Cronaca

Augusta, Sea Watch 3, nuovo fermo amministrativo. Guardia costiera: “Può trasportare non più di 22 persone”

AUGUSTA – Ancora un fermo amministrativo per la Sea-Watch 3 (nella foto di repertorio in copertina, ndr), nave impiegata per il soccorso dei migranti battente bandiera prima olandese e attualmente tedesca, una delle imbarcazioni gestite dalla omonima ong con sede a Berlino. Lo scorso luglio il provvedimento venne notificato dalla Guardia costiera a Porto Empedocle (Agrigento), stavolta arriva, nella serata di domenica, mentre la nave è attraccata alla banchina commerciale del porto di Augusta, un paio di settimane dopo la conclusione delle operazioni di sbarco di 363 migranti.

A fine febbraio, la nave era partita verso le acque internazionali al largo della Libia dal porto di Burriana, in Spagna, sede del cantiere dove sono stati effettuati dei lavori di manutenzione proprio a seguito del precedente fermo amministrativo, quindi a soccorso effettuato l’assegnazione di Augusta quale “porto sicuro.

Ieri personale specializzato della Guardia costiera ha sottoposto Sea-Watch 3 a ispezione “port State control“. “L’unità è munita della ordinaria certificazione di sicurezza rilasciata dallo stato di bandiera tedesco, quale “nave da carico”, autorizzata come tale a trasportare un numero di persone non superiore a 22 – si sottolinea nel comunicato della Guardia costiera italiana – corrispondente alla composizione dell’equipaggio e dei passeggeri imbarcati per l’esecuzione delle proprie attività commerciali“.

Numerose le irregolarità contestate dall’autorità marittima a Sea-Watch 3, dall’ingresso nel porto di Augusta (“mancata effettuazione da parte dell’Unità delle preventive comunicazioni di ingresso nel porto di Augusta relative alla “sicurezza marittima” (cd maritime security) e al conferimento dei rifiuti generati nel corso dell’ultimo periodo di navigazione“), a sversamenti in rada (“nelle fasi di ormeggio in porto, ha sversato in banchina e nelle acque portuali olio idraulico proveniente dalla gruetta utilizzata per il posizionamento a terra della passerella della nave“), alle misure di sicurezza a bordo (“ulteriori carenze (cd. deficienze) in materia di sicurezza della navigazione e protezione da incendi a bordo (Solas), di tutela dell’ambiente (Marpol) e dell’equipaggio (Stcw)“).

La nave è stata quindi sottoposta a “fermo amministrativo” fino alla rettifica delle irregolarità rilevate in sede ispettiva“, rende noto la Guardia costiera, sottolineando che “l’attività ispettiva come quella condotta a bordo della nave “Sea Watch 3” rientra in un più ampio quadro di controlli sulle navi straniere che battono bandiera diversa di quella dello Stato del porto di approdo (c.d. attività di “Port State control” – Psc), con la finalità di verificare che le stesse rispondano pienamente agli standard qualitativi previsti dalle normative internazionali vigenti, a tutela della sicurezza delle persone a bordo e dell’ambiente marino“.

Sui social network la replica da parte della ong, di cui è portavoce italiana Giorgia Linardi: “Da ieri sera Sea Watch 3 è in fermo amministrativo ad Augusta. Ci contestano ancora di aver soccorso troppe persone. Avremmo dovuto lasciar morire 363 esseri umani nell’indifferenza delle autorità, che continuano a non fornire alternative alla nostra presenza in mare? La legittimità dell’utilizzo, da parte dell’Italia, della normativa sui controlli dello stato d’approdo per bloccare le navi umanitarie è stata messa in discussione dal Tar di Palermo, che ha liberato Sea Watch 4 in attesa di un pronunciamento della Corte di Giustizia Ue“.

 


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