con la segreta intenzione di prendere prigionieri tutti i Paladini di Carlo Magno. La bellissima principessa porta lo scompiglio nella corte imperiale, facendo innamorare di sé alla follia anche il conte Orlando. Un intreccio di avventure delle quali sono protagonisti non solo i cavalieri, ma anche Peppininu, l’immancabile maschera dell’Opera dei Pupi di tradizione catanese, la cui voce maschile cioè u parraturi è stata di Carmelo Roccazzella che con un  timbro  particolare è riuscito a dare suggestioni, ardore e pathos alle scene epiche rappresentate. La voce femminile di Angelica  è stata  quella dell’augustana Rosanna Scarcella.

La seconda “opera” ha descritto la storia di Agricane imperatore della Tartaria, il quale, sempre a causa di Angelica, intraprende duello con Orlando. Lo scontro, dapprima sfavorevole ad Orlando, termina con la morte del re tartaro, che durante l’agonia chiede di essere battezzato.

I Pupi sono stati manovrati dall’alto del palchetto dal M° Biagio Foti e dai manianti Nino Amato e Gioacchino Cacciaguerra, mentre i pruituri sono stati Salvo Salamone e Salvo Santonocito. Gioacchino Cacciaguerra ha commentato e spiegato le varie scene anche con accenni storici in merito a L’Opera dei Pupi, come rappresentazione del teatro di figura, tipica della Sicilia. “I pupi – ha precisato l’amatore – sono le marionette del teatro epico-popolare che, importate dalla Spagna, arrivarono prima a Napoli, quindi si affermarono e svilupparono, durante la prima metà del XIX secolo, soprattutto in Sicilia dove si sono distinte le due scuole palermitane e catanesi”.

Le gesta di questi personaggi sono trattate attraverso la rielaborazione del materiale contenuto nei romanzi e nei poemi del ciclo carolingio e dell’opera “Storia dei Paladini di Francia”, tutte storie tratte appunto dalla “Chanson de Roland”, dalla “Gerusalemme liberata” e dall’ “Orlando furioso” ed assemblate in un’opera omnia dal palermitano Giusto Lo Dico, e rievocano le epiche gesta cavalleresche dei Paladini di Carlo Magno in lotta contro i Saraceni. Trattasi dell’eterno scontro di civiltà, di guerre di religioni o quantomeno di guerre di popolazioni insistenti in territori diversi  con usi e costumi diversi.

A fare da cornice nell’affollatissimo salone di rappresentanza del Circolo vi erano i pupi esposti in mostra, che, iniziata il 3 gennaio, si è prolungata per quattro giorni fino al 6 e che ha dato modo ai visitatori di apprezzare la bellezza e la preziosità delle armature, realizzate con la tecnica a sbalzo e i disegni ornamentali delle armature, così come l’abbigliamento, fatti con precisi canoni che sono serviti ad individuare i personaggi. Presente e abbastanza soddisfatta anche il sindaco avv. Cettina Di Pietro, la quale ha ringraziato tutti gli artisti, in particolare augustani e ha auspicato un prosieguo  di tali eventi per meglio valorizzare il patrimonio artistico-culturale della città e chissà anche un eventuale piccolo sbocco commerciale ed occupazionale per le nuove generazioni.

Gaetano Gulino


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