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A Como la mostra polisensoriale di un giovane artista augustano

AUGUSTA – È iniziata lo scorso 15 marzo a ComoN400”, la mostra dell’artista augustano Nicola Amato, curata da Laura Fattorini (nella foto in evidenza insieme all’artista) e promossa dall’associazione culturale “The art company Como”.

Amato, che attualmente vive e lavora a Bologna, è nato ad Augusta nel 1988. Dopo essersi diplomato al Liceo delle scienze applicate dell’istituto “Arangio Ruiz”, si è laureato prima in “Graphic design” a Catania e poi in “Grafica d’arte” a Bologna. Il giovane artista utilizza tecniche sperimentali per trovare nuove possibilità pittoriche, esplorando linguaggi come la grafica, le incisioni su carta e su matrice, le installazioni ambientali e sonore.

Ci eravamo infatti occupati di lui l’estate scorsa, quando, all’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea “Le strade secondarie” nell’ex chiesa di San Pietro in Atrio, sempre a Como, si era distinto con  l’installazione sonora intitolata “L’assenza”. La mostra in corso, invece, visitabile fino al 5 aprile, fa parte di “Portfolio rassegna giovani curatori”, un progetto rivolto a quattro giovani talenti della critica d’arte selezionati dal curatore Roberto Borghi.

Le opere del trentenne augustano nascono da una riflessione sull’Io: il titolo della mostra, N400, è la sigla di un’onda celebrale, che avviene quando il nostro cervello risponde a una percezione rimanendone deluso. N400 è definita anche come ricompensa negativa e attiva i nostri neurotrasmettitori per lasciare dentro una sensazione d’incompiutezza e di profonda insoddisfazione. Partendo proprio dalla riflessione sull’incapacità umana di tradurre a parole determinati contenuti emozionali, indaga il concetto di incomunicabilità dell’arte, la contingenza dell’appagamento legato alla sua fruizione e la delusione nel percepirla.

La mostra è un’installazione immersiva, una narrazione sonora che attinge dalla drammaturgia teatrale. Infatti essa è attivata attraverso una perfomance dell’artista in collaborazione con il live fx Jacopo Mittino e il sound engineering Francesco Zedde.

Amato interagisce con le opere d’arte che  nelle sue mani diventano strumenti musicali non suonati ma percossi e incisi, rendendo  così possibile un’esperienza estetica unica, legata agli stati emotivi e cognitivi più intimi del pubblico. Per tutta la sua durata, infatti, la mostra restituirà i suoni prodotti e registrati durante la performance.


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