Cultura

Breve storia di Augusta: celebrazioni di San Giuseppe

AUGUSTA – Nell’ambito di una più ampia iniziativa editoriale promossa da La Gazzetta Augustana.it di divulgazione e promozione della storia di Augusta, abbiamo previsto una rubrica settimanale tematica nel nostro web magazine di approfondimento “Cultura”. Ha per titolo “Breve Storia di Augusta” ed è curata da Filippo Salvatore Lentini, detto Salvo, già ufficiale della Marina Militare, che da appassionato alle vicende storiche e alle tradizioni augustane, facendo ricorso ad un’estesa bibliografia che comprende i numeri del “Notiziario storico di Augusta” e i diversi lavori succedutisi nel tempo di noti studiosi della storia cittadina (che Lentini ci ha chiesto di menzionare in ordine casuale in premessa: Mario Mentesana, Elio Salerno, Tullio Marcon, Ennio Salerno, Vincenzo Vinciguerra, Ezechiele Salerno, Giorgio Casole, Sebastiano Salomone, Giovanni Vaccaro, Giuseppe Messina, Giovanni Satta, Giuseppe Carrabino, Italo Russo e non solo), ha pubblicato nel 2008 l’apprezzata opera dal titolo “L’Isola delle Palme”. Offrirà ai lettori de La Gazzetta Augustana.it, per la prima volta su una testata, la versione ridotta e adattata al web della sua pubblicazione.

10. Celebrazioni di San Giuseppe.

Distrutta dal terremoto del 1693, la Chiesa di San Giuseppe fu ricostruita, nell’arco di una cinquantina di anni, sulle macerie di quella già preesistente da antica data. L’originaria chiesa era sorta per iniziativa della Confraternita che, composta principalmente da artigiani augustani e nonostante esistesse da molto tempo prima, fu ufficialmente costituita soltanto nella prima parte dell’Ottocento.

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Asta di San Giuseppe, anni ’50 (Foto: Giuseppe Bottino)

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Se in passato, parlando della festività di San Domenico, il pensiero andava alla tradizionale corsa dei cavalli, la ricorrenza della festa di San Giuseppe significava, e per fortuna lo significa ancora, lo svolgimento dell’attesissima vendita dei doni, offerti al Santo Patriarca dai fedeli e dai credenti, ovvero l’Asta di San Giuseppe.

Nella giornata del 19 marzo, ricorrenza del Santo artigiano del legno, nel programma delle celebrazioni è compresa anche una vendita pubblica di mercanzie varie, che ha luogo nel pomeriggio, davanti la stessa Chiesa del Santo Patriarca, nell’attuale via Giuseppe Garibaldi. Fra i prodotti messi all’asta vi sono vari ortaggi, galline, conigli, capi di vestiario, piccoli pezzi di arredamento, lavori artigianali e, soprattutto, prodotti mangerecci. Difatti, alla presenza di una rigurgitante folla, accalcata davanti ad un palco approntato a fianco alla chiesa, si svolge la vecchia e tradizionale vendita all’incanto, condotta da improvvisati banditori che, con voce appropriata ed altisonante, invitano e sollecitano i presenti ad acquistare la merce, per contribuire a tramutare in denaro le varie offerte fatte in favore della chiesa.

Chiunque, naturalmente, può partecipare all’Asta, anche se fra il gran numero delle persone presenti sul luogo, sono di più i curiosi che i veri compratori. Come detto, sono messi in vendita anche diversi generi di prodotti alimentari, fra i quali primeggiano, per tradizione e quantità, i caratteristici “cudduruni i San Giseppi”, la particolare pizza di forma rettangolare, generata dalla cucina augustana. Il momento più importante della vendita, che trattiene ed anima la folla di gente sparsa in tutta quella zona di via Garibaldi, si ha nella parte finale della manifestazione, quando è messo all’asta “u Vastuni i San Giseppi”. Un tipico dolce a forma di bastone, molto lungo e di grosso spessore, confezionato a base di mandorle e nocciole tostate e di miele, opera di esperti pasticcieri locali che, in una sorta di gara, fanno di tutto per superarsi a vicenda nel preparare il “bastone” più appariscente, ovvero quello che sarà pagato a più alto prezzo durante l’asta. In effetti, durante la vendita, sono messi all’asta più bastoni, ma la disputa principale avviene per accaparrarsi il più bello, quello più ammirato ed ambito dai vari partecipanti all’asta, ovvero quel bastone che viene messo in vendita per ultimo.

Il classico “Bastone di San Giuseppe” è confezionato con un involucro di carta trasparente, per farne vedere la bellezza, trattenuta alle estremità da strati di carta stagnola e nella sua sommità è annodato, per maggior decoro, con un nastro di seta di colore rosso, che gli conferisce quella sua particolare caratteristica. Il decoro sul bastone non è casuale, con esso si vuol fare richiamo ad una antica leggenda, molto simile a quella reginaldiana di San Domenico, riguardante proprio San Giuseppe ed il suo bastone. Stando a questa leggenda si narra che, essendo parecchi i giovani aspiranti a sposare la vergine Maria ed essendosi creata un’imbarazzante difficoltà di scelta nel concedere la sua mano, il sacerdote di Nazareth propose, a ciascuno dei pretendenti, di deporre per un’intera notte il proprio bastone all’interno del tempio sacro. Una soluzione che avrebbe sancito la scelta dello sposo di Maria nel proprietario del bastone che, all’indomani, fosse fiorito: il giorno dopo, l’unico bastone pieno di germogli, fu proprio quello del falegname Giuseppe.

Le cifre dell’Asta di solito superano i reali valori dei vari pezzi messi in vendita; in particolar modo, il prezzo del migliore “Vastunu i San Giseppi” solitamente raggiunge cifre elevatissime. Le offerte per aggiudicarsi il “Bastone Benedetto” danno origine ad una grande e combattuta contesa, soprattutto fra le persone più facoltose, perché il riuscirne ad aggiudicarselo è una grossissima soddisfazione, oltre che un grande onore, per l’acquirente; infatti, l’acquisto del bastone, è ritenuto un palese modo per manifestare la propria fede nei confronti del Santo Patriarca.

All’inizio degli anni Settanta del Novecento, la tanto attesa “Asta di San Giuseppe” ebbe un’ulteriore impennata di popolarità, grazie all’annuale presenza alla vendita di un facoltoso augustano, emigrato negli Stati Uniti d’America, che ritornava puntualmente ad Augusta per partecipare all’asta e, soprattutto, per aggiudicarsi a tutti i costi l’ambito bastone; questi, certamente per un voto fatto, arrivava ad offrire grossissime somme di denaro, pur di portarsi il miglior bastone in America.

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Processione di San Giuseppe “a spiga”, anni ’50

Lo svolgimento dell’asta di San Giuseppe è il grande appuntamento del programma celebrativo del 19 marzo, mentre la tradizionale processione del simulacro del Santo Patriarca ha luogo nella serata della terza domenica successiva a quella della Pasqua, ovvero quando si festeggia il cosiddetto “San Giuseppe a spiga”. In quel giorno, il Santo Patriarca viene rimosso dal sito nell’altare della chiesa per portarlo in processione attraverso le vie della città; questa manovra avviene secondo un preciso e tradizionale rito, coinvolgendo tutti i presenti che, all’invito di “Tutti na vuci”, rispondono in coro “Viva San Giseppe”; un rito ripetuto anche al rientro in chiesa del simulacro, quando lo stesso viene rimesso nella sua solita postazione.

Durante la processione religiosa, nel momento del passaggio della “vara”, esiste l’usanza (oggi quasi svanita) di svestire i bambini ed avvicinarli al simulacro del Santo, a cui vanno in dono gli abiti tolti; subito dopo gli abiti sono ricomprati dagli stessi proprietari che li utilizzano per rivestire i bambini appena spogliati e che, così facendo, tramutano in denaro la precedente offerta fatta. Tale comportamento sta a testimoniare, pubblicamente, la riconoscenza dei genitori nei confronti del Santo protettore, al quale attribuiscono l’intercessione di una grazia ricevuta, oppure esprimono la supplica per una da riceverne.

Negli ultimi anni, quando la processione religiosa giunge in piazza Duomo, il Santo Patriarca viene festeggiato ed omaggiato con i caratteristici ed immancabili giochi pirotecnici, sempre seguiti con molto piacere e curiosità dai tanti fedeli presenti.

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Processione di San Giuseppe all’arsenale militare, anni ’60

Anche all’arsenale militare c’è la tradizione di festeggiare il Santo Patriarca, esponendo e portando in processione, all’interno del comprensorio della Marina Militare, il simulacro del santo, stabilmente e accuratamente custodito dentro un’edicola dello stesso luogo. La suddetta celebrazione iniziò nel 1951 in relazione all’antico nome di “Bastione San Giuseppe” che gli spagnoli diedero a quella parte di fortificazione dove, sin dagli anni Trenta del Novecento, esiste l’arsenale militare.

Un’altra antica usanza, in passato molto più diffusa di adesso, relativa alla festività di San Giuseppe, è la preparazione della tradizionale e tipica minestra, localmente conosciuta come “a ministredda i San Giseppe”, che molte massaie augustane preparano scrupolosamente, per distribuirla ai tanti poveri della città. Questa caratteristica minestra era anticamente intesa, in gergo locale, anche come: “miniestra maritata”, per il fatto che le ridotte ed esigue riserve invernali di legumi venivano accomunate in un unico calderone, come a voler rappresentare “lo sposalizio” fra i vari legumi.

Nella giornata del 19 marzo, in un passato abbastanza lontano, si svolgeva la fiera del bestiame e di tutto quanto serviva per i lavori dei campi agricoli; tale mercato era approntato nell’allora Piano della Fiera, quella vasta zona ubicata nella parte iniziale dell’attuale Borgata, comprendente anche l’allora contrada Palma, spesso utilizzata per manifestazioni di questo genere.

Salvo Lentini


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