“Dimmi cosa vuoi”. Esplorare le emozioni negative
Rubrica a cura di Marcella Di Grande*
In questo nostro secondo ‘incontro’, voglio andare sotto la superficie delle parole, sotto quella pelle che custodisce non solo l’essenza delle cose ma anche la ragione per cui queste cose accadono, conditio sine qua non del cambiamento.
Andare sotto la superficie vuol dire esplorare e, di conseguenza, scoprire la struttura di ciò che è sempre stato dentro di noi ma che non abbiamo mai visto. Ciò che ci consente di esplorare è senz’altro il modo in cui usiamo e dove dirigiamo la nostra attenzione; questo determina ciò che vediamo ma anche come ci sentiamo. Proprio questi questi due aspetti ci consentono di creare la nostra vita.
Come lo fanno? Per rispondere a questa domanda ho bisogno di farti una premessa.
Noi siamo occhi, orecchie e corpo. Ciò che guardiamo e ascoltiamo determina una risposta emotiva che diventa poi una scelta o un comportamento. Attraverso questi ultimi due, noi costruiamo le nostre giornate, il nostro presente. Con questa premessa diventa evidente non solo che siamo creatori della nostra realtà ma anche del modo in cui la creiamo.
A questo punto potresti chiederti: a che serve sapere tutto questo? La risposta è che quello che hai appena letto serve proprio a capire come cambiare le cose. È lo strumento.
Se ho un’emozione negativa è molto probabile che io stia guardando, attenzionando, dentro o fuori di me, qualcosa che fa scaturire quell’emozione. Se, dopo aver esplorato e scoperto la ragione di quello stato d’animo, ne divento consapevole, posso scegliere deliberatamente di spostare la mia attenzione mettendola, ad esempio, su un ricordo piacevole o di creare, nella mia mente, delle immagini che mi diano pace. Questa è una scelta cambierà radicalmente anche le mie emozioni. Esplorare è conoscere sé stessi.
L’altro elemento importante attraverso il quale creo la mia realtà è il significato che attribuisco alle cose, agli eventi e alle parole. Così come i significati danno forma alla nostra vita, nuovi significati possono cambiarla.
Se dopo un fallimento crederò di essere destinato a vivere infelice, avrò un’emozione negativa. Se invece, dopo un fallimento, crederò che quel fallimento mi consentirà di avvicinarmi al successo, avrò un’emozione positiva. Il significato che ho dato all’evento ha determinato le mie emozioni e quindi le mie azioni.
La nostra responsabilità è tanta e la nostra capacità di cambiare le cose è certa. Serve che ci esploriamo, che scopriamo quel mondo interiore sconosciuto, ma che si palesa costantemente nella nostra realtà.
Dandoti appuntamento a mercoledì 9 luglio, ti lascio, anche oggi, con un estratto da “Dimmi cosa vuoi“: “Ogni essere umano può vivere solo la vita che è in grado di immaginare intrisa di tutte le emozioni e le azioni che sa mettere in gioco. Ed è proprio per questa ragione che dobbiamo scegliere sempre le migliori a nostra disposizione“.
*Coach neurolinguistica
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