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Porto di Augusta, la parola agli operatori portuali

Fazio e Alosi, Assoporto e Federagenti di Augusta

Fazio e Alosi, Assoporto e Federagenti di AugustaAUGUSTA – Questa mattina presso la sede dell’Assoporto di Augusta si è tenuta un’accesa conferenza stampa delle associazioni di categoria sul Piano strategico della portualità italiana del ministro Delrio, di cui ci siamo occupati proprio ieri, e sulle iniziative necessarie per il rilancio del porto commerciale augustano.

La conferenza trae spunto anche da un’intervista resa dall’on. Pippo Gianni a una testata regionale e pubblicata il 18 agosto scorso, nella quale l’ex parlamentare sosterrebbe che le “beghe fra agenzie marittime” avvantaggerebbero Catania. Da qui parte Davide Fazio, presidente dell’Assoporto, che conta trentuno agenzie di operatori portuali associate.

Fazio replica subito: “Non ci sono state beghe tra gli operatori portuali; il vero danno al nostro porto sta all’origine; abbiamo avuto sempre, tra i nominati da parte delle varie istituzioni per i ruoli di presidente e segretario generale della Autorità portuale, soggetti lontani anni luce dalle reali esigenze di uno scalo moderno al passo con i tempi“.

Poi, sull’imminente superamento della legge n. 84 del 28 gennaio 1994, con l’introduzione dei nuovi distretti logistici o aree metropolitane, puntualizza: “Cambierà la situazione di gestione delle autorità portuali; di conseguenza l’amministrazione comunale, che già in passato non si è interessata dello sviluppo del proprio territorio in maniera viscerale, come avrebbe dovuto, con la nuova legge se ne occuperà meno che mai, perché non ne sarà più competente“.

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Sulle iniziative intraprese: “Prima abbiamo presentato una lista di richieste e proposte al Commissario dell’Autorità portuale, che avrebbe dato ampie garanzie, ma nulla di fatto finora; poi, circa due mesi fa, abbiamo fatto richiesta di un incontro alla nuova Amministrazione comunale, onde poter discutere del nuovo piano strategico della portualità, per trovare soluzioni per noi augustani vantaggiose, ma aspettiamo ancora che fissino un appuntamento“.

Infine sul tema “sbarchi”: “Queste operazioni vanno programmate nei porti di secondo livello, come il porto di Corigliano Calabro, che si presterebbe per specchio acqueo e fondale; anche se spostassero la tendopoli per la prima accoglienza di 500 metri, come si discute, il problema resterebbe perché lo sbarco impegnerebbe comunque una banchina necessaria“.

Giuseppe Aloisi, presidente della Federagenti Augusta-Siracusa, associazione di categoria degli agenti raccomandatari e mediatori marittimi che riunisce undici agenzie, spiega lo stato attuale: “Il governo ha dato le linee guida sul piano dei porti, adesso attendiamo le norme di attuazione di queste linee guida; sulla governance dei porti si può intuire qualcosa, ma di fatto ancora non ci sono certezze“.

Luigi Mastroviti, già presidente dell’Assoporto di Augusta, racconta le recenti complicazioni burocratiche: “Noi abbiamo già un sistema per la telematizzazione della burocrazia; adesso si pretenderebbe che gli operatori portuali di Augusta si adeguino al sistema unificato Pmis (Port management information system), operativo solo in 25 porti, che porterebbe, ad esempio, la trasmissione dei dati sulle autorizzazioni quotidiane, indietro di anni“.

Poi interviene Alessio Castiglione, titolare di una nota agenzia marittima: “Problema rilevante di cui la politica non si è occupata è la presenza di quattro relitti (di cui tre navi impiegate dagli scafisti per il trasporto dei migranti, ndr), che occupano due banchine da almeno un anno; è competenza dell’Agenzia delle Dogane indire il bando per la demolizione, demolizione imposta dalla legge, ma non ne abbiamo ancora notizia“.

Illustra una proposta concreta di rilancio, sperimentata proprio quest’anno: “Menziono il tentativo da un anno a questa parte di avviare l’attività degli allibi, ovvero il transhipment tra una nave e l’altra; ma i costi sono eccessivi e rendono il porto di Augusta non competitivo, ad esempio rispetto al porto di Malta, unico concorrente in quest’ambito, che però non rispetterebbe certe regole comunitarie“.

Infine l’invito rivolto ai nuovi amministratori comunali: “Uso e costume delle vecchie amministrazioni è stato quello di non dialogare mai con gli operatori portuali; se oggi si dichiara che si stanno redigendo piani strategici della portualità, mi attendo che vengano consultate le associazioni di categoria, che rappresentano centinaia di lavoratori e potrebbero fornire proposte cruciali“.

Cecilia Casole


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