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Augusta, domani l’ultimo saluto a Peppe Fornaciari. L’augustano che giocò in serie A

di Sebastiano Salemi

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AUGUSTA – Augusta sportiva in lutto per la prematura scomparsa, a 57 anni, di Giuseppe (Peppe per gli amici) Fornaciari. È stato l’unico calciatore nativo di Augusta a calcare i campi della serie A, ben 18 gare disputate da difensore nel Foggia di Zeman nella stagione 1992/1993.

I funerali si svolgeranno domani, martedì 11 febbraio, alle ore 15 in chiesa Madre.

Il “guerriero” dopo una lunga e coraggiosa battaglia si è dovuto arrendere alla malattia, ma ha combattuto e sperato sino alla fine. Se ne è andato in punta di piedi in una grigia domenica di febbraio. La notizia della sua improvvisa scomparsa diffusa attraverso un noto social network, ha colto di sorpresa molti suoi amici e conoscenti che, costernati, hanno sperato che si trattasse di una fake news.

Un ragazzo generoso e umile nonostante la prestigiosa carriera di calciatore, sempre disponibile e pronto per i suoi familiari e i suoi amici. Di lui colpivano l’amore verso la sua  famiglia, la generosità, la gentilezza, i modi garbati e la massima disponibilità. Iniziò a giocare a calcio da adolescente nelle giovanili del Megara 1908, da giovanissimo ha anche vestito la maglia della Orso Mario Corbino Augusta di calcio a 5.

La sua intervista datata dicembre 2019

Giuseppe Fornaciari è stato (sino ad oggi) l’unico augustano ‘doc’ ad aver calcato i campi di gioco di serie A. Una carriera lunga e prestigiosa la sua, che lo ha visto protagonista nella massima serie con la maglia del Foggia, in serie B e C. Una carriera costellata da tanti successi professionali e tante promozioni, ma anche di delusioni professionali ed umane ma non di rimpianti.

Soddisfazione ed orgoglio per aver coronato un sogno che tanti ragazzini coltivano, militare in serie A e calcare i terreni di gioco di San Siro, dell’Olimpico di Roma, del San Paolo di Napoli, del comunale di Torino e tanti altri ancora, ma anche e soprattutto per essere stato sempre leale e corretto dentro e fuori il terreno di gioco, delusione e rammarico invece per una carriera che poteva vederlo certamente più a lungo protagonista nella massima serie. Una carriera che tocca il suo apice con la formazione pugliese di mister Zeman, il Foggia dei “miracoli” come fu ribattezzato dagli addetti ai lavori. Una squadra formata da giocatori, giovani e semi sconosciuti che ben presto con il suo gioco spumeggiante e il carattere seppe conquistare la simpatia di tutti.

Debuttare a San Siro contro il Milan stellare di Fabio Capello, la squadra del mio cuore sin da ragazzino – raccontava emozionato Peppe Fornaciari in una lunga intervista rilasciatami nel 2019 – non è cosa di tutti i giorni. Giocare in uno stadio mitico e leggendario davanti a 80 mila spettatori ed avere come avversari i vari Gullit, Papin, Van Basten, Lentini, Donadoni, Maldini, Costacurta e Baresi mi sembra ancora un sogno ma è stata realtà. Quel giorno, era il 2 settembre del 1992, lo ricordo benissimo come se fosse stato ieri – continua l’ex calciatore professionista augustano – Ero emozionato come non mai ma giocai una gran bella partita, certamente la più bella della mia carriera. Alla fine perdemmo per 1 a 0 su una sfortunata autorete a 5’ dal termine ma sfiorammo sino alla fine l’impresa. A fine gara il presidente del Milan, Silvio Berlusconi si recò nei nostri spogliatoi per salutarci e volle complimentarsi personalmente con me per l’ottima prestazione. In quella stagione, costellata da infortuni e da una forma fisica non ottimale, collezionai 18 presenze in serie A“.

Ottenuta la salvezza, mister Zeman e la dirigenza vollero fortemente riconfermarmi – proseguiva Fornaciari – facevo parte del loro progetto mi dissero, nonostante le tante richieste pervenute alla società da parte di diverse squadre di serie A e B. Ero felice e soddisfatto perché ero certo di poter dare ancora molto e di potermi esprimere ad alti livelli. A differenza della stagione precedente, svolsi infatti una preparazione pre campionato ottimale e mi sentivo motivato e carico più che mai. Tutto però cambiò inaspettatamente, rifiutai il trasferimento in un club di serie B, iniziarono le incomprensioni con il tecnico e la dirigenza e fui messo ai margini della squadra. Pagai a caro prezzo il mio rifiuto di trasferirmi e per un anno intero fui costretto ad allenarmi da solo e non fui mai impiegato in gare ufficiali. La stagione successiva fui ceduto all’Avellino in serie C1 e ottenemmo la promozione in serie B. Poi un lungo peregrinare per terminare la mia carriera a 39 anni a Palmi (Eccellenza Calabria) dove ho svolto le mansioni di giocatore-allenatore. Avevo voglia di continuare a restare nel mondo del calcio, avevo il sogno di allenare. Ho conseguito il patentino di tecnico di 2° livello a Coverciano, ma molti che credevo amici veri mi hanno voltato le spalle dopo 20 anni di collaborazione. Il calcio mi ha dato molto ma non sempre sono stato ripagato per quello che meritavo. Nel 2008 ho deciso di voltare pagina e di chiudere con il calcio ed ho trovato una nuova collocazione lavorativa con una azienda di Milano. Nel 2014 mi è stata diagnosticata una grave malattia che ha stravolto la mia vita. Grazie al trapianto del midollo, donatomi da mio fratello Gianluca e alle cure dei medici dell’Humanitas di Rozzano e del dott. Giuseppe Mazziotta (ortopedico augustano), sto superando anche questa terribile prova. Mi hanno aiutato molto ad affrontare questi difficili momenti, l’affetto e l’amore della mia famiglia ed in particolare di mia moglie Simonetta e dei miei splendidi figli Chiara e Marco”.

La carriera di calciatore

Inizia la sua carriera giovanissimo, a soli 14 anni, nel settore giovanile del Megara Augusta per debuttare poi in prima squadra nel campionato di Promozione. Passa dopo due stagioni alla Juventina Gela con cui vince il Campionato Interregionale 1987-1988 che gli consente di giocare così in Serie C2 l’anno seguente e poi ancora tra i Dilettanti la stagione successiva. Nel 1990 si trasferisce alla Leonzio con cui gioca in Serie C2, mentre l’anno seguente milita in Serie C1 con il Barletta. Nel 1992 passa al Foggia dove gioca 18 partite alla prima stagione in Serie A, mentre l’anno successivo non viene mai schierato in campo in gare di campionato. Nel 1994 viene ceduto all’Avellino in Serie C1 dove conquista la promozione ai play-off e così l’anno seguente milita in Serie B. In seguito torna a calcare i campi di Serie C1 (con la Spal e l’Alessandria) e dal 1999 quelli di Serie C2 con varie squadre militanti nel girone C. Ha collezionato 18 presenze in Serie A e 23 in Serie B.


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