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Studenti augustani al rientro da uno scambio internazionale con Intercultura: le storie di Costanza e Giulia

AUGUSTA – I volontari del Centro locale di Intercultura hanno organizzato un incontro aperto alla cittadinanza per domani, venerdì 27 ottobre, alle ore 17, nel plesso dell’Istituto di istruzione superiore “Arangio Ruiz”, in via Catania n. 83, dove daranno tutte le informazioni utili per iscriversi al concorso per gli scambi scolastici internazionali: le destinazioni, le borse di studio, l’ospitalità in famiglia, la scuola all’estero e il coordinamento con i docenti in Italia. Come negli scorsi anni, saranno protagonisti anche alcuni studenti augustani appena rientrati dal loro periodo di studio all’estero per spiegare, attraverso testimonianze dirette, che cosa significhi trascorrere una parte così importante della propria vita a contatto con un’altra cultura, tra sfide, difficoltà, benefici e bellissimi ricordi di momenti speciali vissuti con nuovi amici provenienti di ogni angolo del mondo.

Tra questi c’è Costanza De Filippo, 18 anni, studentessa dell’ultimo anno al Liceo classico “Megara”, che ha trascorso lo scorso anno scolastico in Messico, a Comitán de Dominguez, nella provincia meridionale del Chiapas.

Partire per un anno lontano da casa a diciassette anni non è stato per niente semplice – ammette la studentessa –, ma se fossi rimasta in Italia, non avrei mai conosciuto un nuovo mondo e scoperto me stessa, avrei perso l’occasione di vivere mille avventure e non avrei mai sperimentato una maniera diversa di vivere ed affrontare la vita“.

Si avvicina la ricorrenza della Commemorazione dei defunti, e la giovane De Filippo ci racconta come i messicani la celebrano. “Il 2 novembre, entrata al cimitero con la mia famiglia messicana, ho notato un atteggiamento diverso rispetto a quello che si assume in Italia. Invece delle espressioni tristi e malinconiche a cui sono sempre stata abituata, ho potuto vedere enormi sorrisi e occhi colmi di gioia. Il cimitero era completamente colorato e addobbato con i muri al lato del cancello di ingresso dipinti per l’occasione. Intere famiglie pranzavano gioiosamente dentro le cappelle o sulle lapidi utilizzate come tavolo ricoperte da manicaretti preparati a casa o acquistati dai venditori ambulanti che si aggiravano tra i festeggiamenti. La musica fluttuava sulla folla, mentre diversi padri di famiglia strimpellavano melodie differenti in base alle preferenze del defunto. Perché, del resto, essere tristi l’unico giorno in cui è possibile incontrare, come loro credono, chi non c’è più? – osserva -. Ho vissuto questa tradizione alternando occhi sgranati a euforia, bocche spalancate a salti di gioia, e con il cuore a mille ho per la prima volta pensato che il diverso non è poi così male. Non esiste una maniera giusta o sbagliata di vivere o fare qualcosa, esistono solo atteggiamenti“.

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Invece Giulia Accardo, 17 anni, all’ultimo anno del settore Economico indirizzo Turismo dell’Istituto “Arangio Ruiz”, ha vissuto la sua esperienza di exchange student per un anno in quella che lei adesso chiama la “mia Argentina”, precisamente nella città fluviale di Goya.

Argentina: terra del mate, del dulce de leche, del football e del tango… Così grande e così varia ma pur sempre passionale – afferma –. Attenzione, il mio, nei confronti di questo Paese, non è sempre stato amore, ho impiegato ben sette mesi e dodici giorni per poterlo conoscere, comprendere ed apprezzare. Una delle cose che mi ha colpito di più dell’Argentina, oltre alla capacità di sopravvivere all’inflazione, è l’educazione“.

Non solo. “Dagli Argentini e dalla loro cultura – prosegue Accardo – posso dire di aver appreso a non fermarmi alle apparenze e ai pregiudizi, a costruire la vita mattone per mattone e a valorizzare ogni singolo successo che sia piccolo o grande. Perché  l’importante è vivere l’oggi non il domani: la vita ti offre sempre una seconda possibilità per poter migliorare, nel frattempo c’è sempre tempo per un buon mate, una tipica bevanda argentina, e una chiacchierata tra amici“.

Infatti un episodio significativo della mia esperienza – racconta la giovane augustana – è stato sicuramente l’incontro con una  ragazza nel cortile della mia scuola. Per diversi giorni l’avevo vista seduta tutta sola in un gradino intenta a preparare il mate ogni volta in maniera diversa. Sapendo che la preparazione del mate è quasi un rituale per gli Argentini, mi chiesi cos’è che spingeva la ragazza a infrangere la “regola”, così un giorno, finalmente le chiesi il motivo. Lei, non molto sorpresa, mi rispose che da sempre le piaceva provare cose nuove e diverse, non quello che gli altri stabilissero giusto per lei, e che questa sua filosofia la applicava anche nei gesti più piccoli e giornalieri“.

Da qui una lezione che Giulia Accardo intende trasmettere: “Da quel momento ho capito che bisogna sempre fare in modo di cercare quel qualcosa che ci faccia felici e soprattutto non conformarsi con tutto quello che la società ci dà per giusto, perché siamo liberi di scegliere e di vivere al di sopra di ogni cultura“.

E le storie, le esperienze sull’anno scolastico all’estero, ormai alle spalle, non finiscono qui (vedi articolo).


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