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Augusta, un presepe di pupi siciliani nella chiesa del Monte: l’opera definitiva di Cacciaguerra

AUGUSTA – Nella chiesa di San Giuseppe Innografo, al Monte, il Natale prende forma anche attraverso una mostra di presepi. Tra i manufatti esposti, ai piedi dell’altare ce n’è uno molto originale, allestito realizzando i personaggi simbolo della Natività nella forma dei pupi siciliani, con intreccio di spiritualità, storia e tradizioni popolari.

L’opera è firmata da Giuseppe Cacciaguerra, nativo di Ravanusa (Agrigento) ma augustano d’adozione, insegnante di religione cattolica e, per una passione coltivata fin dall’adolescenza, artigiano costruttore di pupi dal cuore ligneo secondo la tecnica appresa dai maestri pupari catanesi.

La chiesa si veste, così, di sicilianità, fondendo la sacralità della nascita del Bambin Gesù con una delle espressioni artistiche regionali più rappresentative nel mondo, quell’Opera dei pupi siciliani riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Ideati nel Settecento per dare corpo ai protagonisti della letteratura epico-cavalleresca di origine medievale, in particolare del ciclo carolingio, i pupi raccontano storie di onore, fede e giustizia; oggi, nel presepe in cui rappresentano anche la Sacra Famiglia, diventano messaggeri di pace.

È una nuova era per i pupi, che oggi raccontano non solo le gesta dei Paladini di Francia“, sottolinea Cacciaguerra. Che ha trovato subito intesa ed entusiasmo nel parroco, don Giuseppe Mazzotta: “È una tradizione vivente che ritorna. In questa forma così originale, il presepe esprime la poesia del Natale: Dio che nasce, assume la nostra umanità e la santifica“.

L’allestimento nella chiesa del Monte mette in luce anche le differenze tra le due grandi scuole dell’Opera dei Pupi: quella palermitana, con pupi più snelli e manovrabili, capaci di estrarre e rinfoderare la spada, e quella catanese, con figure più grandi e imponenti, armature riccamente decorate e una forte presenza scenica. Entrambe convivono in un racconto corale che esalta la naturalezza dell’artigianato e il fascino della tradizione.

L’idea nasce nel marzo del 2020, quando volevo costruire un pupo che raffigurasse San Giuseppe, santo di cui porto il nome e che viene festeggiato il 19 marzo – ci riferisce Cacciaguerra – Da lì è maturato in me il desiderio di creare un intero presepe, idea sostenuta e appoggiata da mia moglie e dai miei figli“. Una condivisione familiare suggellata perfino dai materiali impiegati: “Ogni dettaglio racconta una storia personale e familiare, infatti alcuni accessori hanno un valore affettivo per me profondo. La copertina di lana della pastorella, ad esempio, fu cucita per mia figlia appena nata dalla nonna, per coprirla nella culla. Ancora, per il vestito del pupo che impersona San Giuseppe ho impiegato la stoffa dell’abito con cui avevo vestito mio figlio da Sant’Antonio in occasione della Settimana santa“.

Il progetto è stato realizzato nel tempo, sull’esempio del suo maestro catanese, Biagio Foti, il quale aveva già esposto un presepe simile in diverse chiese di Catania. Una prima composizione del presepe di Cacciaguerra si fece apprezzare nel Natale 2022 al plesso scolastico Polivalente, l’anno successivo nell’androne del palazzo di città. Approda, ancora con poche figure, nella chiesa di San Giuseppe Innografo per lo scorso Natale. Nella versione attuale raggiunge la completezza desiderata dall’autore.

Con un auspicio dichiarato: “Questo presepe vuole anche salvare l’Opera dei Pupi, perché oggi i bambini la conoscono poco. Tv e social hanno allontanato i più giovani da quest’arte straordinaria, e ci si potrà ancora innamorare di essa solo se qualcuno continuerà la tradizione e ci permetterà di conoscerla“.

Alessandra Peluso


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