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Augusta, Tar respinge ricorso per mancato premio di maggioranza al sindaco Di Mare. La sentenza

AUGUSTA – È arrivata nella giornata di ieri, 10 marzo, l’attesa sentenza della seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale (Tar) di Catania, che ha respinto il ricorso per la mancata attribuzione del cosiddetto premio di maggioranza al sindaco eletto Giuseppe Di Mare, ritenendolo “infondato” nel merito delle questioni di legislazione e giurisprudenza sollevate in materia elettorale. Inoltre, è stato dichiarato preliminarmente un difetto di legittimazione passiva dell’Utg di Siracusa e dell’Assessorato regionale delle Autonomie locali, parti individuate dai ricorrenti, mentre – si legge nella sentenza – “alle elezioni comunali parte necessaria è il Comune, e non già l’Amministrazione statale cui appartengono gli organi preposti alle operazioni“. La composizione del Consiglio comunale, a meno di ulteriore ricorso al Cga di Palermo, resterà quindi invariata.

Il ricorso era stato proposto attraverso i propri legali dai candidati consiglieri non eletti (nelle tre liste civiche al di sopra dello sbarramento, delle quattro a sostegno di Di Mare) Marco Meloni, Norma Valmarin, Maria Amara, Graziella Firrincieli, Maria Scivoletto, Stella Mastronuzzi, Cinzia Saraceno, Massimiliano Battaglia. Richiedevano contestualmente l’annullamento dell’atto di proclamazione dei consiglieri eletti nonché di tutti i relativi atti, “compreso il verbale delle operazioni elettorali dell’Ufficio centrale elettorale del primo turno“.

Chiamati in causa dal ricorso e rappresentati dai rispettivi avvocati, i consiglieri eletti Maria Grazia Patti, Roberto Conti, Margaret Amara, Giuseppe Tedesco, tutti e quattro attualmente nella maggioranza consiliare a sostegno dell’amministrazione Di Mare, come Salvatore Errante, che però ha deciso di non costituirsi in giudizio. Inoltre i consiglieri pentastellati Roberta Suppo e Chiara Tringali, all’opposizione dell’amministrazione Di Mare, e altri due consiglieri di minoranza, Mariangela Birritteri e Giuseppe Montalto.

Per ricordare la vicenda oggetto del ricorso, all’esito del primo turno delle elezioni amministrative celebrate il 4 e 5 ottobre scorsi e dei successivi apparentamenti, le percentuali ricalcolate, sui soli voti validi alle liste che avevano superato lo sbarramento, della nuova aggregazione di cinque liste a sostegno di Pippo Gulino (che poteva già contare su tre liste civiche tra le più votate), vedevano il superamento del 50 per cento, esattamente il 53,96 per cento, e pertanto l’attribuzione del premio di maggioranza, consistente nell’assegnazione di 14 consiglieri comunali sui 24, solo in caso della vittoria di Gulino. In caso di vittoria del candidato sindaco Giuseppe Di Mare, arrivato secondo al primo turno e poi vincente al ballottaggio con le stesse quattro liste civiche a sostegno, i seggi sarebbero stati e sono stati quindi assegnati su base proporzionale. Così scrivevamo già, anticipando l’applicazione delle norme elettorali vigenti, il 12 ottobre 2020, così nei verbali delle operazioni dell’Ufficio centrale elettorale.

Qui di seguito il nucleo del ricorso, così come esposto nella sentenza: “L’impugnativa ruota intorno alla questione della determinazione, all’esito del turno di ballottaggio in un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti, della “deroga” all’attribuzione del premio di maggioranza alle liste collegate al Sindaco eletto e, in particolare, se ai fini del superamento del “50 per cento dei voti validi” da parte delle “altre” liste si deve fare esclusivo riferimento ai risultati del primo turno (come sostenuto dai ricorrenti) ovvero si deve tenere conto dell’esito complessivo della consultazione elettorale, venendo in rilievo, nel secondo caso, gli ulteriori apparentamenti/collegamenti tra liste definiti in vista del turno di ballottaggio, ai sensi dell’art. 3, comma 6° della l.r. 35/1997“.

Secondo il Tar di Catania, il ricorso è “infondato perché, ricordata la diversa ratio della soglia di sbarramento del cinque per cento e del premio di maggioranza, “dato che i due strumenti rispondono a finalità sostanzialmente differenti è possibile che la base di calcolo da prendere a riferimento sia individuata in due distinti momenti con la conseguenza che, per l’attribuzione del premio di maggioranza, le percentuale prevista dall’art. 4, comma 6° ai fini della deroga all’attribuzione del premio di maggioranza va determina all’esito complessivo della consultazione elettorale, tenendo conto anche dei successivi apparentamenti di liste; va, infine, rilevato – si legge ancora – che se il legislatore regionale avesse inteso cristallizzare la suddetta percentuale (quella che inibisce l’attribuzione del premio di maggioranza) ai soli voti validi conseguiti al primo turno avrebbe dovuto farlo espressamente (così come in ambito nazionale dispone l’art. 76, comma 10° ultima parte del D.lgs. 267/2000) il che invece non è avvenuto“.

Tale lettura – motivano ulteriormente i giudici amministrativi, citando a seguire tre sentenze del Cga di Palermo (275 del 2013, 432 del 2006 e 519 del 2005) – appare la più idonea a fornire un punto di equilibrio tra le esigenze di governabilità, cui si ispira l’istituto del premio di maggioranza, e quelle, altrettanto rilevanti, di rispettare il principio della rappresentanza democratica e quindi la volontà espressa dagli elettori, tenuto anche conto delle peculiarità proprie dell’espressione di voto nel turno di ballottaggio ove non esiste più la possibilità di un voto disgiunto e si esprime solo la preferenza per il candidato Sindaco collegato a una o più liste incluse quelle risultanti dagli ulteriori collegamenti eseguiti dopo il primo turno ai sensi dell’art. 3, 6° comma, l.r. 37/1995“.

(Nella foto di repertorio in copertina: l’insediamento del consiglio comunale, il 23 novembre 2020)


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