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Cronaca

Narcotraffico nei porti, amministrazione giudiziaria per società che gestisce anche il terminal container di Augusta

AUGUSTA – Un’operazione della Guardia di finanza di Catania, coordinata dalla Procura etnea, riaccende i riflettori su un presunto sistema di narcotraffico che avrebbe sfruttato i traffici commerciali nei porti siciliani e in particolare nello scalo di Catania. Nell’ambito dell’indagine è stata disposta la misura di prevenzione dell’amministrazione giudiziaria per la durata di un anno nei confronti della società “Est – Europea servizi terminalistici srl“, con sede legale a Palermo, che opera nella gestione e movimentazione di container e merci in diversi scali dell’Isola.

La società interessata dal provvedimento opera anche nel porto commerciale di Augusta, dove è unica concessionaria del terminal contenitori. Esattamente due anni fa, proprio nello scalo megarese era stato trasferito il traffico container proveniente dal porto di Catania, con l’utilizzo di due delle nove banchine disponibili (vedi foto di repertorio in copertina).

La misura di prevenzione patrimoniale è stata eseguita dai finanzieri etnei nelle province di Catania, Palermo, Siracusa e Parma. Secondo quanto riferito nel comunicato delle Fiamme gialle, la società terminalistica coinvolta, con sede nel capoluogo di regione, opera nella “gestione, deposito, trasporto, spedizione e movimentazione di container e merci nell’ambito degli scali portuali di Catania, Palermo, Augusta, Trapani e Termini Imerese“.

Il provvedimento adottato dal tribunale, che non comporta infatti il sequestro dell’azienda bensì l’affiancamento dell’attività da parte di un amministratore giudiziario, mira a intervenire sulla gestione aziendale senza interrompere l’attività economica. Come precisano le Fiamme gialle, “l’amministrazione giudiziaria della Europea Servizi Terminalistici per un anno è stata disposta al fine di rimuovere le criticità rilevate per il risanamento e la restituzione dell’attività economica alla proprietà aziendale in un contesto di legalità“.

La misura di prevenzione rappresenta “la prosecuzione dell’operazione “Lost and Found” che aveva portato nel 2025 all’emissione e all’esecuzione di un’ordinanza con cui erano state arrestate sei persone, responsabili di un’attività di narcotraffico con importazioni dall’estero“.

Nel corso di quell’indagine, come rendono noto gli investigatori, erano state acquisite anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia legati a contesti mafiosi catanesi. In particolare “due collaboratori di giustizia, già esponenti di spicco dei clan Strano di Monte Po e Cappello di Catania, avevano indicato il porto etneo quale punto terminale di arrivo di ingenti quantitativi di cocaina, sfruttando le movimentazioni commerciali in ingresso in quell’area“.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, “al suo interno avrebbero operato affiliati al clan Pillera-Puntina che a fronte di un compenso pari al 30-40 per cento del quantitativo, avrebbero nel tempo favorito l’ingresso e lo smistamento dello stupefacente giunto a bordo di navi cargo provenienti dal Sudamerica“.

Le indagini hanno inoltre individuato “la figura di Angelo Sanfilippo, 60 anni, condannato per narcotraffico, e dei tre figli, tra cui Melino Sanfilippo, tutti dipendenti della società Europea Servizi Terminalistici impiegata al porto di Catania in servizi di logistica e di movimentazione delle merci“. Nel corso degli accertamenti è emerso che Angelo Sanfilippo avrebbe “avuto rapporti con esponenti di spicco del clan Pillera-Puntina e in particolare con Angelo Di Mauro, detto “Veleno”, già condannato nel 2007 per associazione mafiosa e associazione finalizzata al traffico di stupefacenti“.

Agli indagati vengono contestati “almeno tre episodi con l’importazione di ingenti quantitativi di cocaina, per un peso complessivo di oltre 215 chilogrammi, oltre a un tentativo di introdurre una partita di droga di 300 chili“.

Tra gli elementi evidenziati dagli investigatori figura anche “il sostegno economico che sarebbe stato fornito dall’impresa in favore dei Sanfilippo attraverso il pagamento di spese legali per vicende estranee all’ambito lavorativo“.


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