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Seconda puntata con l’ex sindaco Carrubba: il “sistema Amara” e l’appello a Pisani

AUGUSTA – È stato un fiume in piena l’ex sindaco Massimo Carrubba, definitosi “vittima” del “sistema Amara”. Ieri pomeriggio, nel salone di Palazzo Zuppello, si è svolta la seconda puntata di una serie di incontri sulle disavventure giudiziarie dell’ex sindaco (vedi articolo) che, dopo gli arresti eccellenti, nel mese scorso, di avvocati e magistrati ritenuti dagli inquirenti legati al cosiddetto “Sistema Siracusa” (accusati di associazione a delinquere finalizzata a frodi fiscali e reati contro la pubblica amministrazione), ha voluto gridare le sue “verità”.

Carrubba aveva anticipato nei giorni scorsi di avere sporto una denuncia-querela alla Procura di Messina, che parallelamente alla Procura di Roma aveva avviato l’inchiesta sul “Sistema Siracusa”, allegando la documentazione in suo possesso e chiedendo di essere sentito.

Dissi anche che stavo cercando le prove e che una volta trovate le avrei pubblicate. Penso che ci siamo quasi. Il quadro non è ancora del tutto completo ma qualche tassello comincia ad andare al suo posto”. Questa la premessa dell’ex sindaco, ancora una volta da solo al tavolo dei relatori con il suo portatile, dinanzi a un folto pubblico composto anche da qualche ex assessore ed ex consigliere comunale dei suoi mandati amministrativi, prima che intervenissero lo scioglimento del Comune per presunte infiltrazioni mafiose e la gestione commissariale, oltre ad alcuni consiglieri che attualmente siedono tra i banchi dell’opposizione.

Certamente, penso che oggi scopriremo chi ha ideato il processo Oikothen, chi aveva interesse a fare in modo che il gruppo Quercioli continuasse a gestire la raccolta di rifiuti solidi urbani ad Augusta”. Cita la hybris: “Gli antichi greci definivano con il termine hybris la tracotanza degli uomini, la loro sfrontatezza nel paragonarsi a divinità. Hybris intesa come delirio di onnipotenza e impunità, chi viene scoperto e poi punito. Ecco quello che è successo ai nostri eroi. Io credo che alla base del “Sistema Siracusa”, alla base del “sistema Amara” vi era la hybris“.

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Carrubba si aggancia alla sua precedente conferenza stampa pubblica: “Il 5 dicembre dissi che sapevano chi erano i mandanti delle mie disavventure giudiziarie in particolare per l’Oikothen e probabilmente anche per lo scioglimento del Comune di Augusta. Non bisogna essere una cima della politica per capire che vi è una parte consistente di questa città che sullo scioglimento ci marcia. C’è chi lo fa per poter continuare a gestire nell’ombra i grandi affari di questo comune: ambiente, spazzatura, urbanistica, depuratore“. Dedica un passaggio alla più recente conferenza stampa del sindaco di Siracusa, Giancarlo Garozzo, presente in sala: “Questa parte è disposta a tutto, anche persino a commissionare servizi giornalisti com’è successo al mio caro amico Giancarlo Garozzo, sindaco di Siracusa, con il programma “Le Iene”. È chiaro che Garozzo rappresentava un ostacolo agli interessi del gruppo Amara, Calafiore e sodali vari“.

Leggendo attentamente dal monitor del suo portatile, Carrubba si lancia in una filippica anti-Amara: “Sul “metodo Amara” potrei raccontare come Pippo Amara ha spadroneggiato ad Augusta per circa quarant’anni, potrei raccontare il suo coinvolgimento in ogni scandalo di Augusta… delle numerosi indagini cui è stato sottoposto e quanta gente è andata incontro alle sue grinfie”. Quindi, ha fornito una interpretazione del passato remoto politico della città: “Fino al 1993, vecchio sistema elettorale per l’elezione dei sindaci, i sindaci di Augusta, tutti tranne qualche eccezione, li stabiliva lui; le amministrazioni si facevano nel salotto di casa sua. Con l’elezione diretta del sindaco non vinceva un’elezione, perché tutti lo conoscevano e nel segreto dell’urna lo punivano”.

Sul processo Oikothen, scandisce, assumendosi le responsabilità delle sue affermazioni: “Oggi lo posso gridare: quel processo è stato ideato, concepito nei minimi particolari a tavolino dalla famiglia Amara con un solo scopo: quello di colpire me, dapprima per piegarmi ai suoi voleri poi, vedendo che non ci sono riusciti, per eliminarmi dalla scena politica. E chi sono le pedine di questo processo “farlocco”? Il mio principale accusatore è Roberto Passanisi, dirigente del Comune, che il tribunale nella sentenza, che mi assolve, definisce “inattendibile” (…) Con cadenza periodica si recava alla procura di Siracusa in cui narrava i miei misfatti, raccolte dall’allora sostituto Maurizio Musco, condannato in via definitiva per abuso d’ufficio nel 2017”. Per  la cronaca, il sostituto Musco, dopo la condanna, ha chiesto di essere trasferito nella giurisdizione civilistica.

Carrubba aggiunge che “il pm Musco fonda l’impianto accusatorio sulle dichiarazioni di Piero Castro, Rosario Salmeri, Roberto Passanisi e Pippo Amara, tutti chiamati a testimoniare contro di me nel processo”. Con la voce rotta dalla commozione, Carrubba ringrazia ancora una volta l’ex parlamentare Rino Piscitello, che “non ha mai avuto dubbi su di me” e che aveva fatto nel 2015 “una conferenza stampa in mia difesa e in cui coraggiosamente denunciava il complotto di Pippo Amara, coraggiosamente rispetto ai vili che si giravano dall’altra parte”. Parla anche di un verbale “confezionato preventivamente, quel verbale Pippo Amara o chi per lui lo ha redatto e dato a Musco”.

Poi fa alcune considerazioni su assoluzioni e condanne: “Io e Perrotta siamo stati assolti con formula piena dopo dieci anni di processo, mentre Musco è stato condannato a 18 mesi per abuso di ufficio grazie alla Procura di Messina, che ha scoperto il sistema Amara”. Su quest’ultimo aspetto, l’ex sindaco si interroga: “Come è possibile che un magistrato condannato in Cassazione si possa permettere di continuare a prestare servizio in magistratura? E all’epoca, condannato in appello, abbia potuto operare nella Procura di Siracusa indisturbato?“.

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti solidi urbani, Carrubba ricorda: “L’appalto dei rifiuti urbani ad Augusta fu aggiudicato nel 2016 a un’Ati (Associazione temporanea di imprese, ndr) per 7 anni per un costo di 42 milioni di euro. Da trent’anni la gestione rifiuti è nelle mani della famiglia Quercioli. Nel 2017 apprendiamo dalla stampa che ci sono indagini su una società del gruppo Quercioli, operazione denominata “Rifiuti zero”. Si parla di reati quali truffa, bancarotta, riciclaggio. Tra gli indagati vi sono anche Piero Amara e la moglie. Pare che il gruppo Quercioli abbia staccato assegni sostanziosi per delle consulenze rese dalle società di Amara. Indagini tutt’ora in corso. Di fatto, mi pare di capire che mentre la mia amministrazione si prendeva le male parole per l’inefficienza del servizio, altri prestavano consulenze costose al gruppo Quercioli”.

Infine, forse provocatoriamente, Carrubba rivolge un appello al neo senatore augustano del M5s, Pino Pisani: “Se io facessi politica chiederei al senatore Pisani, ex vicesindaco, ex assessore all’ambiente, proprio negli anni in cui tutto ciò avveniva, chiederei di cominciare la sua carriera facendo un’interrogazione sul tema e chiedendo alla commissione parlamentare rifiuti di indagare, magari facendosi aiutare dal senatore grillino Giarrusso”.

Per il Carrubba imputato, nel processo “Mafia e politica”, la prossima udienza è fissata per il 19 aprile. Nell’attesa di una terza puntata delle rivelazioni dell’ex sindaco, desideriamo ricordare che assicuriamo il diritto di replica alle persone chiamate in causa da Carrubba.


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