Cronaca

Carcere di Augusta, dopo la cattura dell’evaso Marco D’Angelo restano i nodi sulla fuga

AUGUSTA – È terminata nel Messinese, dopo neppure quarantott’ore, la fuga di Marco D’Angelo, il detenuto di 38 anni evaso martedì dalla Casa di reclusione di Augusta. L’uomo, originario del capoluogo peloritano, è stato rintracciato nel pomeriggio di ieri all’interno di un residence dagli investigatori della Polizia penitenziaria, con il supporto della Polizia di Stato.

Si conclude così la ricerca del detenuto, ristretto ad Augusta nel circuito di Alta sicurezza. D’Angelo sta scontando una pena definitiva di 11 anni e 8 mesi per reati connessi al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti, con fine pena indicato al 24 febbraio 2031. Secondo quanto già ricostruito da La Sicilia, risultano inoltre a suo carico procedimenti ancora pendenti per reati contro il patrimonio e per una rapina risalente al 2015.

Secondo la ricostruzione pubblicata da La Sicilia, il trentottenne, all’interno dell’istituto di pena in contrada Piano Ippolito, era impiegato nel cosiddetto sopravvitto, il servizio relativo ai generi alimentari e di conforto acquistabili dai detenuti. Una mansione che gli consentiva un limitato margine di movimento nella struttura. D’Angelo sarebbe riuscito a eludere i controlli e a superare il muro di cinta. Sono proprio le modalità della fuga uno degli aspetti sui quali si concentrano adesso gli accertamenti.

Resta infatti aperta l’inchiesta della Procura di Siracusa, finalizzata a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’evasione e ad accertare l’eventuale coinvolgimento di altre persone. Gli investigatori dovranno chiarire, in particolare, se D’Angelo abbia potuto contare su complicità interne o esterne nella fuga e nel successivo trasferimento fino al Messinese. Il detenuto sarà sottoposto a interrogatorio davanti all’autorità giudiziaria.

Il caso dell’evasione ha immediatamente acceso l’attenzione sulle condizioni di sicurezza della Casa di reclusione di Augusta e, più in generale, sulle criticità del sistema penitenziario. Nelle ore successive alla fuga, il procuratore Gambino, in una dichiarazione riportata da Ansa.it, aveva definito l’episodio “l’ennesima dimostrazione di una crisi di sistema delle strutture carcerarie“. Adesso, con il rintraccio del trentottenne, si chiude la fase delle ricerche, mentre proseguono gli accertamenti giudiziari sulle modalità dell’evasione e sulle eventuali responsabilità.


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