Cronaca

Augusta, controlli nel porto commerciale: sequestrate 1,5 tonnellate di olio “extravergine” destinate in Georgia

AUGUSTA – Oltre una tonnellata e mezza di olio riportante l’indicazione di qualità “extravergine” è stata sottoposta a sequestro nel porto commerciale di Augusta nell’ambito di un’attività congiunta svolta dall’Agenzia delle dogane e dei monopoli e dalla Guardia di finanza.

L’operazione rientra nei controlli previsti dal protocollo d’intesa sottoscritto tra le due amministrazioni e finalizzati alla tutela del mercato e al contrasto delle irregolarità nei traffici commerciali internazionali.

Per effettuare verifiche mirate sulle merci in transito attraverso il terminal container dello scalo megarese (nella foto di repertorio in copertina), in particolare, il personale del distaccamento dell’Agenzia delle dogane operante nel porto e i finanzieri della locale Compagnia hanno intensificato le attività di vigilanza attraverso un costante monitoraggio e un’analisi dei rischi relativi alle rotte commerciali.

L’attenzione degli investigatori, nei giorni scorsi, si è concentrata su un container in partenza dal porto commerciale di Augusta e diretto a Tbilisi, capitale della Georgia. Il controllo è scattato sulla base degli elementi emersi dalle attività di intelligence e di analisi preventiva dei flussi commerciali.

All’interno del container erano stoccate diverse tipologie di merci e, tra queste, oltre 1.500 chilogrammi di olio commercializzato con la dicitura di qualità “extravergine”. I successivi accertamenti tecnici eseguiti dal Laboratorio chimico dell’Agenzia delle dogane e dei monopoli di Palermo hanno consentito di accertare che il prodotto apparteneva in realtà alla categoria dell’olio “vergine” e non a quella dell’olio “extravergine” riportata in etichetta.

Alla luce delle risultanze analitiche, funzionari dell’Agenzia e Fiamme gialle hanno proceduto al sequestro dell’intera spedizione e alla denuncia in stato di libertà del titolare della società esportatrice. Nei suoi confronti vengono ipotizzati i reati di frode nell’esercizio del commercio e vendita di prodotti industriali con segni mendaci, previsti rispettivamente dagli articoli 515 e 517 del Codice penale.


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