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Augusta, rivive l’antica novena natalizia augustana con ciaramedda e tamburello

AUGUSTA – Una certosina ricerca storica ha permesso di riscoprire l’antica novena natalizia della tradizione augustana, che è stata proposta, in anteprima domenica 9 dicembre nella chiesa di S. Giuseppe e ieri sera nella chiesa delle Anime Sante, dall’attrice augustana Anna Passanisi quale voce narrante, Emanuele Di Grande con la ciaramedda e Lorenzo Pugliares con il tamburello.

L’iniziativa, promossa dalla Società augustana di storia patria presieduta da Giuseppe Carrabino, è stata inserita nel cartellone degli eventi del sodalizio “Il Natale ad Augusta tra storia e tradizione – Un progetto per la conoscenza del nostro patrimonio culturale” (vedi articolo), e ha permesso di recuperare un testo che, sia pur conosciuto in molti parti della Sicilia, si conserva con specifiche varianti grazie a Sebastiano Salomone, che l’ha pubblicata nella sua “Storia di Augusta” edita nel 1905.

Lo stesso Salomone ringraziava una certa “signorina Elena Saraceno, insegnante nelle pubbliche scuole di Augusta, per la collaborazione gentile nel raccogliere dalla viva voce dei vecchi plebei i canti vernacoli, per lo più inediti, e certamente dovuti a poeti campagnuoli”. Pertanto quella di Elena Saraceno è l’unica lezione a noi giunta, mentre la stampa a caratteri tipografici è l’unico testimone di cui si disponga.

Si deve invece a Salvatore Romano, vicepresidente della Società augustana di storia patria, l’analisi e lo studio critico che ha permesso la riproposizione di questo suggestivo testo che evoca riti e tradizioni dell’antica Augusta.

Salomone descrisse le modalità della celebrazione del Natale rammentando che “fin dai primi di dicembre un suonatore di violino ed uno di contrabbasso si mettono in giro per le case ad offrir la novena, e quando l’offerta loro è accettata essi lasciano, una immaginetta del Bambino Gesù, o della Sacra Famiglia, e mettono in nota il nome del cliente“. “Le cantate della novena cominciano la sera del 15, e senza interruzione continuano sino alla sera del 23 – aggiungeva – Cada scrosciante la pioggia, sibili rumorosamente l’aquilone, scoppi fragoroso il tuono, le meste note del violino e del contrabasso si sentono o distinte o flebili dietro le porte di tutte le case, or di sera, or di notte, o prima o dopo del tocco”.

Così, al vespro di mercoledì, soci del sodalizio di storia patria, cittadini e fedeli si sono ritrovati nella chiesa delle Anime Sante dinanzi ad una “cona”, approntata per l’occasione con una antica stampa oleografica della Natività ornata con fronde di arance, limoni, rosmarino e un ricco piatto di dolciumi della tradizione.

La recita di ogni “serata” o “postina” della novena è stata preceduta dall’accensione di nove lumini posti dinanzi alla “cona”. Come ha ricordato Salvatore Romano, durante il suo intervento, dal termine ‘cona deriva il detto “ammuccarisi ‛na ‛cona”, che sta per  “mangiarsi tutto”.

L’iniziativa è stata particolarmente apprezzata perché ha permesso di fare memoria di tanti aspetti del patrimonio immateriale della città e di uno specifico ruolo dei suonatori “orbi” nell’esecuzione delle cantate. Se a Palermo vi era una specifica confraternita che curava la celebrazione di questo rito prettamente domestico, ad Augusta gli ultimi suonatori sono stati il violinista cieco Don Domenico Stella, detto “donnu Minicu l’urbiceiddu” e il di lui figlio Pippo. Entrambi, oltre a prestare servizio in occasione del periodo natalizio, eseguivano specifiche meste composizioni accompagnando, il Martedì santo, la processione penitenziale del Cristo Crocifisso della confraternita di Gesù e Maria.


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