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Porto di Augusta, un impianto rifiuti da 500mila tonnellate. Protestano ambientalisti e Pd, il sindaco annuncia ricorsi

AUGUSTA – Monta la polemica in città intorno all’autorizzazione unica rilasciata il 12 giugno scorso dal Dipartimento Acqua e rifiuti della Regione siciliana alla società “Hub Cem Augusta spa“, dopo un iter di quasi 4 anni, per la realizzazione di un nuovo impianto di stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi nel porto commerciale di Augusta, finalizzato anche al trasferimento via nave.

Si tratta di un impianto che prevede una capacità di 500mila tonnellate annue di rifiuti non pericolosi e 9mila pericolosi, su un’area estesa 5.900 metri quadri tra le banchine portuali oggetto di concessione demaniale marittima rilasciata nel 2016 ad altra società a cui poi subentrò, nel 2019 attraverso la compravendita di ramo d’azienda, l’attuale concessionaria.

Contro l’autorizzazione regionale si è dapprima schierato il comitato ambientalista “Salvare Augusta”, che ha reso noto il 2 agosto di aver depositato una richiesta formale all’Assessorato regionale Acqua e rifiuti di revoca in autotutela del decreto autorizzativo. Una richiesta motivata da presunti vizi procedurali e da forti timori ambientali, “preannunciata da Legambiente” lo scorso 24 luglio ai rappresentanti istituzionali presenti alla riunione straordinaria della commissione Ambiente dell’Ars convocata a palazzo di città.

Secondo gli ambientalisti locali, l’impianto da realizzare dista “circa 600 metri dal perimetro del centro abitato della città di Augusta“, in contrasto con il Piano regionale per la gestione dei rifiuti speciali in Sicilia per cui “la distanza minima dovrebbe essere di 3 km, per prevenire situazioni di pericolo o disagio degli abitanti sia in fase di esercizio che di incidenti“. Ancora più preoccupante sarebbe la vicinanza al perimetro delle Saline di Augusta, sito protetto Zsc-Zps, da cui l’area del progetto dista “meno di 300 metri“, contro i 500 previsti dal Piano come fascia di rispetto.

Nel decreto autorizzativo, a seguito di tre conferenze dei servizi e trascorsi i termini, si dà atto della mancanza di pareri da parte di Comune, Arpa, Asp e dello stesso Dipartimento regionale Ambiente, ma la Regione ha ritenuto valide le amministrazioni “omissive” applicando il meccanismo del silenzio-assenso. Un meccanismo che però, secondo gli ambientalisti, “è escluso per i procedimenti che riguardano ambiente, salute pubblica e sicurezza, ai sensi dell’art. 29 della Legge regionale 19/2019“. Sul piano tecnico, l’impianto dovrebbe essere sottoposto a Valutazione d’incidenza e a procedura di Via, che secondo il comitato “non risultano effettuate“. In più a detta degli ambientalisti, trattandosi di un’area soggetta a vincolo paesaggistico, sarebbe servita anche l’autorizzazione preventiva della Soprintendenza, anch’essa assente.

A rilanciare la contestazione interviene oggi anche la segreteria provinciale del Partito democratico, che in un comunicato sottoscritto dal segretario Piergiorgio Gerratana e dalla responsabile ambiente Giusy Genovesi afferma: “Ci attiveremo, con i nostri parlamentari a tutti i livelli, per chiarire le procedure autorizzative che hanno portato il sindaco Di Mare e la Regione siciliana a consentire il progetto di Hub Cem Augusta e fermare la nuova discarica augustana che allontana ancora di più l’area industriale siracusana dalla necessaria conversione ecologica“. Una posizione a cui fa eco in serata il segretario cittadino del Pd, Fiorindo Passanisi dichiarando che “chiedere l’annullamento in autotutela del decreto assessoriale regionale Energia del 12 giugno è il minimo che si possa fare” e ricordando, in merito al recente incendio di rifiuti in contrada San Cusumano, che “i consiglieri comunali del Partito democratico di Augusta, Milena Contento e Giancarlo Triberio hanno chiesto un Consiglio straordinario per aver chiarimenti in merito alla situazione Ecomac, in programma il 6 agosto“.

Attraverso un videomessaggio social diffuso nel pomeriggio, è intervenuto il sindaco Giuseppe Di Mare, che ha reagito con durezza alle polemiche. “Siamo in campagna elettorale e, come spesso accade, è partita una campagna diffamatoria“, ha dichiarato, annunciando che “denuncerò queste azioni a tutti gli organi competenti, da parte di chiunque provengano“. Sull’iter autorizzativo del nuovo impianto di stoccaggio rifiuti, Di Mare ha precisato che “io, come sindaco, non ho mai ricevuto alcuna convocazione per partecipare alle conferenze dei servizi” e che le convocazioni sono state indirizzate “agli uffici, che non hanno partecipato, non perché c’è omertà, come dice qualcuno“. Ha rivendicato di essere “l’unico sindaco che ha fatto la denuncia pubblicamente alla società Ecomac“, recandosi personalmente dai carabinieri. Il primo cittadino ha poi annunciato le iniziative legali dell’amministrazione: “Abbiamo dato mandato ai nostri legali di fare il ricorso al Tar contro questo decreto emesso dalla Regione e di fare ricorso al Presidente della Regione” e, in parallelo, “abbiamo mandato all’ente che ha emesso quest’atto (Dipartimento regionale Acqua e rifiuti, ndr) la richiesta di annullamento in autotutela“.


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