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Augusta, arrivano quasi 100 mila mascherine ‘di comunità’. Sindaco perplesso, ma a cosa servono?

AUGUSTA – “Vi avevo parlato delle 98 mila mascherine che erano state destinate alla nostra città. Le mascherine sono arrivate e, come potete vedere, sono mascherine di comunità“. La perplessità del sindaco Giuseppe Di Mare è evidente nel videomessaggio social trasmesso ieri sera, nel quale ha letto il relativo manuale che specifica che “non è un dispositivo medico-chirurgico“, “non garantisce la protezione dei suoi utilizzatori dal contagio né garantisce il mancato contagio“.

Il primo cittadino fa pure retromarcia rispetto all’annuncio dello scorso 27 ottobre, quando rendeva noto che, una volta arrivate, le avrebbe fatte distribuire ai cittadini “attraverso dei gazebo in tutte le piazze della nostra Augusta, per rendere l’operazione più veloce possibile“.

Sono mascherine di comunità che hanno un utilizzo molto ridotto: non me la sento di distribuirle, come vi avevo promesso, nella varie piazze della città – ha affermato ieri sera – Chi volesse farne uso ne trova una parte alla Misericordia, una parte alla protezione civile a Brucoli. Potete andare a prenderle, se lo ritenete opportuno – ha sottolineato – decidete voi“.

Queste quasi centomila mascherine di comunità rientrerebbero tra le poco meno di tredici milioni di unità confezionate in trecentomila buste, provenienti da diverse forniture del dipartimento nazionale di protezione civile e veicolate ai comuni siciliani dal dipartimento regionale della protezione civile. “Il loro scopo – si legge in una nota della protezione civile siciliana del 28 ottobre – è di contribuire a ridurre la circolazione dei virus e non sono soggette a particolari certificazioni. Considerando che le mascherine usa e getta hanno una vita d’utilizzo comunque limitata nel tempo, la fornitura di queste ore è quantomai utile per supplire eventuali mancanze sul territorio. Le mascherine di comunità, prodotte dalla Grafica Veneta, sono state testate con successo nelle scuole secondarie durante gli esami di Stato“.

Ma cosa sono le mascherine di comunità? Tale tipologia di dispositivi di protezione delle vie respiratorie, non provvista delle certificazioni che devono invece possedere i Dpi (Dispositivi di protezione individuale), è stata introdotta e ammessa per decreto-legge all’inizio della prima ondata di contagi da Covid-19. Vengono menzionate anche nell’ultimo Dpcm del 25 ottobre, al comma 7 dell’articolo 1, con cui si stabilisce che, tra i dispositivi di protezione delle vie respiratorie che bisogna indossare in tutti i contesti previsti, “possono essere utilizzate anche mascherine di comunità, ovvero mascherine monouso o mascherine lavabili, anche auto-prodotte, in materiali multistrato idonei a fornire una adeguata barriera e, al contempo, che garantiscano comfort e respirabilità, forma e aderenza adeguate che permettano di coprire dal mento al di sopra del naso“.

Per quanto concerne l’effettiva utilità delle mascherine di comunità, non possiamo che proporre le definizioni che fornisce l’Istituto superiore di sanità, in una nota del 9 maggio scorso. “Le mascherine rappresentano una misura complementare  per il contenimento della trasmissione del virus e non possono in alcun modo sostituire il distanziamento fisico, l’igiene delle mani e l’attenzione scrupolosa nel non toccare il viso, il naso, gli occhi e la bocca“, si premette.

A ulteriore chiarimento, può tornare utile quanto si apprende dalle risposte alle cosiddette “faq”. Rispetto alle mascherine chirurgiche che, secondo le rispettive certificazioni, “funzionano impedendo la trasmissione“, le mascherine di comunità invece “non devono essere considerate né dei dispositivi medici, né dispositivi di protezione individuale, ma una misura igienica utile a ridurre la diffusione del virus Sars-Cov-2“. Infine, ulteriore sostanziale differenza rispetto alle chirurgiche, nel caso in cui compaiano “sintomi” di infezione respiratoria, “è necessario l’utilizzo di mascherine certificate come dispositivi medici“.

Intanto i casi di attuali positivi al Covid-19 nel territorio comunale registrati ieri sera sono 52, otto in più del giorno precedente. “Non significa niente – ha detto il sindaco Di Mare nel videomessaggio diffuso – significa solamente che dobbiamo continuare ad essere bravi, a rispettare le misure, le distanze, a rispettare le leggi“.


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