Augusta, l’Hangar per dirigibili in agonia: appello per salvare la volta
AUGUSTA – Un appello pubblico, accorato e documentato, per salvare uno dei monumenti più identitari della città: l’Hangar per dirigibili. L’organizzazione di volontariato (odv) “Hangar team Augusta”, presieduta da Ilario Saccomanno, torna a sollecitare un intervento concreto sull’edificio con oltre un secolo di storia, attualmente di proprietà del Demanio, affidando agli organi di stampa una lettera aperta che denuncia il progressivo e preoccupante degrado della struttura.
Per l’associazione di volontariato si tratta, mestamente, dell’ennesimo appello pubblico (si ricordano le precedenti lettere aperte del novembre 2022 come dell’aprile 2016) su una situazione di stallo che si trascina da anni attorno a un bene monumentale chiuso al pubblico e privo di interventi risolutivi dopo il consolidamento statico concluso nel 2009, che però non riguardò la copertura. Un bene che, poco più di quindici anni fa, aveva visto l’ “Hangar team Augusta” protagonista di iniziative di valorizzazione quali diverse edizioni della “Festa dell’aria” nei piazzali antistanti e che, a seguito della chiusura nel luglio 2012, è stato oggetto soltanto di interventi ecologici volontari nel parco circostante.
Nella lettera aperta, l’associazione, che “da oltre venti anni si interessa della tutela e del recupero dell’Hangar per dirigibili di Augusta”, segnala come “le condizioni strutturali dell’Hangar sono assai critiche”, al punto da rendere “assolutamente necessari interventi urgenti per arrestarne la rovina e scongiurare la possibilità di crolli diffusi, in particolare della volta dell’edificio”.
Tra i dissesti riscontrati e documentati fotograficamente (vedi collage di copertina), in una “situazione di gravità già segnalata agli organi competenti ai primi di dicembre“, vengono citati: il crollo della griglia di una finestra; il distacco di un tamponamento dal relativo pilastro che “rischia di crollare“; la rottura di quattro cavi d’acciaio del tirante sinistro del portale; la presenza, nella parte centrale della volta, di “diversi squarci a cielo aperto”.
Una situazione che, sottolinea l’associazione, si inserisce in un quadro geologico già fragile: “L’edificio poggia su un terreno argilloso e negli anni passati ha subito cedimenti differenziati”, parzialmente sanati con i lavori di consolidamento statico conclusi appunto nel 2009, che però “per carenza di fondi non hanno interessato la copertura dell’edificio, oggi elemento debole del monumento”.
Preoccupa in particolare il rapido peggioramento osservato “negli ultimi due anni“, con “una accelerazione mai vista”, che l’Hangar team imputa probabilmente al “consistente abbassamento delle falde acquifere sottostanti l’Hangar”.
Da qui l’appello formale agli enti competenti affinché si adottino “provvedimenti di urgenza tendenti a prevenire possibili crolli”, suggerendo di attuare “il progetto di recupero dell’Hangar, già approvato, che il Comune di Augusta detiene dal 2010, oggi valido più che mai“, che consentirebbe non solo la messa in sicurezza ma anche il riuso funzionale della struttura.
Nella lettera si ricorda inoltre che l’Hangar per dirigibili è “patrimonio culturale tutelato dal Codice dei beni culturali” e che un eventuale crollo della volta rappresenterebbe “una vergogna imperdonabile non solo per la città ma per la Sicilia tutta”.
L’appello arriva alcuni mesi dopo il tentativo di rilancio: l’11 luglio 2025 l’Agenzia del Demanio ha pubblicato un avviso per la “concessione di valorizzazione” del complesso, con l’obiettivo di attrarre investitori privati per il recupero del sito. Proprio in questa cornice si inseriva l’unica riapertura al pubblico dal 2012, avvenuta a cavallo tra ottobre e novembre scorsi nell’ambito del festival regionale “Le vie dei tesori”, promosso dalla fondazione palermitana omonima, occasione pensata soprattutto per mostrare le potenzialità dell’Hangar a futuri concessionari.
Un percorso, quello della valorizzazione, che tuttavia, sottolinea implicitamente l’ “Hangar team Augusta”, rischia di rimanere teorico se non si interviene con urgenza sul fronte della sicurezza strutturale. Prima di qualsiasi riuso, avverte l’associazione, occorre salvare fisicamente il monumento altrimenti “sarebbe una vergogna imperdonabile non solo per la città ma per la Sicilia tutta“.



















