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Scomparso l’avvocato Elio Salerno, figlio illustre e massimo storico di Augusta

AUGUSTA – Elio Salerno, il massimo storico augustano, è scomparso all’età di 95 anni compiuti. È stata una vita lunga e laboriosa la sua, durante la quale si è speso a lungo per la sua città. Gli ultimi anni sono stati per lui fonte di sofferenza, sia per la forzata immobilità a casa, sia per cocenti delusioni subite a causa di taluni comportamenti di rappresentanti di quelle pubbliche istituzioni comunali verso le quali ha dimostrato la massima deferenza.

Sofferenza acuta provò quando fu escluso, durante la gestione commissariale del municipio, dalla commissione comunale di storia patria da lui stesso fondata, oltre cinquant’anni fa, con il fratello Ennio (figli di un ex podestà, poi sindaco negli anni Cinquanta) e con Giuseppe Amato, Tullio Marcon, Mario Mentesana (scomparsi), Giovanni Vaccaro, una commissione avente la finalità di pubblicare un Notiziario storico, posto sotto la direzione responsabile di Francesco Traina, e proposero all’amministrazione comunale di dare un crisma di ufficialità alla stessa commissione, anche e soprattutto, direi, per ricevere dal Comune un congruo finanziamento per la pubblicazione del Notiziario storico. E, infatti, la voce del finanziamento fu iscritta nel bilancio comunale, per assicurare la certezza del finanziamento, sottraendolo così all’arbitrio delle amministrazioni che, all’epoca e fino ai primi anni Novanta, duravano, mediamente, dodici/quindici mesi.

L’amministrazione del tempo scelse altri nomi da affiancare a quelli citati sopra e, fra gli altri, per esempio, la signora Laura Annino, moglie dell’allora ingegnere capo del Comune, Annino. La signora era laureata in Lettere, ma nient’altro. Non c’era fra loro nessuno storico di professione, nemmeno come docente  a tempo pieno. Si trattava di “dilettanti”, nel senso alto del termine, cioè di persone che si dilettavano descrivendo ad ampio raggio fatti di storia cittadina, la cosiddetta microstoria o storia municipale, affrontando i vari aspetti della vita della città, senza trascurare l’aspetto religioso, naturalistico-archeologico, ecc. La pubblicistica locale era ferma alla Storia di Augusta di Sebastiano Salomone. Questi “dilettanti” volevano andare oltre, attingendo essenzialmente a un ampio archivio custodito nella biblioteca civica, chiamato Archivio o Fondo Blasco. Il primo numero del Notiziario storico uscì nel 1967, venduto al prezzo di 4 mila lire a copia, con articoli di Mario Mentesana (“La Gisira”), Giovanni Vaccaro (“Augusta nella seconda metà del 17° secolo”), Elio Salerno (“Storia e tradizioni della Chiesa di San Giuseppe”), Tullio Marcon (“Augusta nella Guerra Italo-turca”).

Ebbe successo. Fu un’autentica novità nella miseria della pubblicistica cittadina del tempo, con la sua copertina celeste, in brossura, e con i titoli degli argomenti in bella vista sulla copertina. In tempi in cui c’era soltanto la Rai monopolista e Internet era inconcepibile, in cui si vendevano le enciclopedie a rate, il Notiziario fu visto anche come fonte per le ricerche scolastiche dei figli. In un primo tempo la pubblicazione avrebbe dovuto essere semestrale, poi divenne annuale, con intervalli significativi. Con il passare degli anni, il prezzo è aumentato, arrivando a 15 mila lire verso la fine degli anni Novanta, mantenendo stesso volume di pagine. Con l’entrata della moneta europea, il prezzo è stato di 10 euro.

Nel corso degli anni la commissione è stata modificata per varie ragioni: chi è morto, chi ha lasciato Augusta, chi non ha voluto più continuare. Negli anni Novanta, sindaco Giuseppe Gulino, è stata radicalmente modificata. In un primo tempo, Gulino chiamò a farne parte tutti i prèsidi delle scuole presenti in Augusta e, fra questi, Alberto Terranova del classico “Mègara” e Giovanni Satta dello scientifico “Saluta”, quando, ovviamente, i due istituti erano autonomi. Fu chiamato anche, finalmente, uno storico di professione, Giuseppe Messina, già docente al liceo “Mègara” di Storia e Filosofia, ma anche qualcuno con nessun titolo né accademico né pubblicistico. Scelte discrezionali, come quelle compiute dal successore di Gulino, Carrubba, come quelle che compiute dal commissario regionale La Mattina, nel segno della più assoluta discrezionalità.

Anche quella del museo civico fu un’idea di Elio Salerno, avvocato, non “professore”, che raccolse molti reperti per avviare tale istituzione che, ancora una volta, volle porre sotto tutela del Comune, per avere almeno l’assicurazione dei locali e fu nominato direttore dal sindaco Fruciano, senza oneri per il Comune, come Tullio Marcon, ingegnere capo comunale, che ebbe l’idea del museo della piazzaforte, raccolse reperti militari e fu nominato dal Comune direttore a vita e senza retribuzione.

A Salerno, è vero, spettava il titolo onorifico di presidente emerito della Commissione comunale per gli studi di storia patria, attualmente presieduta da chi scrive, ma la cocente delusione per le ultime vicende non lo aveva abbandonato. Non c’è dubbio che Elio Salerno è stato un figlio illustre di Augusta. In genere, sono i posteri a celebrare i figli illustri con convegni o pubblicazioni ad hoc. Noi, la Commissione comunale e l’Amministrazione comunale, abbiamo voluto fare un’eccezione: a maggio abbiamo celebrato Elio Salerno, con recite, musiche, canti e testimonianze anche fotografiche nel salone d’onore del municipio, presente un foltissimo pubblico (vedi articolo, ndr). Elio Salerno non era presente per ragioni di salute, ma gli è stato riferito dell’applauso caldo e prolungato, un applauso così affettuoso che certamente gli ha riscaldato il cuore.

Giorgio Càsole*

*Presidente della Commissione comunale per il piano di studi di storia patria


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