Porto di Augusta, riemerge il bacino GO53 da 6mila tonnellate. Ex Marinarsen, ora privato
AUGUSTA – Il bacino galleggiante GO53, affondato il 24 luglio 2024 nel porto Megarese (episodio che fu rivelato da La Gazzetta Augustana.it), è tornato in superficie grazie a una complessa operazione ingegneristica condotta dal “Cantiere navale Noè” di Augusta, che nel frattempo ne è divenuto proprietario a seguito della procedura di alienazione avviata dalla Marina militare dopo l’affondamento.
Il GO53, imponente unità galleggiante da circa 6mila tonnellate, lunga 152 metri e larga 30, finché operativo a servizio dell’Arsenale militare marittimo di Augusta, era rimasto adagiato sul fondale del Pantano Danieli in condizioni estremamente compromesse, a causa di un’avaria, senza danni collaterali, occorsa durante ciò che la Marina militare definì “attività di movimentazione routinaria” al fine di accogliere un’unità navale.
Come reso noto dall’azienda proprietaria alla conclusione della recente operazione di recupero, definita “una vera prova di ingegneria estrema“, il bacino di carenaggio presentava già sul fondale “compartimenti danneggiati, falle diffuse, volumi interni instabili e strutture degradate“. Pertanto, la riemersione “non ha rappresentato un semplice recupero, ma una corsa contro il tempo per evitare nuovi cedimenti, stabilizzare la galleggiabilità e mantenere la struttura in superficie durante l’intera operazione“. Infatti, il bacino riemerso “conserva zone che richiedono interventi immediati per evitare nuovi rischi“. Andrà quindi incontro a una prossima fase di ripristino strutturale e funzionale.
Quanto ai protagonisti dell’operazione di recupero, dalla nota diramata si apprende che le attività subacquee sono state affidate ai sommozzatori della “Worksub” e della “Social work“, operanti in ambienti definiti “estremamente pericolosi e difficili da raggiungere”, con interventi mirati nelle zone più compromesse per la messa in sicurezza dei punti critici. Le verifiche strutturali sono state curate dallo “Studio di ingegneria Nattero“, mentre il pontone Ardito ha eseguito il piano degli ormeggi necessari alla movimentazione del bacino. I servizi tecnico-nautici del porto, con rimorchiatori, ormeggiatori e piloti, hanno garantito la gestione dinamica della struttura durante la fase di sollevamento. Il coordinamento operativo è stato affidato all’ingegnere augustano Emanuele Noè Illuminato.

Determinante, secondo lo stesso Cantiere, il supporto istituzionale: Comando Marisicilia, Marinarsen Augusta, Maristanav Augusta, Capitaneria di porto di Augusta e Autorità di sistema portuale del mare di Sicilia orientale hanno garantito “vigilanza, autorizzazioni e supervisione costante, assicurando il rispetto rigoroso delle norme marittime, ambientali e di sicurezza“.
“Riportare a galla il GO53 è stato un intervento impegnativo e unico, reso possibile soprattutto dal lavoro instancabile delle nostre squadre“, dichiara Maurizio Illuminato, ceo del “Cantiere navale Noè”. Aggiunge: “La condizione del bacino richiedeva la massima attenzione: sono le persone del cantiere – competenti, determinate e presenti in ogni fase critica – ad aver reso possibile ciò che, sulla carta, era un margine strettissimo tra successo e fallimento“.



















